“L’Italia è un’economia forte, non aperta a scorribande”. Nel suo discorso alla Camera, il nuovo premier Paolo Gentiloni ha limitato a poche parole il monito ai raider che vogliono conquistare il mercato italiano. L’ex ministro delle Comunicazioni non è entrato nel tema della scalata ostile di Vivendi su Mediaset di cui i francesi hanno già il 12,32 per cento. Né sulle conseguenze che potrebbe generare l’eventuale passaggio di Cologno Monzese (+32,7% il botto in Borsa all’indomani della notizia) nelle mani di in un gruppo europeo con il conseguente isolamento della Rai. Tutto questo peraltro in assenza di una legge sul conflitto d’interessi. Il nuovo governo tocca la questione solo di traverso sapendo però di aver a che fare con Vincent Bolloré, uno dei raider finanziari più temuti del Vecchio Continente. E soprattutto il finanziere bretone che, socio di Mediobanca, è diventato primo azionista di Telecom senza aver concordato l’operazione con l’ex premier Matteo Renzi e senza che la politica italiana muovesse una foglia per tracciare il futuro dell’ex monopolista di Stato, strategico per lo sviluppo della banda larga.

Eppure l’argomento è decisamente caldo. Lo testimonia il fatto che Fininvest, la finanziaria con cui la famiglia Berlusconi controlla Mediaset, ha presentato una denuncia alla procura di Milano contro Vivendi per manipolazione di mercato. “La società francese ha dichiarato di voler raggiungere il 20% del capitale di Mediaset – si legge in una nota – Un disegno che appare ancora più grave oggi in quanto il voltafaccia estivo (sull’acquisto della pay-tv Premium, ndr) ha provocato una perdita di valore di Borsa della società di circa il 30%, perdita di cui Vivendi si avvantaggia oggi investendo massicciamente sul mercato”. Quanto basta, insomma, per destare anche l’attenzione di Agcom e di Consob, che già in passato ha bacchettato Bolloré per manipolazione di mercato nella vicenda del riassetto della Premafin dei Ligresti.

“Questa è solo la prima pagina di una nuova storia”, è stato il commento alla scalata degli analisti di Mediobanca, di cui Bolloré é il primo socio privato e Berlusconi è azionista attraverso Fininvest. “Questo sembra il modello tipico di Bolloré: acquisire una piccola partecipazione, poi salire e quindi cercare di influenzare la direzione della società”, proseguono da Piazzetta Cuccia. Questa volta però Bolloré avrà di fronte un’azionista ingombrante che se da un lato vuole garantire un futuro internazionale a Mediaset, dall’altro ha intenzione di vendere cara la pelle e mantenere un ruolo nella plancia di comando della “media company europea” immaginata da Bolloré. L’impressione è dunque che, nel braccio di ferro fra Vivendi e Mediaset, l’incognita più grande sia la politica italiana e la sua debolezza nel prendere posizione su dossier strategici. Soprattutto con grandi investitori come Bolloré che, attraverso Mediobanca, influenza le Generali, una pedina chiave nel tentativo di salvataggio di mercato del Monte dei Paschi di Siena.