Difende il padre, ma soprattutto il suo fedelissimo Luca Lotti. Definisce un fatto grave la condanna di Denis Verdini, pur lasciandosi scappare che senza il suo partito, Ala, il governo non avrebbe fatto le riforme. Ma più di ogni altra cosa, cerca disperatamente di far parlare d’altro. Come ad esempio della sua candidatura alle primarie Pd e al ticket con il ministro Maurizio Martina. Matteo Renzi si presenta nello studio di La7 per la puntata di “Otto e mezzo” pochi minuti dopo la fine dell’interrogatorio davanti ai pm del padre Tiziano, sentito a Roma nell’ambito dell’inchiesta per gli appalti Consip. E naturalmente la prima domanda riguarda proprio la vicenda che sta imbarazzando lui e il Giglio magico: “Se c’è un parente di un politico indagato”, dice Renzi, “in passato si pensava a trovare le soluzioni per scantonare il problema ed evitare i processi. Io sono fatto in un altro modo: per me i cittadini sono tutti uguali. Anzi. Se mio padre secondo i magistrati ha commesso qualcosa mi auguro che si faccia il processo in tempi rapidi. E se è davvero colpevole deve essere condannato di più degli altri per dare un segnale, con una pena doppia”. Ma non è tutto: per l’ex premier il dibattito è “abbastanza surreale” e quindi attacca i giornalisti: “Dite ‘relazioni pericolose’, ‘travolgere’. Ma i processi non li fate voi sui giornali si fanno nelle aule del tribunale”. A parte tutto però, dice Renzi, “di quello che ha fatto mio padre ne deve rispondere lui davanti ai magistrati, lo considererei una cosa gravissima se fosse condannato”.

di Alberto Sofia

Se Renzi difende il padre con frasi plateali, si spende quasi di più per garantire il fedelissimo Luca Lotti, indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto nell’ambito dell’inchiesta Consip: “Se ci sono ricatti si va dai magistrati. Vogliamo essere chiari: stiamo parlando di soldi pubblici e allora se ci sono ricatti e reati, se ci sono tangenti c’è il dovere di fare i processi. Noi siamo persone perbene, non abbiamo paura dei processi. Anzi. Erano quelli di prima che facevano i lodi e il legittimo impedimento per non fare i processi. Si va in tribunale e si guarda chi ha ragione e chi ha torto”. A proposito del ministro dello Sport, su cui pende una mozione di sfiducia a Camera e Senato a firma M5s, dice di non avere dubbi: “Se deve dimettersi? A mio giudizio assolutamente no. Conosco Lotti da anni ed è una persona straordinariamente onesta, lo devono sapere sua moglie e i suoi figli. Io non scarico mai gli altri: non l’ho fatto con Delrio, Boschi e ora Lotti. Non accetto processi sommari“. Renzi va oltre: “Luca Lotti è indagato insieme al comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette. Sono pronto a scommettere che Lotti e Del Sette, cui va la mia stima, non hanno commesso niente. Ma sta ai magistrati valutare”. Secondo l’ex presidente del Consiglio, che al tempo stesso assicura di non credere ai complotti, le rivelazioni degli ultimi giorni fanno parte di “un piano”: “C’è un disegno evidente in queste ore di tentare di mettere insieme cose vecchie di mesi. L’indagine su Lotti e Del Sette è una cosa di tre mesi fa. Sulla vicenda Lotti non è cambiato niente in due mesi, stiamo costruendo le cose più incredibili. Intanto da tre mesi, dal referendum, non si parla più dei problemi delle persone ma solo di cosa fa Renzi”. L’ex segretario dem, in piena difesa su tutta la linea, dice che la struttura Consip “funziona bene”: “In questi anni in cui abbiamo governato il Paese ci sono state Eni, Enel, Finmeccanica, Consip, Rai, Finmeccanica, ci sono cambiamenti dei manager e della organizzazione della macchina pubblica. Vi sfido a dire qual è uno scandalo realizzato in questi tre anni. Ditemi una sola cosa. Io credo che la Consip funzioni bene, non si parla di un appalto e di tangenti verificate, ma parliamo di ipotesi”.

