Una concessione di 50 anni affidata a un privato per la gestione e lo sviluppo di parte dell’area Expo. E nuove costruzioni per una superficie che potrebbe arrivare a più di 650mila metri quadri. Sono le due novità contenute nel bando pubblicato per la “rigenerazione urbana” dell’area Expo da parte di Arexpo, la società proprietaria dei terreni su cui si è svolta l’esposizione universale di cui sono principali azionisti ministero dell’Economia, Regione Lombardia e comune di Milano. Novità che mettono subito in allarme lo storico consigliere comunale Basilio Rizzo: “Quando abbiamo votato nel 2011 l’accordo di programma su Expo, era scontato che il tetto di metri quadri complessivamente realizzabili fosse inferiore a quanto prospettato ora”. Mentre dal Pirellone arriva l’altolà del M5S, con Silvana Carcano che chiede il ritiro in autotutela del bando alla luce di un esposto che presenterà in procura e della questione ancora non chiarita delle bonifiche delle aree.

Sviluppo in due fasi: prima il masterplan, poi la concessione ai privati – Chi si aggiudicherà la gara di Arexpo in una prima fase dovrà ideare ed elaborare il masterplan dell’area, in modo da dare forma al futuro ‘Parco della scienza, del Sapere e dell’Innovazione’ che nascerà sul milione di metri quadri e passa delle aree Expo. Ne faranno parte lo Human Technopole voluto da Matteo Renzi, il campus scientifico dell’università Statale di Milano, i 460mila metri quadri di verde (ancora da chiarire se verde diffuso, o l’unico parco per il quale hanno votato nel 2011 i consigli comunali di Milano e di Rho). E ne faranno parte anche una serie di strutture private che verranno destinate, tra le altre cose, a residenze, attività produttive e commerciali.

A occuparsi della gestione e dello sviluppo di quest’ultima porzione sarà lo stesso soggetto che si aggiudicherà l’elaborazione del masterplan, a fronte del versamento ad Arexpo di un canone per il diritto di superficie che verrà concesso fino a un massimo di 50 anni. La scelta di mettere nelle stesse mani sia l’ideazione del progetto che lo sviluppo di parte di questo viene motivata da Arexpo con la volontà di arrivare a un masterplan che sia davvero realizzabile e non rimanga solo sulla carta. Ma i primi dubbi sul bando appena pubblicato vengono fuori proprio dalla porzione dei terreni riservata alla gestione dei privati, visto che a questi sarà data la facoltà di costruire da un minimo di 250mila metri quadri a un massimo di 480mila. Superfici da cui vanno dunque esclusi, per come è stata pensata la gara, i circa 30mila metri quadri dello Human Technopole, i 150mila metri quadri del campus universitario, oltre agli ulteriori metri quadri che dovessero essere eventualmente destinati a funzioni pubbliche. Tutte superfici che secondo Arexpo vanno considerati come “standard” e non vanno considerati nei limiti di volumetria previsti dall’accordo di programma su Expo. Ma proprio qui sta il punto che mette in allarme Rizzo.

Basilio Rizzo: “Nel 2011 il consiglio comunale ha detto sì a cubature inferiori” – Il consigliere della lista Milano in Comune, e insieme a lui Roberto Biscardini, l’ex consigliere comunale primo firmatario della mozione che nel luglio del 2011 accompagnò l’approvazione a Palazzo Marino dell’accordo di programma, è certo di una cosa: “Quando abbiamo espresso quel voto, era scontato che il tetto di circa 480mila metri quadri realizzabili fosse comprensivo delle funzioni pubbliche e private”. E in effetti il precedente bando di Arexpo, quello per la vendita delle aree andato deserto nel 2014, prevedeva un mix di destinazioni urbanistiche per un massimo di 480mila metri quadri. Con l’obiettivo di “spingere per la riduzione delle realizzazioni”, come dichiarava in quel periodo il sindaco di Rho Pietro Romano per spiegare la premialità garantita nella valutazione delle offerte a chi sarebbe stato sotto a 300mila metri quadri. “A nessuno salti in mente – continua Rizzo – che si possano sommare i pesi insediativi delle nuove costruzioni destinate a funzioni pubbliche e di quelle private. Questa è una novità grave. Se si vuole fare una cosa del genere, si deve passare di nuovo per il voto del consiglio comunale”. Secondo Rizzo c’è poi un altro punto: “L’idea di fare un’operazione immobiliare sulle aree Expo contraddice lo spirito stesso dell’accordo di programma, che come funzione prevalente prevedeva il verde del parco”.

Silvana Carcano: “Bando da sospendere in autotutela” – Alle critiche di Rizzo si aggiungono quelle della Carcano: “Solo un folle potrebbe partecipare a un bando per acquisire, in concessione fino a 50 anni, un’area sui cui pendono ancora importanti questioni irrisolte, come le bonifiche dei terreni, la falda acquifera inquinata, lo status di aziende a rischio di incidente rilevante. Senza aver sciolto quei nodi su quell’area non si può muovere un dito, a meno che, ovviamente, le problematiche vengano scritte nero su bianco nel bando, e sfido chiunque a firmare un contratto di 50 anni senza sapere quali costi dovrà affrontare per risolvere questi problemi”. La consigliera regionale del M5S, in virtù dei “tantissimi e gravi nodi irrisolti”, annuncia poi il deposito di un esposto in procura. Tutte ragioni che la spingono a chiedere il ritiro del bando in autotutela: “E’ del tutto inutile in questa situazione pubblicare un bando del genere, prima che le istituzioni competenti facciano luce sulle gravi criticità emerse”.

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