Adesso c’è anche la delibera (o almeno delle linee guida): la giunta Raggi conferma l’interesse alla realizzazione del nuovo stadio della Roma. E lo vincola al potenziamento delle opere pubbliche ed in particolare della cruciale linea ferroviaria Roma-Lido, che sembrava essere uscita indebolita dall’accordo sul taglio delle cubature con la società giallorossa. Un atto atteso da tempo e arrivato entro il termine del 30 marzo fissato dalla Regione, che permette all’assessore allo sport, Daniele Frongia, di rivendicare “il rispetto dei tempi da parte del Movimento 5 stelle”. Un altro tassello fondamentale sulla strada della costruzione dell’impianto di Tor di Valle. Anche se il progetto definitivo ancora manca, così come la vera e propria delibera sostitutiva di quella di Marino. Così la conclusione positiva della conferenza dei servizi in scadenza il 5 aprile, tecnicamente ancora possibile, resta a forte rischio.

A inizio marzo la Regione Lazio aveva rifiutato la proroga chiesta dalla As Roma, e calendarizzato al 5 aprile la scadenza finale della conferenza dei servizi. Per rispettarla, il Comune avrebbe dovuto presentarsi con un atto ufficiale: quel pezzo di carta a favore del progetto a cui l’amministrazione a 5 stelle non aveva mai voluto mettere la sua firma dall’inizio della legislatura. A questo serve la delibera approvata dalla giunta, nell’ultimo giorno utile indicato dal governatore Nicola Zingaretti per far arrivare i documenti alla Pisana. In realtà si tratta solo di linee guida: un atto più generico, che non sostituisce la famosa delibera 132 dell’amministrazione Marino, ma dà mandato al Dipartimento Urbanistica per procedere alla revisione di quella determinazione, sulla base dei principi fondamentali del nuovo progetto su cui è stato trovato un accordo con la Roma e che sono ribaditi anche nel documento.

Nella delibera, infatti, vengono elencati 5 punti su cui si articolerà lo stadio 2.0. Sono grosso modo gli stessi usciti dal patto con i proponenti, e poi inseriti anche nell’ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale la settimana scorsa. A partire ovviamente dalla “riduzione di oltre il 50% della Sul”, la superficie utile lorda, con il taglio netto al business Park e l’eliminazione delle famose torri di Libeskind. Ma se questo era abbastanza annunciato, più interessante forse è il contenuto del secondo punto, che vincola il pubblico interesse alla “massima accessibilità dell’area tramite il trasporto pubblico su ferro e il potenziamento della Roma-Lido, prevedendo in particolare un servizio minimo di 20mila passeggeri l’ora”.

Si ritorna, insomma, alla capacità originaria prevista dalla delibera Marino, che sembrava essere a rischio con la riduzione del progetto. Era uno dei possibili anelli deboli dell’accordo voluto dal M5s, su cui si è cercato di lavorare nelle ultime settimane. Manca ancora la formula definitiva: sarà un combinato di un investimento da parte della Ragione e di uno sforzo dei privati (in cambio magari di un alleggerimento su altri fronti).

Proprio questo impegno è stato fondamentale per ricompattare la maggioranza in Consiglio, calmando (almeno per il momento) il malumore di quei consiglieri che si erano schierati più o meno apertamente contro l’accordo. Salta invece il ponte sul Tevere, ma questa non è una sorpresa, come i lavori previsti sulla via del Mare e sul fosso del Vallerano per evitare il rischio idrogeologico; tutto dovrà essere “sostenibile, di basso impatto ambientale e con elevati standard energetici”.

Una vera e propria delibera di novazione dovrà comunque passare dall’Assemblea capitolina. In futuro. Prima si chiuderà la Conferenza dei servizi, forse per riaprirsi subito dopo: l’appuntamento è fissato per mercoledì 5 aprile e il pronunciamento da parte della giunta potrebbe non bastare per una conclusione favorevole. Tra ipotesi di ulteriore proroga o di riconvocazione immediata, l’ultima parola spetterà alla Regione.

Vista la mancanza di vari documenti e la presenza di un progetto così diverso, è possibile che l’esito sia negativo ma comunque non pregiudicherà l’iter del progetto. Del resto anche in Campidoglio e alla As Roma l’avevano messo in preventivo. Lo stesso presidente James Pallotta recentemente ha dichiarato che “lo stadio avrà un anno di ritardo, alludendo allo slittamento che una seconda conferenza comporterebbe. Ma si farà: adesso anche la giunta Raggi ha detto il suo primo “sì” ufficiale.

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