Uccisi e appesi ai lampioni, con indosso una tuta arancione e la scritta rossa ‘traditori e agenti dell’Isf‘. È la sorte che i jihadisti dell’Isis hanno riservato ad almeno 40 civili, accusati di tradimento o di far parte delle forze di sicurezza irachene. Gli omicidi sono avvenuti martedì 8 novembre, riferisce la commissione per i diritti umani dell’Onu, e i cadaveri sono stati appesi in diversi distretti di Mosul, dove l’esercito di Baghdad sta continuando a combattere per strappare le città dal controllo dell’Isis. A ordinare l’uccisione sono stati dei tribunali auto-nominati, che applicano la legge nei quartieri ancora sotto la gestione del Califfato.

Sempre seguendo le indicazioni di questi tribunali, un’altra persona è stata uccisa nel quartiere di Bab al-Jideed perché sorpresa a usare un telefonino, in violazione del divieto imposto dagli integralisti. Il rapporto delle Nazioni Unite racconta poi di 20 uomini uccisi a colpi di pistola mercoledì 9 novembre nella base militare di Ghabat, a nord di Mosul, perché accusati di fuga di informazioni. La portavoce dell’Onu ha espresso preoccupazioni per l’utilizzo di ragazzini da parte dell’Isis, dopo la diffusione di un video in cui si vedono bambini uccidere 4 persone accusate di spionaggio.

Le Nazioni Unite affermano anche che i jihadisti hanno trasferito in maniera forzata centinaia di civili, tra cui moltissime donne, nella zona di Tellafar, a ovest di Mosul. Le donne, secondo le informazioni, sono per lo più curde e yazide, due comunità considerate bersaglio dei miliziani. Mentre Amnesty International il 10 novembre aveva denunciato brutalità anche da parte degli iracheni: “Hanno eseguito diverse uccisioni illegali, catturando e poi uccidendo deliberatamente a sangue freddo residenti di villaggi a sud di Mosul”.

Prosegue intanto l’offensiva dell’esercito iracheno e dei Peshmerga curdi, sostenuti dall’aviazione della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti: secondo fonti locali vicine alla zona del fronte, si combatte casa per casa nei quartieri periferici a sud-est del centro cittadino. Le fonti affermano che le forze governative tentano di farsi strada nel quartiere di Qadisiya e Zuhur e di stabilizzare la loro presenza a Tahrir, a est e nord-est del centro di Mosul.