Due popoli, due Stati? Questo scenario è oggi più complicato come soluzione del conflitto israelo-palestinese“. Ai microfoni de ilfattoquotidiano.it a spiegarlo è la ricercatrice Unimed, storica ed esperta di Medio Oriente, Claudia De Martino. “Tutta la comunità internazionale si affida ancora a questa soluzione, ma quello che manca – spiega – è un orizzonte temporale. Non è un caso che emergano scenari diversi. Compresa la divisione della stessa Palestina in due tronconi. Anche perché il processo di riconciliazione nazionale è ancora difficile, al di là dei negoziati avviati dalla Russia”, sottolinea la De Martino a margine della rassegna “Mediterraneo al Cinema”, organizzata da Unimed (Unione delle Università del Mediterraneo), nella cornice del Teatro Farnese a Roma, in collaborazione con la libreria Fahrenheit 451, la casa editrice Castelvecchi e il Fatto Quotidiano, in qualità di media partner (leggi qui il programma). Ma non solo. “Oltre allo scenario con tre Stati, c’è la possibilità che la soluzione dei due Stati avvenga invece attraverso uno scambio di territori“, continua De Martino. C’è uno scenario che la storica definisce come “apocalittico“, ma che “inizia a profilarsi”. Ovvero, “un’annessione progressiva della Cisgiordania, con Gaza che resterebbe un limbo”. Il problema, conclude De Martino, è che manca oggi in Medio Oriente “una forza limitrofa particolarmente interessata alla soluzione del conflitto palestinese. Anche per l’Europa – conclude – il conflitto arabo-israeliano non è più la priorità”.