Ma non c’è solo la vicenda Consip a creare problemi al premier dimissionario. L’ex pontiere per le riforme e alleato dell’esecutivo Denis Verdini è stato condannato ieri in primo grado a 9 anni per il crac del Credito cooperativo fiorentino: “E’ pesante e se la condanna verrà confermata in via definitiva, è un fatto rilevante, grave e con conseguenze non solo politiche ma anche personali”, riconosce Renzi. Che però ci tiene a sottolineare il contributo dato dai verdiniani alla sua legislatura: “Quanto al giudizio politico, se si è fatto Jobs act, Expo e Giubileo e una serie di cose concrete, è perché c’è stata una maggioranza che nonostante il fallimento delle elezioni 2013 ha governato. Se non c’era Verdini non passavano i diritti civili, perché Bersani non ha vinto le elezioni nel 2013″.

Dopo la batosta del referendum, le scissioni interne e le discussioni nel partito, per l’ex presidente del Consiglio la primavera sembra ancora più dura del previsto. niente è andato secondo i piani e, rispondendo alle domande, fa di tutto per tornare a parlare di politica e allontanare le domande sul caso del padre: “Le do il suo cellulare se vuole?”, dice rivolto alla conduttrice Lilli Gruber. E nel mucchio delle difese, attacca il Movimento 5 stelle: “Non sto in un partito guidato da un pregiudicato, io ai miei principi ci tengo. Io ho una fedina penale diversa da Beppe Grillo”. L’ex presidente del Consiglio rivendica la sua coerenza di linea in merito al garantismo: “Noi non siamo come quelli che quando si indaga la sindaca di Roma sono garantisti: io della Raggi non ho chiesto le dimissioni, non sono garantista a targhe alterne. Se la buttiamo sulla questione processuale e penale devo dire con molta forza, a tutela della comunità di persone che ho rappresentato, a iniziare dal Pd, che si aspetta la sentenza sempre, si è garantisti e si rispetta la presunzione di innocenza“.

Il rischio, per l’ex segretario, è che le vicende del padre travolgano la sua corsa per il congresso del 30 aprile (data confermata nonostante i retroscena con uno “stra-sì”). A tal proposito sostiene di essere stato tentato di lasciare la politica, ma subito dopo ricorda il meeting di Torino dell’11-12 marzo durante il quale annuncerà il suo programma: “Sono stato molto tentato dal mollare tutto, ma quando vedo che improvvisamente si smette di parlare di tutto per creare tensioni ad hoc mi viene voglia di rilanciare ancora di più. Lo faremo al Lingotto parlando di Italia e di Europa”. Renzi ha quindi rivelato che farà un ticket con il ministro all’Agricoltura Maurizio Martina: “Nella campagna congressuale che partirà con Lingotto farò un ticket con il ministro Martina, non sarò solo. Non sarà il congresso dell’uomo solo al comando”. Il Lingotto nelle intenzioni dell’ex segretario “non può essere il racconto dei mille giorni appena trascorsi ma l’occasione di raccontare che tipo di Italia possiamo mandare a testa alta in Europa”. Come scrive L’Unità, non sarà una seconda Leopolda. Ci saranno i tavoli, ma saranno laboratori di confronto ed elaborazione di proposte su temi specifici come il lavoro, le tasse e il Mezzogiorno. In merito ai commenti dei suoi avversari, gioca la carta di quello superiore: “Io, a differenza di altri, non parlo male dei mie avversari. Sarà una bellissima campagna congressuale con delle bellissime primarie”. Renzi chiude dicendo “di sapere di aver sbagliato su tante cose”. Ma a domanda diretta “quali”, solo una risposta vaga: “Tantissime”.

L’ex presidente del Consiglio alla fine dell’intervista risponde anche alle domande sulla riforma della legge elettorale, quella per cui i partiti dicono di avere tanta fretta e che in realtà continua a essere slittata in Parlamento. “Rischiamo”, conclude, “di finire in una melma, in un pantano politico. E per evitarlo, la mia opinione è che la soluzione migliore di legge elettorale sarebbe il Mattarellum“. Ci sono i voti per approvarlo? “Spero di sì, penso di no”.