Ci eravamo riproposti di non scrivere più coccodrilli per questo 2016. Non perché pensassimo non bisognasse rendere omaggio a cantanti, di questo ci occupiamo, in fondo, di musica, morti in questo che è ufficialmente il più brutto anno da quando qualcuno ha coniato il termine “musica leggera”, ma perché speravamo stupidamente che non ce ne fosse più bisogno. Ci illudevamo, in pratica, che i pochi giorni che ci dividono da qui alla fine dell’anno ci avrebbero risparmiato altri dolori, perché di dolore si deve parlare quando muore un cantante che ci ha regalato emozioni, bei momenti, canzoni destinate a corredare il nostro patrimonio culturale e emotivo.

Invece, così come un anno fa ci trovavamo a iniziare questa carrellata lunghissima e allucinante di morti, partendo da Lemmy, leader dei Mothorhead, proseguendo proprio il primo giorno del 2016 con Primo dei Cor Veleno e poi infilando uno dietro l’altro nomi giganteschi come David Bowie, Glenn Frey, Prince via via fino a Leonard Cohen, consapevoli che a citare solo pochi nomi, per dire, saltando un Keith Emerson o un Greg Lake, o la recentissima morte di Rick Parfitt degli Status Quo, giusto un paio di giorni fa, significa non dare giusto peso a morti che hanno davvero impoverito il nostro panorama musicale. Perché questo sta succedendo, questo è successo in questo terribile 2016, il mondo si è impoverito. Ci ha lasciati più tristi, più poveri, senza musica.

E l’ultima notizia arrivata nella tarda serata di Natale, la morte di George Michael, al pari di quelle menzionate, è davvero di quelle che lasciano senza fiato. Perché per molti di noi, forse per tutti, con George Michael muoiono definitivamente gli anni Ottanta, di cui è stato grande protagonista prima con gli Wham e poi da solista. A soli 53 anni muore una delle più belle voci del nostro pop, un artista che ha saputo interpretare alla perfezione un’epoca, e anche i cambiamenti culturali che da quell’epoca sono partiti. Con le sue canzoni abbiamo sognato, ballato, ci siamo baciati, abbiamo imparato a conoscere il nostro corpo e non solo il nostro. Con lui abbiamo scoperto che si poteva essere altro da quel che si sembrava, che si poteva sempre e comunque essere se stessi, alla faccia dei pregiudizi e delle gabbie. Con lui e con una voce che il soul ha prestato al pop, sentitevi Older o il duetto As con Mary J Blige per credere.

Oggi tutti parleranno di Last Christmas, canzone che da circa trent’anni, in effetti, è diventata simbolo laico e edonista di questa giornata, e in molti, tutti, parleremo di come sia tristemente ironico che George Michael sia morto serenamente nella sua casa, come dice lo stringato comunicato d circostanza, proprio oggi. Ma George Michael, la sua storia e la sua voce davvero si portano via gli anni Ottanta, e, speriamo, questo tremendo anno di merda. La terra ti sia lieve, Georgios Kyriacos Panayiotou.