La trattativa per il nuovo sistema di voto riparte dal passato: il Mattarellum. Archiviata la presunta legge elettorale “più bella del mondo”, come si sperticava a dire Matteo Renzi quando ancora i tempi erano più o meno d’oro, si aprono in Parlamento, per l’ennesima volta, i colloqui infiniti per modificare il sistema di voto. L’ex presidente del Consiglio davanti all’assemblea nazionale del Pd ha dettato la sua linea: il ritorno al sistema misto che “porta il nome del presidente della Repubblica” (75 per cento maggioritario, 25% proporzionale con collegi uninominali). Ci stanno, a parole: la minoranza del partito (addirittura c’è l’apertura di Roberto Speranza, quello di cui Giachetti ha detto “ha la faccia come il culo”); la Lega Nord (“Basta che si vada al voto il prima possibile”) e Fratelli d’Italia. Sull’altra sponda, almeno per il momento, Forza Italia, Area popolare (che per la cronaca è al governo) e Movimento 5 stelle. I berlusconiani da giorni martellano per il proporzionale, appoggiati anche dagli alfaniani. I grillini non si muovono dalle barricate: “E’ il mercato delle vacche. Noi vogliamo andare al voto subito con la legge elettorale che avrà il vaglio della Consulta”. E rilanciano uno dei soliti slogan: “Renzi fatti da parte”.

Renzi, dall’Italicum al Mattarellum. La minoranza apre, Orlando perplesso – Il Mattarellum è una vecchia conoscenza per il Partito democratico. E’ la legge, tanto per capirci, con cui Romano Prodi batte Silvio Berlusconi nel 1996 e la sinistra va al governo. Ma è anche la legge che era stata proposta da Roberto Giachetti quando faceva lo sciopero della fame contro il Porcellum e non è mai dispiaciuta neppure a Sel. Nei giorni scorsi è stata la senatrice Sandra Zampa a depositare una proposta di legge per il ritorno al Mattarellum. Oggi Renzi ha ottenuto il via libera dell’assemblea per ripartire proprio da lì: “Vogliamo giocare l’ultima possibilità di avere un sistema maggioritario o scivoliamo verso il proporzionale?”, ha detto. “Io vi propongo di andare a guardare le carte in modo esplicito sull’unica proposta che può essere realizzata in tempi brevi: è la proposta che porta il nome del presidente Sergio Mattarella. Io dico andiamo a vedere. Il Pd c’è. Lo chiedo a questa assemblea”. La minoranza del partito, in particolare i bersaniani, hanno deciso di non partecipare al voto dell’assemblea per non esprimersi contro perché a loro il Mattarellum piace e, pare, saranno disposti a discuterne seriamente. Tiepido, ma non lo esclude, anche il deputato Francesco Boccia: “Non sono contrario. Ma dove lo abbiamo discusso? In tre legislature ci sono stati otto governi con quella legge elettorale. Vogliamo discutere o no? E se dovesse essere il Mattarellum, con quali coalizioni? Smettiamola con la corsa a prescindere, fermiamoci, discutiamo”. Il capogruppo al Senato Luigi Zanda approva e chiede l’appoggio del Parlamento: “E’ una cosa seria per molte ragioni. Certamente per ragioni politiche perché, l’abbiamo sperimentato, con questo sistema ha vinto sia il centrosinistra che il centrodestra. Ma la prima ragione è che così si ricostruisce un rapporto solido, vero, forte tra i parlamentari e i cittadini che li eleggono. E questa è la base di ogni sano sistema democratico”. Chi esprime perplessità è il ministro della Giustizia Andrea Orlando: “Non ero contro l’Italicum perché apriva una deriva autoritaria ma perché ritenevo che in un sistema tripolare” sarebbe nato un tema di rappresentanza della maggioranza. “Nessuno vuole tornare al proporzionale puro ma mi chiedo se basta rispolverare il modello di maggioritario muscolare”. Il dubbio è la divisione tra “chi si porta sulle spalle la difesa del sistema e chi vive di contestazione del sistema: tutti si assumano un pezzo di responsabilità”.

Lega Nord e Fratelli d’Italia aprono – La prima apertura sul fronte delle opposizioni è quella del Carroccio: “Dico a Renzi”, ha commentato il segretario Matteo Salvini, “‘Scegli tu la legge elettorale che vuoi e andiamo a votare il prima possibileì. Se lui vuole il Mattarellum a me va benissimo”. E ha aggiunto: “Una cosa sola condivido con Renzi: il fatto che gli italiani debbano votare il prima possibile, con qualunque legge elettorale”. Le dichiarazioni sono arrivate direttamente dal gazebo della Lega Nord di via Suzzani a Milano, dove per tutto il giorno hanno raccolto le firme per una petizione proprio per le elezioni anticipate: “Scelgano loro. Hanno i numeri, hanno il presidente della Repubblica, la Corte costituzionale. Facciano in fretta. Io spero che ad aprile o a maggio gli italiani abbiano in mano la scheda elettorale per decidere il loro futuro”. Favorevole anche la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: “Renzi dice che l’opposizione fa melina sulla legge elettorale e che ci vuole un articolo per riproporre il Mattarellum. Se è vero ci vogliono anche due settimane per approvarlo. Quindi caro Renzi a Fratelli d’Italia va più che bene se significa che a gennaio si sciolgono le Camere ed entro marzo si va a votare. Prendi questo impegno, per quanto possa valere la tua parola, e per noi va bene qualsiasi legge elettorale”.

