Il sogno del Napoli di riuscire dove fallì persino Maradona è durato dieci minuti. Quanto il vantaggio firmato da Lorenzo Insigne con un capolavoro da quasi metà campo, prima che la furia spagnola si abbattesse inesorabile sulla banda di Maurizio Sarri. Il Real Madrid forse non domina, ma vince comunque nettamente: 3-1 di rimonta, grazie alle reti di Benzema, Kroos e Casemiro. Troppo più forti i campioni d’Europa, troppo inesperti gli azzurri, che in una ventina di minuti a cavallo tra primo e secondo tempo hanno preso coscienza di tutti i loro limiti. Ma siccome le partite in Champions League durano 180 e non 90 minuti, c’è ancora una speranza di qualificazione. Piccola piccola, ma da giocarsi davanti ai 50mila del San Paolo. In una notte storica, comunque vada.

Non che gli azzurri non ci abbiano provato ad uscire indenni dal Bernabeu. Sarri aveva detto di non volersi snaturare e, oltre che con la solita tuta, in Spagna si è presentato anche con la formazione più offensiva possibile, confermando l’inamovibile tridente e preferendo Zielinski ad Allan. Ma della spregiudicatezza e dei suoi schemi si è visto poco: più che altro dei tentativi, di triangolazioni palla terra, uscita in palleggio dalla difesa, tagli alle spalle dei difensori. Tutti abortiti per un motivo o per l’altro: emozione, anche un filo di paura perché no, soprattutto la superiorità di avversari a cui in Italia non siamo più abituati.

Anche perché chi sperava in una serata storta del Madrid è rimasto deluso. L’approccio dei padroni di casa, senza Bale ma pur sempre con uno come James Rodriguez al suo posto, è quello giusto: 25 secondi e Reina deve già salvare su Benzema. Zidane applaude in piedi, Sarri non si scompone. Si vede che il suo Napoli crede nell’impresa. E al primo accenno di contropiede dopo una manciata di minuti succede: un tiro di Insigne, beffardo e magnifico; un colpo da biliardo da quasi metà campo che sorprende fuori posizione Keylor Navas e si infila all’angolino basso. Tripudio sul campo, in tribuna, davanti alla tv. Troppo presto. Il Real è campione d’Europa non a caso: e così Carvajal, il più brocco dei fenomeni, si inventa un cross di esterno che Benzema insacca di testa. Senza il pareggio immediato la gara avrebbe potuto prendere un’altra piega. Forse.

Scacciati i fantasmi, invece, il Madrid torna un rullo compressore: ancora Benzema colpisce il palo prima dell’intervallo. È la fortuna dei principianti che aiuta il Napoli. Anzi no: nella ripresa i ragazzi di Sarri, che erano pure partiti bene, pagano in un colpo solo tutta la loro riverenza al cospetto dei campioni: in una manciata di minuti si ritrovano sotto non due, ma addirittura 3-1, con il doppio colpo a freddo firmato da Kroos, bravo a sfruttare l’ennesimo assist di Ronaldo, e da Casemiro, che da trenta metri con un tiro al volo senza troppe pretese pesca il gol della vita. Notte fonda. Notte lunga: Reina dovrà salvare ancora. Solo nell’ultimo quarto d’ora il Napoli esce dalla propria tana: la palla buona capita a Mertens, ma il belga la spara sopra la traversa. Lui è forse l’unica vera delusione di una serata su cui c’è poco da recriminare. Come per il gol annullato a Callejon, in evidente posizione di fuorigioco. Nel finale c’è spazio anche per il rientro in campo dopo l’infortunio di Milik (preferito a Pavoletti, spedito in tribuna), ma è poco più di un cammeo. Il 3-1 sembra star bene a tutti: di certo al Real, che mette una seria ipoteca sul passaggio del turno; e in fondo pure al Napoli, che conserva almeno un senso alla gara di ritorno. Anche se rimontare due reti ai campioni d’Europa pare quasi impossibile. È lo stesso identico svantaggio di vent’anni fa, nell’unico precedente fra le due squadre: sedicesimi di Coppa dei Campioni, il Napoli perse 2-0 in Spagna e al San Paolo si fermò sull’1-1. Neppure Maradona ci riuscì.

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