L’allarme lanciato alla fine della scorsa settimana da Stephen O’Brien, sottosegretario Onu agli affari umanitari, è drammatico: per lo Yemen il 2017 sarà l’anno della fame.

Lo era stato in realtà nel 2016 e persino nel 2015 a causa della guerra che ha iniziato a devastare il paese il 25 marzo di due anni fa, quando una coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita iniziò a bombardare cose e persone, anche con armi vietate, per sconfiggere i ribelli huthi che avevano preso il controllo della capitale Sana’a e di altre città.

Nello Yemen, ha detto O’Brien, ogni 10 minuti un bambino muore prima di arrivare ai 10 anni di vita per cause facilmente evitabili. Se non ci fosse la guerra, ovviamente, che distrugge gli ospedali e ostacola l’arrivo degli aiuti umanitari e dei medicinali.

L’aeroporto internazionale di Sana’a è stato chiuso dai sauditi: questo vuol dire che gli aiuti devono arrivare per altre vie, come il porto di Hudaydah (a sua volta parzialmente distrutto dai bombardamenti nel 2015), e che è pressoché impossibile recarsi all’estero per sottoporsi a trattamenti d’urgenza.

Ormai 14 milioni di persone, ossia l’80 per cento della popolazione dello Yemen, dipendono dagli aiuti, se e quando arrivano. Più di due milioni di bambini rischiano di morire di malnutrizione.

Il numero dei civili uccisi nei bombardamenti ha da tempo superato i 10.000, un’ampia parte dei quali erano bambini. Nelle ultime settimane, ha denunciato l’inviato speciale Onu per lo Yemen Ismail Ould Cheikh Ahmed, c’è stata una “pericolosa escalation” delle operazioni militari con tragiche conseguenze per la popolazione yemenita.

Di questo conflitto non si parla. Non c’interessa perché di richiedenti asilo yemeniti non ne arriva nessuno. E poi l’Arabia Saudita è il nostro prezioso alleato, rifornito in questi due ultimi anni di tonnellate e tonnellate di bombe made in Italy.

Per questo suona quanto meno un po’ ipocrita la richiesta italiana, fatta martedì scorso al Consiglio di sicurezza, di un cessate il fuoco per consentire l’arrivo e la distribuzione degli aiuti.