La freddezza di Forza Italia: “Renzi è un baro” – La proposta del presidente del Consiglio raccoglie il gelo di Forza Italia, al momento più propensa per un modello che le consenta di tenersi le mani libere dopo le elezioni e quindi per un proporzionale. “Si è detto”, ha ricordato il capogruppo alla Camera Renato Brunetta, “che in Parlamento si deve trovare la più ampia maggioranza possibile per cambiare la legge elettorale, e io credo che con un baro come Renzi non si possa trovare alcun accordo se il suo stile è sempre lo stesso, cioè di dire, come ha fatto oggi: ‘il Matterellum, prendere o lasciare'”. All’attacco anche Maurizio Gasparri: “Il Mattarellum non ci vede d’accordo. Niente riciclaggi con paracadutati nei collegi sicuri. Strada impossibile. Pensiamo ad altro. Stop”. E’ un po’ quello che è stato definito il progetto nel cassetto di Silvio Berlusconi: trattare per modificare la legge elettorale ed arrivare ad un sistema proporzionale che consenta al leader azzurro di dare attuazione al piano B: cioè sganciarsi dai cosiddetti ‘lepenisti’ Matteo Salvini e Giorgia Meloni, giocarsi una partita solitaria alle elezioni e poi tornare al governo con le larghe intese. Tutte strategie di cui però ritiene prematuro discutere apertamente. Contraria anche Ap: “Diciamo con chiarezza”, ha dichiarato Maurizio Lupi presidente dei deputati di Area popolare, “che per noi il Mattarellum non va bene, in un contesto tripolare con il rischio di ulteriori frammentazioni darebbe luogo a un Parlamento in cui la volontà popolare espressa con il voto risulterebbe scarsamente rappresentata a esclusivo vantaggio della governabilità. Riteniamo più corretto un sistema proporzionale a turno unico con un premio di maggioranza alla coalizione vincente”. Dello stesso parere il segretario dell’Unione Popolare Cristiana (Upc) Antonio Satta: “Per me è utile una legge elettorale che punti sul proporzionale, bisogna dare la possibilità a tutti i cittadini di scegliere i loro rappresentanti”.

M5s: “Al voto subito” – Chi non si sogna nemmeno di sedersi al tavolo con i partiti per discutere di legge elettorale è il Movimento 5 stelle. Beppe Grillo sul blog ha ribadito che per i suoi l’obiettivo è uno solo: le elezioni al più presto. “Hai perso perché sei bugiardo”, ha scritto rivolto a Renzi, “e gli italiani lo sanno. Non hai avuto neppure l’accortezza di fare un bagno di umiltà. Ti sei ripresentato al popolo con l’arroganza di sempre”. Ora, conclude, “mantieni la promessa, fatti da parte, accetta uno di quei lavori che dici che ti abbiano offerto. Noi vogliamo andare al voto subito, con una legge elettorale che abbia il vaglio della Consulta che si esprimerà il 24 gennaio. Tu vuoi aprire il mercato delle vacche e allungare il brodo per discussioni infinite sulla legge elettorale? Risparmiarcelo”. Il deputato Danilo Toninelli su Facebook è andato oltre: “Mattarella, su ordine di Ue, Bce e Germania, spaventate che il M5s possa andare al governo nello stesso anno delle temute elezioni in Francia e nella stessa Germania, avrebbe intenzione di sciogliere le Camere e permettere ai cittadini di votare solo nel 2018, impedendo loro di esprimersi dopo la netta bocciatura data a Renzi e ai suoi loschi parlamentari (che oltretutto, così, potranno avere la tanto agognata pensione d’oro a spese dei cittadini)”. E ha concluso: “Questo è un autentico attentato alla Democrazia! Dobbiamo stare tutti molto attenti e rimanere uniti se non vogliamo lasciare nuovamente a questi bulimici del potere il destino del nostro Paese”.

Mattarellum, cos’è e come funziona – Il Mattarellum, spiega l’agenzia Ansa, è un sistema elettorale a turno unico, che prevede un mix di maggioritario e proporzionale. Entrato in vigore a seguito del referendum sulla preferenza unica nel 1993, è basato sulla ripartizione del 75% dei seggi con il sistema maggioritario e il restante 25% con il proporzionale, il recupero proporzionale dei più votati non eletti per il Senato, attraverso un meccanismo di calcolo denominato “scorporo“. La legge prevede anche una soglia si sbarramento del 4% ma solo alla Camera. Il Mattarellum ha sostituito il sistema proporzionale puro, che era stato introdotto nel 1946, ed è rimasto in vigore fino al 2006, quando è stato soppiantato dal cosidetto Porcellum, la legge così denominata dal suo ‘inventorè, l’allora ministro per le Riforme, Roberto Calderoli. Alla Camera meccanismo è basato su 475 collegi uninominali e 232 al Senato, nei quali risulta eletto il candidato che raccoglie il maggior numero di voti. Per la Camera l’elettore vota su un’altra scheda con cui si assegnano i 155 seggi proporzionali, ai quali possono accedere solo i partiti che superano la soglia di sbarramento del 4%. In base a dei quozienti venivano poi stabiliti i seggi che spettavano a ciascuna lista. Al Senato, gli altri 83 seggi sono attribuiti su base regionale, secondo un metodo particolare, che era detto delle “migliori medie”. Tallone d’Achille del Mattarellum è che non garantisce maggioranze certe e non esclude la vittoria di uno schieramento alla Camera diverso da quello del Senato.