La nuova offensiva su scala nazionale del Primeiro Comando da Capital, organizzazione criminale di San Paolo cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi anni. La fine di una storica tregua durata 20 anni tra il PCC, il Comando Vermelho di Rio de Janeiro divenuto ora principale avversario alla scalata, e altre gang di trafficanti in tutto il Paese. Questi i principali elementi alla base della rivolta all’interno dell’istituto penitenziario Antonio Trinidade di Manaus.

Un brutale scontro anticipato da altre due mattanze terminate con 33 morti tra i detenuti dei carceri di Boa Vista, nello stato del Roraima, e Porto Velho, nello Stato della Rondonia, a metà ottobre 2016. Ritenuta scintilla per l’avvio della guerra. E inizio di un riassetto criminale in corso in tutto il Brasile, che si preannuncia sanguinoso, come profetizzato negli ultimi mesi dalle parole allarmanti del ministro della giustizia brasiliano, Alexandre de Moraes, fino a pochi anni fa avvocato difensore dei capi del Pcc e dunque profondo conoscitore delle dinamiche criminali dell’organizzazione. Tutti frutti malati che crescono in un terreno particolarmente fertile, fatto di carceri sovraffollate con detenuti costretti in condizioni disumane; di poca o nessuna certezza della pena, e di poca o nessuna riabilitazione per i carcerati. Una situazione non nuova, denunciata in numerosissimi studi negli ultimi anni, eppure mai ascoltati.

Trattare in maniera isolata la sanguinosa rivolta di capodanno sarebbe un grave errore per le autorità brasiliane. Gli eventi di Manaus vanno letti infatti in un sistema complessivo che se non analizzato e arginato rischia di degenerando facendo del Brasile, Paese nel mondo dove già si registra il maggior numero di omicidi al mondo (58mila) uno scenario da guerra civile. E’ stato lo stesso governatore dell’Amazonia José Melo, a caldo, a sottolineare che “si tratta di una questione per il governo federale, questo è un problema per tutti, non solo per l’Amazonia, che si riflette su tutta la società. Oggi noi abbiamo soltanto vissuto un altro capitolo nella disputa del traffico di droga”.

La terribile traiettoria di sangue ha come centro San Paolo e si ramifica in ciascuno Stato del Paese, in una tela dove si sovrappongono anche le trame del traffico internazione di stupefacenti e armi in Sud America. Da alcuni anni, attraverso il potenziamento di alcuni settori strategici e alleanze, il Pcc è riuscito a crescere sempre più. L’essere già egemone e unico gruppo criminale nella città di San Paolo a gestire tutti i traffici, ha fatto sì che, evitando frizioni con altri commando, abbia potuto incassare senza mai perdere una partita in tutto lo stato paulista. Grazie a questo potere il gruppo ha potuto raggiungere una posizione di vertice soprattutto per quel che riguarda il traffico delle copiose quantità di droga che ogni giorno viene trafficata in Brasile. E’ infatti dai broker legati al Pcc che gli altri commando si riforniscono. Da mano loro passa dunque tutto il danaro, un’enormità. E c’è di peggio.

A luglio 2016, Odilon de Oliveira, giudice federale nello stato del Mato Grosso del Sud, confine con il Paraguay e porta di ingresso per droga e armi verso il sud del Brasile, ha accusato direttamente il Pcc di essere responsabile dell’uccisione del trafficante Jorge Rafaat Toumani, leader di una antica organizzazione criminale attiva a Pedro Juan Caballero, sul confine paraguaiano. Da 15 anni il gruppo era responsabile del passaggio di droga e armi. Il magistrato aveva ricordato come da sempre la fazione paulista, aveva manifestato interesse nel controllare un corridoio usato per l’arrivo di cocaina colombiana e armi attraverso il Paraguay. La morte di Rafaat consolida la posizione egemonica dei criminali paulisti sulla frontiera.

E in questo ambito vanno lette le parole dello scorso ottobre del ministro della giustizia, Alexandre de Moraes, che commentando le due rivolte nei penitenziari di Boa Vista e Porto Velho, parlò del rischio di esplosioni di violenza in tutti i carceri del Paese, a causa della fine della alleanza tra Pcc e Comando Vermelho. Parole cui fecero seguito quelle del segretario dell’amministrazione penitenziaria di San Paolo, Lourival Gomes: “Il clima di armonia tra le due fazioni è finito. La guerra è ricominciata e toccherà a ogni stato fare il possibile per arginare la devastazione”. Parole profetiche.

A confermare i cattivi presagi e a lanciare un’ombra negativa per il 2017, la rivolta di capodanno a Manaus. Uno scontro dai contorni macabri tra il commando Família do Norte, alleata del Comando Vermelho e nato in opposizione alle mire espansionistiche del Pcc in Amazonia e i detenuti affiliati al Primeiro Comando da Capital. Si è trattato in realtà di un massacro a senso unico. In base agli elementi venuti fuori infatti i membri del Fdn hanno sterminato tutti gli affiliati del Pcc presenti per rappresaglia e prova di forza in nome del Comando Vermelho.

Ed è per questo che ora le preoccupazioni delle autorità si concentrano su Rio de Janeiro. Li dove ha base il Comando Vermelho e dove il Primeiro Comando da Capital sta tentando la scalata con una massiccia opera di proselitismo e affiliazione di trafficanti legati al Cv. Secondo le indagini del Ministerio Pubblico di Rio, la favela di Rocinha sarebbe già sotto il controllo del Pcc. Il passaggio di mano sarebbe avvenuto senza spargimento di sangue grazie al passaggio di tutti i trafficanti di Rocinha, che già non era controllata dal Cv, sotto la bandiera del Pcc. L’accordo sarebbe stato effettuato tutto in carcere, nel presidio carioca di Bangu 4, con il trasferimento dei criminali dalle celle nel braccio controllato dal Comando Vermelho a quella B-7 controllata dai trafficanti di Rocinha, legati alla fazione Amigos dos Amigos.

Stessa sorte toccata ai trafficanti di alcune favelas del Complexo da Maré e di Costa Barros. Secondo il procuratore André Guilherme, autore delle indagini sui nuovi assetti criminali, i trafficanti paulisti starebbero già ‘battezzando’ i carioca al nuovo credo e il Primeiro Comando da Capital avrebbe già affiliati in 25 carceri dello stato di Rio. Ben prima dello scontro in cella di ottobre, la ‘Sarajevo’ del nuovo conflitto, il Pcc era infatti già attivo per arruolare i trafficanti delle varie città dello Stato di Rio e delle favelas carioca. Uno stravolgimento sullo scacchiera criminale che si è accelerato in poche settimane creando la situazione attuale quanto mai incandescente. Lo scontro ormai nazionale, interno ed esterno a tutti i carceri del Paese dove, tranne organizzazioni locali, tutti sono ascrivibili alla galassia Cv o Pcc è destinato ad esplodere pericolosamente.