“Ho perso tutto”, dice Giampiero Parete al telefono al suo capo. Ha appena visto “la montagna cadere addosso all’edificio” e sta chiedendo aiuto: lì sotto c’è la sua famiglia, che ormai crede già morta. Giampiero in quel momento pensava di aver perso tutto: la figlia Ludovica, che il 13 gennaio scorso ha compiuto sei anni, l’altro figlio Gianfilippo, di quasi otto anni, e la moglie Adriana, originaria della Romania. Tutta la vita per il papà e marito Giampiero, come raccontano le sue foto sulla pagina Facebook. È sempre con loro: ci sono le immagini del compleanno di Ludovica, le foto di Gianfilippo, abbracciato alla sua mamma, la famiglia riunita intorno a tavola. Quello di genitore “è il mestiere più bello del mondo da fare”, scriveva in un post raccontando la festa organizzata a sua figlia. Pensava di aver perso ognuno di questi istanti Giampiero, invece la sua famiglia è salva. Adriana e Gianfilippo lo hanno già riabbracciato in ospedale, Ludovica arriverà presto.

La loro vacanza all’Hotel Rigopiano era l’occasione per passare qualche giorno insieme, genitori e figli. Ma in quel pomeriggio di mercoledì a dividere Giampiero dai suoi cari ci pensa la fatalità: Adriana chiede al marito di andare in macchina. “Aveva mal di testa e aveva bisogno di una medicina”. Giampiero esce dall’albergo e in quel momento vede la slavina seppellire l’albergo dove c’è la sua famiglia. Sono circa le 17.30, chiama via Whastapp Quintino Marcella, il titolare del ristorante a Silvi dove lui lavora come cuoco. È la prima richiesta di aiuto: Marcella chiama il centro di coordinamento della prefettura avvertendo del pericolo in corso ma incredibilmente – sostiene – non sarebbe stato preso sul serio. Disperato, il ristoratore chiama “118, 112, 115… ho impazzito il mondo” dice. Solo alle 20 gli credono e scatta la macchina dei soccorsi che porterà alla lunga marcia notturna sugli sci, con arrivo alle quattro del mattino. “Dopo mi hanno creduto. Mi hanno fatto le domande. Io sentivo il mio amico via messaggi – racconta Marcella – Continuava a dire aiuto e che ‘gli altri sono tutti morti’, ma io non so se è vero. Mi ha detto ‘Ho perso tutto’”.

Giampiero vede l’Hotel Rigopiano ricoperto di neve e cerca disperatamente di trovare la moglie e i figli. “Ho provato a entrare dentro – ha raccontato poi – ma ho rischiato di rimanere intrappolato; allora mi sono aggrappato ad un ramo e sono riuscito a tornare verso la macchina”. Quando i primi soccorritori arrivano sul posto, a 1200 metri, trovano un inferno di macerie e neve. Trovano anche Giampiero, in ipotermia, insieme a Fabio Salzetta, manutentore dell’hotel, anche lui all’esterno della struttura al momento della slavina. Ai medici che lo assistono dice subito: “Mia moglie e i miei figli sono sotto le macerie”. Viene trasportato e ricoverato all’ospedale di Pescara, dove lo raggiungono i parenti. Intanto le ricerche continuano, passa l’intera giornata di giovedì e un’altra notte, ma della sua famiglia nessuna notizia.

Alle 11 di venerdì la prima luce: sei persone sono state trovate vive dai vigili del fuoco sotto le macerie. Sono riparate sotto un solaio, nella zona delle cucine. Proprio l’ospedale di Pescara, dove Giampiero è in attesa, viene avvertito: “Arrivano i primi superstiti”. Tra di loro anche Adriana e Gianfilippo: Giampiero Parete li riabbraccia lì all’ospedale, nel primo pomeriggio. Lui è appena stato dimesso, loro vengono ricoverati in osservazione nel reparto di rianimazione.  Ma manca ancora l’altra figlia, la piccola Ludovica. La mamma, appena dopo essere stata estratta, ha detto ai vigili del fuoco: “Non ci credevamo più, non ci speravamo più, ora andate da mia figlia, è nella stanza accanto“. Le operazioni dei soccorritori continuano per tutto il giorno.  “Stiamo solo aspettando mia figlia”, spiega Adriana Parete a chi la visita in ospedale. È già buio quando arriva la notizia: tra gli ultimi tre bambini estratti vivi dalle macerie dell’hotel Rigopiano c’è anche Ludovica.  È salva anche la più piccola, la famiglia Parete si può ricomporre. Le sue prime parole dopo il salvataggio?”Voglio i miei biscotti“.