E alla fine per gli “aiutini” alla Juventus ha pagato…il Crotone. I bianconeri battono il Milan a tempo scaduto con un rigore di Dybala, l’ennesimo episodio dubbio di un campionato che avrebbero stravinto comunque a mani basse. I rossoneri urlano di rabbia, e a ruota un po’ tutte le altre avversarie si ricordano dei torti arbitrali, presunti o reali, subiti a Torino. L’Inter, ovviamente, soprattutto la Roma e il Napoli, che quando c’è da lamentarsi sono sempre in prima linea. E domenica in Napoli-Crotone un altro arbitro regala due rigori agli azzurri. È lo strano senso di giustizia del calcio italiano, sempre uguale da 50 anni a questa parte. Da cui solo la moviola in campo (la cosiddetta “Var”) può salvarci .

Un weekend così ininfluente, in cui le grandi vincono tutte e le piccole perdono tutte, non poteva che essere monopolizzato dalle polemiche per Juve-Milan. E sarebbe stato impossibile il contrario, visto il solito rigore decisivo concesso ai bianconeri. Una costante almeno quanto la supremazia della squadra di Allegri, che in Italia non ha rivali. Chi pensa che la differenza sia negli arbitri sta solo cercando l’alibi più comodo. Certe sviste, però, restano comunque tali. E si accumulano. Da Juve-Inter in campionato, con uno, forse pure due rigori non fischiati su Icardi in campionato, a Juve-Napoli in Coppa Italia, con stavolta due penalty per i bianconeri. E poi ancora il Milan. Quando c’è stato un match equilibrato, i bianconeri lo hanno vinto con un episodio favorevole. Sarà che la fortuna aiuta gli audaci. O che i fischietti tendono a fischiare quasi sempre dalla stessa parte.

I social, come curve, sono stati invasi da insulti e teorie del complotto. Non solo da parte dei tifosi rossoneri, ma anche romanisti, interisti, napoletani. “Non so se siamo tutti pazzi o sono successi effettivamente degli episodi discutibili”, ha detto Sarri. Siccome il pianto rende, però, il risultato dell’isteria generale è stato Napoli-Crotone: un match più combattuto di quanto la classifica avrebbe potuto far pensare, pesantemente indirizzato dagli errori del direttore di gara Mariani. Che ha sbloccato il punteggio con un rigore discutibile su Insigne, non ha espulso Rog per chiara doppia ammonizione, quindi ha chiuso il tabellino con un altro penalty che ha visto solo lui su Hamsik. “Se qualcuno decide di parlare quando li subisce, dovrebbe avere la coerenza di parlarne anche quando ci sono episodi a favore. La cultura sportiva vale per tutti”, ha tuonato al 90’ il tecnico dei calabresi Nicola, cacciato per proteste durante la partita. Ma nessuno lo ha ascoltato.

Forse, se e quando arriverà la moviola in campo, le cose cambieranno: l’Italia è in prima linea nella sperimentazione della cosiddetta “Var” (Video Assistant Referee), di questo va dato merito al presidente Figc, Carlo Tavecchio. I test sono già iniziati, qualcuno vorrebbe anticipare a settembre l’introduzione in Serie A, ma ci vorrà l’ok della Fifa e i tempi molto stretti. Più probabile che si debba aspettare almeno il 2018/2019. La tecnologia non risolverà tutti i problemi (alcuni casi – e quello di venerdì ne è un esempio –  resteranno “border line“), ma riducendoli statisticamente forse curerà il male tutto italiano della sudditanza. Perché il punto non è neppure il tocco di mano di De Sciglio, su cui si potrebbe discutere per ore. Ma che Massa nel dubbio abbia fischiato ancora una volta a favore della Juventus, e il sospetto fondato che non avrebbe fatto il contrario a parti inverse. Per la stessa identica ragione per cui un altro arbitro qualsiasi ha penalizzato il Crotone contro il Napoli, o il Sassuolo contro il Milan, o il Cesena contro la Roma. Perché c’è sempre un pesce più grosso che mangia quello più piccolo: è solo questione di taglia.

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