Proroga della cassa integrazione e della sospensione del pagamento delle imposte sui redditi, che viene estesa a tutti i terremotati indipendentemente da dove ha sede legale il datore di lavoro. Introduzione di una misura di sostegno al reddito per chi vive nelle zone colpite dal sisma e si trova “in condizioni di disagio economico“. Sospensione fino a settembre 2017 dei termini per la notifica delle cartelle di pagamento e per la riscossione. Semplificazione dei procedimenti burocratici di cui Comuni e Regioni devono farsi carico per avviare la ricostruzione e potenziamento del personale che hanno a disposizione. E “prime misure” a sostegno delle attività produttive. Sono i principali interventi per le aree terremotate previste dal decreto approvato giovedì dal consiglio dei ministri, mentre in piazza Montecitorio i residenti nei Comuni colpiti tenevano un sit in di protesta lamentando di aver “ottenuto per ora solo parole e promesse. Malcontento che non potrà che aumentare visto che nel comunicato finale non c’è alcun riferimento alla “no tax area” da istituire nelle zone terremotate di cui si è parlato nei giorni scorsi e che il premier Paolo Gentiloni non si è sbilanciato sulle risorse messe in campo dicendo che “non abbiamo il conto esatto”.

Il governo ha perlomeno rimediato a un buco dei precedenti decreti, a causa del quale la cosiddetta “busta paga pesante”, cioè la sospensione dell’Irpef per i contribuenti domiciliati nei Comuni del cratere, era assicurata solo a chi lavora per un’azienda basata anch’essa nella zona. Ora l’agevolazione viene allargata prevedendo che sia concessa “ovunque sia fiscalmente domiciliata l’azienda”.

Sempre sul fronte fiscale, sono prorogati i termini per la deliberazione da parte dei Comuni che si avvalgono di agenti per la riscossione diversi da Equitalia, per l’adesione alla “rottamazione” delle cartelle esattoriali, che consente ai contribuenti di evitare il pagamento d’interessi di mora e sanzioni per le cartelle emesse dal 2000 al 2016. Viene poi prorogata la cassa integrazione ai lavoratori occupati nelle imprese danneggiate dal terremoto. E arriva una misura ad hoc per gli indigenti: “Al fine di mitigare maggiormente l’impatto del sisma sulle condizioni di vita, economiche e sociali delle fasce deboli della popolazione, si riconosce, per il 2017, una specifica misura di sostegno ai cittadini residenti nelle zone colpite dagli eventi sismici che versano in condizioni di disagio economico”.

I Comuni possono ricorrere a procedure semplificate di affidamento degli incarichi tecnici di realizzazione degli studi di microzonazione sismica, propedeutici alla presentazione dei progetti di ricostruzione, e sono previste “disposizioni acceleratorie” per l’affidamento, da parte delle Regioni interessate, delle opere di urbanizzazione connesse alla realizzazione delle strutture di emergenza.

Per assicurare il regolare avvio dell’anno scolastico 2017/2018 si semplificano le procedure di affidamento degli appalti pubblici per lavori, servizi e forniture, necessari a realizzare gli interventi funzionali alla ripresa ovvero allo svolgimento della normale attività educativa e didattica, attraverso la costruzione di nuovi edifici scolastici e la messa in sicurezza di quelli resi inagibili dal sisma. Per questo si prevede l’adozione, da parte del Commissario straordinario per la ricostruzione, di specifici piani, e il ricorso alla procedura negoziata con l’invito diretto a cinque operatori economici iscritti all’anagrafe Antimafia. Comuni e Province possono, inoltre, agire in sostituzione dei soggetti attuatori e predisporre i progetti sulla base delle priorità stabilite dal commissario straordinario.

È previsto il potenziamento del personale impegnato nelle attività di ricostruzione per gli enti locali, le Regioni e gli altri enti pubblici e il rafforzamento con altre 20 unità della segreteria tecnica di progettazione presso il segretariato generale del ministero dei Beni culturali per velocizzare l’attuazione degli interventi di messa in sicurezza e ricostruzione del patrimonio culturale.

Le Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria vengono autorizzate ad acquisire immobili da destinare alle popolazioni residenti in edifici inagibili, previa approvazione di congruità del prezzo di acquisto. Si tratta di una forma di assistenza alternativa a quella delle strutture abitative di emergenza (Sae) che prevede anche la possibilità, in seguito, di cedere gli immobili agli enti locali, che potranno destinarli all’emergenza alloggiativa.