Palazzo Madama ha salvato Augusto Minzolini dalla decadenza da senatore, pregiudicato a seguito della condanna definitiva per peculato con interdizione dai pubblici uffici. Lo ha fatto con l’aiuto decisivo del Pd che ha prestato 19 voti alla causa – tutti molto renziani nonché “insospettabili”, come Rosaria Capacchione – e 24 assenti. La Giunta per le autorizzazioni il 18 luglio 2016 aveva votato la revoca del mandato parlamentare sulla base della legge Severino. Ma dopo 7 mesi di rinvii, l’epilogo è che la Casta si mette al di sopra della legge, che quindi non è più uguale per tutti. Insorge il M5S che parla di voto di scambio tra Pd e Forza Italia, riferendosi al salvataggio di 24 ore prima del ministro Luca Lotti dalla mozione di sfiducia sul caso Consip.

All’annuncio del presidente Pietro Grasso scrosciano applausi, pacche sulle spalle, qualche lacrima e abbracci tra i sodali strenuamente o nascostamente avversi alla cacciata del senatore di Forza Italia. “Sono pronto a bere la cicuta”, aveva detto Minzolini a conclusione del suo discorso prima del voto. Pochi minuti dopo può brindare a Champagne: “Ora ho vinto la mia battaglia, mi dimetto“. Ma non basta, le dimissioni dovranno essere anche calendarizzate e poi votate. E potranno essere respinte. Così che Minzolini – benché dimissionario a parole – nei fatti potrà rimanere al suo posto e maturare anche la pensione.

Per minare il parere della giunta il senatore Caliendo (FI) ha proposto non uno ma tre ordini del giorno (due poi ritirati). Il Pd aveva lasciato libertà di voto, opzione che si rivelerà decisiva. Li sprona Caliendo: “Vorrei rivolgermi essenzialmente al Partito Democratico, di cui ho apprezzato la decisione di questa stamattina di lasciare libertà di coscienza”. Che mette tutti i senatori sull’avviso: “Il mio intervento, quindi, è in favore non del senatore Minzolini, ma del Senato e di tutti noi senatori”. Argomenti convincenti, perché tanto è bastato perché il Senato della Repubblica pochi minuti dopo calpestasse una legge della Repubblica, come rilevano anche autorevoli costituzionalisti come Antonio D’Andrea. Allo spettacolo assistono, in silenzio, gli studenti della Scuola secondaria “Maestre Pie Filippinni” di Frascati.

Video di Alberto Sofia

In pochi minuti l’aula si svuota e il tema politico diventa già un altro: che fine fa la Severino oggi rottamata in Parlamento? Forza Italia ha colto al volo l’occasione per rilanciare la riabilitazione di Berlusconi. “Con questo voto oggi il Senato l’ha abolita. Berlusconi dovrà essere reintegrato già domani perché i due casi sono simili”, ha detto Lucio Barani, capogruppo di Ala-Sc al Senato. Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “E adesso che fine farà l’infame legge Severino? Usata dalla sinistra solo contro il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi è rottamata una volta per tutte”. I democratici si sono affrettati a respingere ogni accusa d’inciucio. “Il M5S è abituato alle fake news. Non c’è alcuna relazione tra il voto su Lotti e quello su Minzolini. Oggi il Pd ha scelto di lasciare libertà di voto. Libertà è un altro termine ostile per i Cinque stelle”, ha detto il senatore Pd Andrea Marcucci (che pure si è astenuto).

M5s: “Atto eversivo contro le istituzioni, non si stupiscano delle violenze” – Per il Movimento 5 Stelle si tratta di “un atto eversivo contro le istituzioni”. I grillini hanno organizzato una conferenza stampa poco dopo il voto e l’attacco più duro lo ha pronunciato Luigi Di Maio: “Non vi lamentate  se i cittadini poi protestano in maniera violenta”, ha detto. “Molti dei voti che hanno salvato Minzolini sono dei renziani. Si è trattato di un atto di una violenza inaudita, un atto eversivo contro le istituzioni della Repubblica, l’atto di un partito al governo che, da oggi, sancisce il principio che la legge non è più uguale per tutti. Per la legge di questo Stato, Minzolini non potrebbe fare nemmeno il collaboratore scolastico o il netturbino. In Parlamento funziona tutto per precedenti e loro oggi ne hanno creato un altro”, ha proseguito Di Maio che allude “magari anche al ritorno di Berlusconi. Inutile essere sconvolti delle proteste dei tassisti, o magari contro la Bolkestein, se qui dentro si fanno questi atti eversivi”. Il vicepresidente della Camera si è poi rivolto a Renzi: “Noi diciamo a Renzi ‘non ce provà’, ovvero non provare a dissociarti” dalla decisione del Pd. Il M5S, “non starà a guardare, non abbiano nessuna intenzione di vedere questi signori che si prendono la pensione, noi chiediamo di andare al voto il prima possibile, questo Paese si può cambiare con il voto democratico”. Sulla stessa linea poi i colleghi, che hanno accusato Pd e Forza Italia di fare uno scambio di favori: “Il Nazareno è risorto: ieri Forza Italia ha salvato Lotti, oggi il Pd ha salvato Minzolini”, ha commentato Nicola Morra. Più esplicito ancora Michele Giarrusso: “Tra il Pd e FI c’è stato di fatto un voto di scambio. I dem ieri hanno salvato Lotti per lo più uscendo dall’Aula e facendogli abbassare il quorum e loro oggi gli hanno salvato Minzolini che resta senatore di Fi. E’ una vera vergogna. Hanno dimostrato di essere una Casta che vuole restare al di sopra della legge”. “Pagherete anche questa, siete da radere al suolo”, ha detto Roberto Fico (M5s), presidente Vigilanza Rai.

