Il picco è stato registrato durante la campagna elettorale che poi ha incoronato Donald Trump presidente degli Usa. E ancora ieri l’inquilino della Casa Bianca ha totalmente inventato una notizia. E così per combattere le fake news è stato creato un motore di ricerca: Hoaxy, una piattaforma che monitora l’andamento delle notizie bufala sui social media. A idearlo è stato Filippo Menczer, professore di Informatica e Computer Science all’Università dell’Indiana, negli Stati Uniti: “Abbiamo registrato un’impennata delle fake-news nel periodo delle presidenziali americane, stiamo cercando di portare in Europa e in Italia il nostro strumento Hoaxy per tracciare le bufale online e vogliamo che diventi accessibile a tutti, open source. Stiamo facendo del nostro meglio, speriamo accada entro qualche mese”.

Romano di origine, 51 anni, una laurea in fisica conseguita all’università di Roma La Sapienza ed un PhD in informatica e scienze cognitive conseguito all’università della California, San Diego, Menczer vive negli Stati Uniti da 26 anni. Il gruppo di lavoro di cui è a capo si chiama NaN, acronimo di “Network and agents network”, è focalizzato su web science, reti sociali, social computing, ricerca sul web ed estrapolazione di dati, la creazione di modelli dall’osservazione delle reti informative complesse. Menczer è stato anche Fellow-at-large del Santa Fe Institute, e Lagrange Senior Fellow alla Fondazione ISI a Torino. Le sue ricerche sulla diffusione di informazione e disinformazione online sono state riprese da una serie di media internazionali, dal New York Times al Guardian, dall’Economist a Science e Nature.

Il traccia bufale Hoaxy è stato formulato a marzo 2016 dopo uno studio sulle fake news e sulla disinformazione online. “Le notizie false sono dominate da utenti molto attivi, prima che una attività di fact-checking si diffonda c’è un buco temporale di 10-20 ore di disinformazione”, ha rilevato Menczer nel suo lavoro pubblicato a marzo 2016. Poi Hoaxy è diventato consultabile per tutti lo scorso dicembre. A Hoaxy e alla ricerca connessa hanno lavorato anche altri due italiani. Sono Alessandro Flammini, romano, professore di informatica all’Indiana University, con una laurea in fisica all’università di Roma, PhD in fisica alla SISSA (Trieste), vive in Usa dal 2004. E c’è Giovanni Luca Ciampaglia, romano, laurea in informatica all’università di Roma, Ph.D. in informatica dall’università della Svizzera Italiana. Menczer e il suo gruppo di ricerca sono promotori di un workshop sulla disinformazione digitale nell’ambito dell’International Conference on web e social media che si terrà il prossimo 15 maggio a Montreal, nel Canada. Una occasione per mettere insieme i principali attori del settore, non solo ricercatori, e “discutere le contromisure pratiche” per affrontare il fenomeno sempre più dilagante delle fake news.

“Ci occupiamo di diffusione di informazione e disinformazione online dal 2010 – spiega all’Ansa Menczer – costruiamo modelli per capire i meccanismi virali di alcune notizie, come si sono sviluppate, quali sono i profili che le hanno promosse. Non siamo né giornalisti né fact-checker che verificano, ma aiutiamo il pubblico e i media a capire le notizie false, siamo uno dei tanti strumenti nell’arsenale”. Per consultare Hoaxy basta inserire una parola chiave e si ottengono gli articoli sul tema pubblicati da oltre cento siti di bufale americani, riconosciuti come tali da alcune piattaforme di ‘debunking’, quelle cioè che smontano le notizie.

Il sito di Hoaxy