Questa è con ogni evidenza la peggiore classe politica che l’Italia abbia mai conosciuto. Il Parlamento dei nominati ha superato se stesso con la doppia performance della scorsa settimana, salvando, in virtù di un evidente scambio sottobanco fra Pd e Forza Italia, prima Lotti, implicato nello scandalo di corruzione Consip e poi Minzolini, condannato in via definitiva per peculato. Nel secondo caso vi è stata una palese violazione di legge, ma tanto chissenefrega.

Nel frattempo Renzi continua a manovrare alle spalle del governo fantoccio Gentiloni e conferma tutti i manager di Stato, alcuni dei quali davvero pessimi, mentre esautora l’unico, Caio delle Poste, che aveva raggiunto qualche risultato positivo. Il criterio è sempre quello della fedeltà al Capo, seppure chiaramente in disarmo e decadenza.

Competenza, capacità, ecc. passano in secondo piano, anzi non se ne tiene conto per nulla. Il governo fantoccio Gentiloni disinnesca la mina dei referendum sul Jobs Act, che avrebbe inflitto la bastonata mortale ai renziani, e si prepara ad ammannirci una finta riforma del settore, magari ribattezzando i voucher in altro modo o introducendo i mini-jobs alla tedesca o altre diavolerie ai danni dei diritti dei lavoratori.

L’importante è che sia salvaguardato il vangelo neoliberista che già tanti danni ha fatto al nostro Paese, all’Europa e al mondo. Questo vangelo si impernia su due comandamenti tra loro complementari:  “dare ai ricchi togliendo ai poveri” e “dare ai privati togliendo al pubblico“. La classe politica che rispetti questi precetti fondamentali potrà sbizzarrirsi in tutti i peculati, atti di corruzione, ecc. che vuole. Nel frattempo Minniti e Orlando propongono “riforme” che mirano a colpire i poveracci e a depotenziare i poteri di indagine dei magistrati riuscendo al contempo a ridurre i diritti dei cittadini.

Indubbiamente noi italiani, per sopportare da molti anni tutto questo, siamo da ascrivere alle popolazioni più gonze dell’orbe terracqueo. Ma non basta. Oltre a imporci un pessimo governo, inefficiente e corrotto, ci tolgono anche il diritto a fare una vera opposizione. Infatti qui entra in scena il capo supremo dei Cinquestelle Grillo, che si arroga il diritto di decidere, come ha fatto di recente a Genova, chi sono in candidati da presentare, andando contro i voti democraticamente espressi dalla base. Si direbbe che la democrazia non faccia per noi Italiani e Grillo si adegua, forte dei supergonzi che continuano a osannarlo.

Grillo si conferma un’abile invenzione per dirottare e disperdere energie rivoluzionarie, esercitando un potere privatistico, personalistico e incontestabile su quello che dovrebbe essere il principale e più agguerrito settore dell’opposizione. Del resto la dirigenza dei Cinquestelle si guarda bene dal mettere in discussione i due comandamenti del neoliberismo sopracitati, come dimostrato anche dalla pessima prova offerta da Virginia Raggi che assiste passivamente alla distruzione del tessuto sociale romano e si astiene rigorosamente da scelte coraggiose in merito alla gestione dell’acqua (ripubblicizzazione) e al debito del Comune (audit).

Grillo si arroga un diritto di supervisione che ricorda quello esercitato da Khamenei nella Repubblica islamica dell’Iran. Ma il nostro non è uno Stato confessionale. Il rispetto della democrazia interna, che deve valere per tutti i partiti, è una condizione imprescindibile per fare del Movimento uno dei poli per la costruzione dell’alternativa di sistema. In attesa dell’organizzazione del polo di sinistra che non può ovviamente consistere nel mero riciclaggio dei profughi del Pd disastrati da Renzi.

Chi, giustamente scontento di Renzi e del suo governo fantoccio, non volesse osannare Grillo, può poi sempre fare “opposizione” prendendosela con rom, clandestini, napoletani e quant’altri. Garantisce Salvini, il “Le Pen italiano” (ancora una volta abbiamo di che alimentare il nostro storico complesso d’inferiorità nei confronti dei cugini d’Oltralpe).

La situazione quindi è confusa, ma non per questo meno pessima. Riuscirà il popolo italiano a uscire dalla morsa fra governi fantoccio, leader tramontati che continuano a esercitare il potere reale e finte opposizioni? La risposta dovrebbe essere una sola: una vera ed effettiva democrazia da imporre con l’autorganizzazione di cittadini e lavoratori per far saltare l’osceno teatrino delle marionette di questa Repubblica in via di esaurimento che divora i suoi figli migliori e alimenta un ceto politico-imprenditoriale che in altri Paesi sarebbe da un pezzo tornato a lavorare o in alcuni casi finito in galera.

L’alternativa quindi è secca. O riprendere il protagonismo di massa che ha contraddistinto le stagioni migliori della democrazia italiana, dalla Resistenza al nazifascismo al luglio ’60 alle lotte operaie e popolari degli anni Settanta, o limitarsi a dare l’assenso, magari mediante qualche like di cui tanto non verrà tenuto conto, a leaderini arroganti quanto ignoranti, si chiamino essi Renzi, Grillo o Salvini. Davvero ci meritiamo una sorte così triste?