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Le lacrime di Franco Baresi a Usa ’94: l’operazione 24 giorni prima di fermare tutto il Brasile, poi l’errore dal dischetto

Aveva già 34 anni ma era il capitano della Nazionale: dopo l'infortunio al menisco contro la Norvegia, restò negli States e riuscì miracolosamente a recuperare per la finale, che giocò da migliore in campo. Poi però arrivò l'incubo dei rigori
Le lacrime di Franco Baresi a Usa ’94: l’operazione 24 giorni prima di fermare tutto il Brasile, poi l’errore dal dischetto
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“Errore di Baresi che calcia altissimo”, è la voce di Bruno Pizzul che ha ancora nelle orecchie chi era davanti alla tv il 17 luglio 1994 per la finale mondiale di Pasadena tra Italia e Brasile. Franco Baresi, dopo essersi preso la responsabilità del primo rigore della serie e averlo sbagliato, si dispera. Sta a terra, sulle ginocchia, con le mani sul viso.

Aveva appena disputato 120 minuti di partita fuori dal normale anche per un giocatore in piena forma, andando a chiudere su Romario, su Bebeto e su chiunque gli passasse davanti, tra scivolate, tackle e palloni spazzati via da ogni zona di pericolo. Novanta minuti più supplementari che diventano miracolosi se si pensa che soltanto 24 giorni prima, nella partita contro la Norvegia, era stato costretto a uscire per infortunio dopo appena 48 minuti.

Franco ha 34 anni, è il capitano della Nazionale e del Milan che ha già vinto tutto. Al Lennox Hill Hospital viene operato al menisco mediale del ginocchio destro con un intervento in artroscopia eseguito dal medico dei New York Knicks. In sala operatoria tutto va per il verso giusto. Nelle partite seguenti al suo posto gioca il compagno di squadra Alessandro Costacurta, ma lui decide comunque di rimanere negli States con la Nazionale. Per un’eventuale finale?

Quando, in modo abbastanza rocambolesco, l’Italia guidata da Roberto Baggio ci arriva davvero in finale, Costacurta è squalificato. Allora il ct Arrigo Sacchi, che conosce e stima Baresi da anni, gli chiede di giocare. Franco non dice di no e così rientra in campo per disputare una finale mondiale da MVP. Nemmeno il rigore sbagliato (a cui purtroppo seguiranno quelli di Massaro e di Baggio) può rovinare il racconto di quel mese incredibile, passato a lavorare senza sosta con il preparatore Vincenzo Pincolini e il massaggiatore Antonio Pagni. Non essendo bravissimo a nuotare, passa ore in piscina a fare fisioterapia con un salvagente a forma di ciambella.

Baresi a fine partita piange in diretta TV, nessuno ricorda di averlo mai visto così, né in pubblico né in privato. Elio e le Storie Tese scrivono la sigla della Gialappa’s Band per la stagione 1994-95 e la fanno iniziare proprio citando l’episodio di Pasadena: “Il capitan della compagnia / sta piangendo perché ha sbaglià / perché ha sbaglià / s’emosionà, l’è infortunà”. Il rigore di Baresi entra così a far parte della cultura pop italiana. Non se lo sarebbe dimenticato comunque, Franco, quel pezzo di vita calcistica, anche se negli anni ha saputo raccontarlo con meno sensi di colpa rispetto a Roby Baggio, che invece ancora non se lo perdona.

All’inizio di ottobre del 1992 Baresi aveva già deciso di lasciare la Nazionale, ma era stato convinto a cambiare idea. Quando poi, nell’ottobre del 1994, dopo aver disputato 81 gare in azzurro dice basta, questa volta è per sempre. L’addio al calcio sarà invece tre anni dopo. Oltre al secondo posto negli USA, Baresi in Nazionale vanta nel suo palmarès il Mondiale del 1982 (vinto senza mai scendere in campo) e quello del 1990 giocato da protagonista, chiuso al terzo posto.

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