A dicembre “moricchiava“, ora rischia di morire. Di nuovo. “La situazione all’Unità precipita” ha reso noto il comitato di redazione del quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel 1924. Il motivo sempre nelle parole della rappresentanza sindacale, che ha spiegato come “in modo assolutamente unilaterale l’amministratore delegato, Guido Stefanelli (attraverso una delegata dell’azienda Pessina), oggi ha annunciato di voler dare il via a licenziamenti collettivi senza ammortizzatori sociali, anziché proseguire nella trattativa con il sindacato per la trasformazione di articolo 1 in articoli 2. Licenziamenti ai quali – ha proseguito il cdr – il direttore Sergio Staino ha detto volersi opporre fermamente”. Ufficialmente non è dato sapere di quanti siano i licenziamenti sul tavolo, ma si parla di 12 giornalisti.

La redazione è in assemblea permanente, oggi sarà in sciopero e terrà una conferenza stampa con il direttore, il condirettore Andrea Romano (deputato del Partito democratico), il comitato di redazione e tutti i giornalisti e le giornaliste del giornale. Che, dopo varie vicissitudini, a giugno 2015 era tornato in edicola grazie allo stanziamento di 107 milioni da parte del governo. Operazione resa possibile da una legge del 1998 varata dal Governo Prodi, che aveva introdotto la garanzia statale sui debiti dei giornali di partito. Nella proprietà della nuova Unità, oltre all’imprenditore Pessina, anche il Partito democratico, che tramite EYU srl detiene circa il 20 per cento delle quote del quotidiano, divenuto organo ufficiale del Partito democratico dopo esserlo stato, per anni, prima del Partito Comunista Italiano, del Pds e dei Ds.

“Esprimiamo il nostro sconcerto e la nostra indignazione nell’apprendere della decisione dell’Amministratore delegato dell’Unità di procedere all’invio di lettere di licenziamento collettivo, non solo senza aver interpellato il Pd, socio di minoranza, ma, peggio, senza alcun preavviso nei confronti dei lavoratori cui va la nostra piena solidarietà”, dichiarano fonti del Nazareno. “Lo sconcerto – proseguono – è anche amplificato dal fatto che ciò è avvenuto alla vigilia dell’Assemblea dei soci prevista per domani, 12 gennaio, nella quale il Pd dichiarerà la volontà di assicurare la continuità aziendale procedendo all’aumento di capitale pro quota. Confidiamo che analoga decisione sia assunta dal socio di maggioranza. Se qualcuno invece, con spregiudicatezza, pensa di compromettere il progetto editoriale, a tutto danno dei lavoratori e della storia dell’Unità, sappia – concludono le stesse fonti – che il Pd è fortemente determinato a scongiurare che questo avvenga”.

Nonostante la pioggia di soldi pubblici e la nuova proprietà, però, il giornale ha stentato a decollare: poche copie vendute in edicola e debiti che aumentano ogni mese. Nell’autunno 2016, poi il direttore Erasmo D’Angelis rassegna le proprie dimissioni. Al suo posto arrivano il vignettista Sergio Staino e, come condirettore, il deputato del Pd (ex Scelta Civica) Andrea Romano. La situazione, tuttavia, non è migliorata. La conferma è arrivata direttamente dalle parole del direttore Sergio Staino, che nell’editoriale di fine 2016 ha utilizzato parole durissime per raccontare la situazione del suo giornale: “L’Unità moricchia, ma io ho preso sul serio l’incarico di direttore. Nel Pd non vedo la stessa serietà“.