Cicchitto: “Tutto è bene quel che finisce bene”. Sisto (Fi): “Oggi il Senato recupera la sua autonomia”
Nelle ore che seguono alla notizia, a festeggiare è Forza Italia. Ma non solo. “Salutiamo positivamente il voto del Senato nei confronti di Minzolini”, ha detto Fabrizio Cicchitto di Ap, “con il quale da molto tempo siamo in dissenso quasi su tutto: lo riteniamo un grande giornalista che si è messo a svolgere a tempo pieno l’attività di parlamentare. Ma certamente questa contraddizione esistenziale non poteva essere tagliata con l’accetta di una operazione giudiziaria di incredibile faziosità. Comunque tutto è bene quel che finisce bene”. Gli azzurri esultano: “Oggi, con il voto sul collega e amico Minzolini, il Senato si riappropria di autorevolezza e autonomia. Le decisioni secondo coscienza, al riparo da indicazioni di partito o vendette politiche, portano a scelte consapevoli e condivisibili”, ha detto il deputato Francesco Paolo Sisto. “Alla luce di tutto questo l’estromissione di Silvio Berlusconi dal Parlamento risulta ancora più ingiusta, inaccettabile e incomprensibile, se non sulla base della precisa volontà di sfruttare la prima occasione utile per sconfiggere un avversario che non si riusciva a battere attraverso le urne”.

Il silenzio di tomba del Partito democratico – Il Pd ha lasciato libertà di coscienza e di fronte alle polemiche ha risposto con il silenzio di tomba. L’unico che ha provato a dire qualcosa: il renzianissimo Andrea Marcucci. “Il M5S è abituato alle fake news”, ha detto. “Non c’è alcuna relazione tra il voto su Lotti e quello su Minzolini. Oggi il Pd ha scelto di lasciare libertà di voto. Libertà è un altro termine ostile per i Cinque stelle. Io ad esempio mi sono astenuto, altri colleghi hanno fatto scelte diverse. Quando sono in gioco votazioni che riguardano casi controversi come quello che ha riguardato Minzolini, la libertà di voto è la scelta migliore”.

Il dibattito in Aula prima del voto- Prima di arrivare al voto, si sono espressi in Senato i vari rappresentanti dei partiti politici che hanno motivato le loro posizioni. La prima a parlare è stata la senatrice Doris Lo Moro (Mdp), che ha letto la relazione della giunta per le immunità parlamentari sulla decadenza. A margine ha detto: “Nella relazione ci sono parole di simpatia nei suoi confronti. Il senatore si è comportato in modo assolutamente corretto nei confronti della giunta e in particolare nei miei confronti. Mi spiace sul piano personale, ma sono abituata ad applicare la legge, e di fronte all’applicazione delle norme, neppure le simpatie personali hanno valore”. E’ stato quindi il turno di Forza Italia: il senatore Nitto Palma ha detto di non voler parlare “a favore di Minzolini”, ma di voler “evidenziare una anomalia”: “Sul provvedimento di decadenza il nostro ordinamento non consente al senatore Minzolini alcun ricorso all’autorità giudiziaria e questo rappresenta, evidentemente, una deviazione dallo schema paritario, in quanto un ricorso è invece consentito ai consiglieri comunali provinciali e regionali. Minzolini, o ciascuno di noi, esattamente come i consiglieri comunali, provinciali e regionali, ha il sacrosanto diritto, sia pure per vedersele respinte, di eccepire questioni che attengono la legittimità costituzionale di una legge”. Per i dem ha parlato il capogruppo Luigi Zanda, che ha lasciato libertà di coscienza: “I senatori e senatrici del Pd hanno libertà di voto”, ha detto. “Io voterò in conformità delle decisioni prese dalla Cassazione”.

Ala-Scelta civica invece si è schierata per chiedere il ritorno in giunta della questione: “Non è stata mai affrontata”, ha detto Ciro Falanga, “la questione della retroattività della norma in caso di sentenza definitiva. Il Senato può sollevare un conflitto di attribuzione rimettendo gli atti alla Consulta, ma prima la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, organo giurisdizionale, ha il dovere di rimettere gli atti alla stessa Corte per una deliberazione in ordine all’irretroattività della norma penale. Tutto ciò a prescindere dal caso specifico che stiamo affrontando oggi. Per queste ragioni ho sottoscritto un ordine del giorno per rimandare alla Giunta l’esame del caso Minzolini. Diversamente voteremo contro la relazione della senatrice Lo Moro”. A conclusione del dibattito è intervenuto il grillino Vito Crimi: “Noi chiediamo solo il rispetto delle regole”.