Signor Presidente, Signori Giurati,

questo non è il processo a Oriana Fallaci autrice delle frasi contenute nel capo di imputazione ma il processo alla personalità, all’essenza, al “personaggio Fallaci”, al “fenomeno Fallaci”. Si apre così il terzo appuntamento della stagione del format a cura di Elisa Greco: Personaggi e Protagonisti: incontri con la Storia. Colpevole o Innocente?

Al Teatro Carcano, biglietti tutti esauriti, l’avvocato Laura Cossar, impeccabile nella sua toga e nella sua arringa difensiva, è la prima a prendere la parola davanti al professore Remo Danovi, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, inappuntabile nella parte di presidente della Corte giudicante. Sembrava proprio il set televisivo di un legal thriller americano.

Chi è allora Oriana Fallaci? Non basta etichettarla come giornalista e scrittrice. Anzi scrittore, come fermamente amava definirsi. Oriana è, insieme a Sofia Loren, la donna italiana più famosa del mondo: nata nel ’29 a Firenze, prima di tre sorelle (tutte diventate giornaliste), da genitori antifascisti di modeste origini, a 14 anni è già in prima linea con ruolo di staffetta nella Resistenza partigiana. Eccellente negli studi, entra al liceo classico con due anni d’anticipo, direttamente in seconda ginnasio e, dopo il diploma si iscrive a Medicina, pur amando la lettura e la scrittura. Suo zio Bruno (già giornalista alla Nazione e suo mentore severo), le ha sempre detto che per diventar scrittori non bisogna frequentare letterati: così Oriana lascia gli studi e si presenta al capo cronista de Il Mattino dell’Italia Centrale e, anche se ha poco più di sedici anni, viene assunta, per occuparsi di cronaca nera.

E’ l’inizio della sua lunga e fortunata carriera: la prima donna italiana ad andare al fronte in qualità di inviata speciale. Dodici libri e venti milioni di copie in tutto il mondo. Fragile e aggressiva. Spietata nei suoi faccia a faccia. L’intervista con Khomeini fu la più celebre: il giorno prima di incontrare l’ayatollah fu costretta a un matrimonio temporaneo sciita (cioè annullabile automaticamente dopo un termine prefissato) con il proprio interprete… durante l’intervista la Fallaci lo apostrofò come «tiranno» e, in segno di ribellione, si tolse il chador che era stata costretta a indossare.

Le frasi contestate alla Fallaci – ammonisce la Cossar-  contenute nel “La Rabbia e l’Orgoglio” non sono di vilipendio verso l’Islam ma vogliono risvegliare un Occidente addormentato, chino alle pressioni di culture estranee e dimentico dei propri valori, ragioni e origini della propria identità”. D’altronde, come ha detto la stessa Oriana: “Su ogni esperienza personale lascio brandelli di anima e partecipo a quello che vedo e sento come se riguardasse me personalmente e come se dovessi prendere una posizione…”. “Ancora una volta, questa è Oriana – incita la Cossar- Oriana in questo senso, è tutti noi: io, tu in prima fila e tu nell’ultima, L’Oriana che non tace e che si sente in dovere di dire sempre la sua, con le sue, uniche e ineguagliabili modalità espressive, l’Oriana, che in fondo, in questo, incarna il diritto di ciascuno di noi di esporre il proprio pensiero ragionato e non superficiale, pur con toni accesi e non graditi, il diritto di difendere la libertà di esprimere il proprio dissenso anche con durezza. Assolverla vuol dire affermare il diritto di tutti noi di essere responsabilmente liberi di esprimerci”.

E Oriana verrà assolta dal pubblico, malgrado i capi d’accusa molto ben documentati dal pm Luca Poniz, sostituto Procuratore della Repubblica del Tribunale di Milano e vicepresidente dell’Associazione Nazionale Magistrati. Malgrado molti astenuti. Assoluzione accolta con un grande applauso liberatorio, stretta di mano fra le parti e foto ricordo.

Sono seduta anche io fra il pubblico e mi tornano a galla le parole di Massimo Fini, pensatore libero e amico sincero della Fallaci: “Aveva un carattere assolutamente insopportabile ed è finita con il rimanere sola”. L’assolve come giornalista: “E’ preferibile la Fallaci ante litteram, quella dei grandi ritratti che firmava sull’Europeo. A cominciare da quello di Curzio Malaparte, il suo mentore”. Ma ha delle riserve come scrittrice: “Il suo stile barocco e retorico andava bene per 20 cartelle ma diventa indigesto come un chilo di marzapane se spalmato su 800 pagine, quando si mette a “trafficare” con la Storia, per intenderci. Ritorna più vera l’ultima Fallaci, quella de La Rabbia e l’Orgoglio (brava la Cossar!) che parla alla pancia del lettore. E con il rivoluzionario Panagulis fu vero amore o strumentalizzò la sua morte? “Fu una storia giocata con esasperato egocentrismo. Una volta in mia presenza l’uomo dovette mollarle un ceffone per contenerla. Lei incassò senza dire nulla. Dopo la tragica morte da eroe, Oriana, da brava performante, si è calata nella parte della vedova”. Tragica.

Dietro le quinte Elisa Greco, la Grande Madre del format giudiziario/teatrale/acchiappaaudience, è raggiante. In aprile I Processi alla Storia in tourneè sbarcheranno a Napoli al Maschio Angioino. La rassegna fortemente voluta dal filosofo-assessore alla Cultura Nino Daniele debutterà con la mise en scene di Lady Hamilton.

Twitter@januariapiromal