Il presidente francese parla di incertezza, quello del Parlamento europeo dice che le relazioni cambieranno. Ma al momento il resto del mondo si congratula con Donald Trump, eletto alla Casa Bianca, comprese Germania e la Gran Bretagna post Brexit. “Questa elezione americana apre un periodo di incertezza. Va affrontata con lucidità e chiarezza” dice François Hollande. Bisogna essere “vigili e sinceri” con il partner Usa, ha precisato Hollande, congratulandosi “com’è naturale che sia” con il candidato repubblicano. Poco prima però la reazione francese era stata ancora più allarmata: “È la fine di un’’epoca, quella del neoliberalismo. Bisogna capire cosa verrà dopo – aveva scritto in un tweet poi cancellato da Gérard Araud, l’ambasciatore di Francia negli Stati Uniti – Dopo la Brexit e questa elezione ormai tutto è possibile. Un mondo crolla davanti ai nostri occhi. Una vertigine”.

Anche il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, commenta con durezza il voto Usa: “Sicuramente la relazione transatlantica diventerà più difficile”. Schulz, intervistato dal primo canale pubblico tedesco Ard, ha fatto un parallelo con “le grandi paure” suscitate da Ronald Reagan e ha premesso che “il sistema degli Stati Uniti è forte abbastanza per reggere un presidente Donald Trump e integrarlo”. Nel congratularsi ha espresso la “speranza che rispetterà i diritti e le regole fondamentali. Questo è un momento difficile nelle relazioni Usa-Ue ma Trump merita pieno rispetto. Le campagne elettorali sono cosa diversa dalla politica, spero che ora ci sia un ritorno alla razionalità e che Trump si attenga alla costituzione americana. Noi siamo pronti a collaborare”.

Da Teheran arriva un avvertimento: “Sebbene Iran e Stati Uniti non abbiano legami politici, gli Usa dovrebbero attuare ciò che hanno accettato secondo le regole internazionali con l’accordo sul nucleare (Jcpoa)” dichiara il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif alla tv di Stato: “Noi non interferiamo negli affari interni di altri Paesi, è la scelta del popolo americano, ma chiunque sia il presidente degli Stati Uniti dovrebbe impegnarsi a conoscere le realtà del mondo, così come la nostra regione, e affrontare i problemi con realismo”. “Il risultato delle elezioni negli Stati Uniti non ha alcun effetto sulle politiche della Repubblica islamica dell’Iran” ha detto il presidente iraniano, Hassan Rohani, nel corso di una riunione di gabinetto riportata nel sito ufficiale della presidenza. Per Rohani, “il risultato dell’elezione indica instabilità all’interno degli Usa e sarà necessario un lungo tempo per la rimozione di questi problemi e differenze interni”.

Trapela preoccupazione anche nella dichiarazione del Vaticano: “Prendiamo nota con rispetto della scelta espressa dal popolo americano, che mi dicono anche essere stata caratterizzata da una forte affluenza alle urne. E poi facciamo gli auguri al nuovo presidente, perché il suo servizio possa essere fruttuoso e assicuro anche la nostra preghiera che lo illumini e lo sostenga nel servizio della sua patria ma anche nel servizio del benessere e della pace nel mondo: c’è bisogno di lavorare tutti per cambiare la situazione mondiale che è di grande lacerazione” fa sapere il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. “L’Italia continuerà con l’amicizia e la collaborazione con gli usa, queste cose non cambiano, così come non cambia la nostra contrarietà al protezionismo e alle chiusure – afferma il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni intervenendo a Radio Anch’io- La vittoria di Donald Trump è un fatto importantissimo che cambierà molte cose nel mondo”.

Da Berlino arriva pieno riconoscimento e un’offerta di collaborazione. “Germania e gli Usa sono legati da valori comuni e la Germania offre a Donald Trump una “stretta collaborazione” dice la cancelliera Angela Merkel congratulandosi per la sua elezione. La ministra della Difesa tedesca, Ursula von der Leyen, parlando in tv definisce “un forte choc”. “Gran Bretagna e Stati Uniti rimarranno “partner stretti e vicini” assicura la premier britannica Theresa May che si augura di parlare della “relazione speciale” fra i due Paesi “nella prima occasione possibile”. Il premier olandese, Mark Rutte, ha invitato il repubblicano a lavorare insieme per un mondo “più sicuro e prospero”. “Come alleati e partner, Olanda e Stati Uniti lavoreranno da vicino e congiuntamente per creare un mondo più sicuro e prospero”. Il presidente del Portogallo, Marcelo Rebelo de Sousa, ha augurato “successo nello svolgimento delle sue funzioni” ricordando “i legami di amicizia tra il Portogallo e gli Stati uniti, oltre che la significativa comunità di lusitani che risiedono negli Stati Uniti”.

Più che attese le felicitazioni del presidente russo Vladimir Putin: “Abbiamo sentito le dichiarazioni elettorali dell’allora candidato alla Casa Bianca Donald Trump mirate a ripristinare i rapporti fra la Russia e gli Usa. Noi capiamo e ci rendiamo conto che sarà un percorso difficile dato il deterioramento in cui si trovano le nostre relazioni. La Russia è pronta a far la sua parte e desidera ricostruire i rapporti a pieno titolo con gli Usa”. Anche la Duma ha accolto la notizia della vittoria del miliardario con un fragoroso applauso. 

Esulta il premier conservatore ungherese Viktor Orban: “Che magnifica notizia. La democrazia è ancora viva”. Anche I premier spagnolo Mariano Rajoy si è congratulato con il neo-presidente Usa Donald Trump per la vittoria ottenuta alle elezioni americane: “Continueremo a lavorare per rafforzare le relazioni che ci uniscono agli Usa, un socio indispensabile” ha scritto su Twitter. Il nuovo ministro degli esteri di Madrid Alfonso Dastis ha inoltre affermato che ci sono “eccellenti prospettive” per lo sviluppo delle buone relazioni fra Spagna e Usa.

Il presidente cinese Xi Jinping ha inviato un messaggio di congratulazioni affermando di voler lavorare con lui nel rispetto del “win-win principle”, vale a dire di una collaborazione vantaggiosa per entrambe le parti. Anche Ankara si felicita e presenta subito il conto: “Ci congratuliamo con Trump. Invito apertamente il nuovo presidente all’estradizione urgente di Fethullah Gulen, la mente, l’esecutore e l’autore dello scellerato tentativo di colpo di stato del 15 luglio” dichiara il premier di Binali Yildirim, dopo l’elezione di Donald Trump alla presidenza Usa, sottolineando che la consegna di Gulen alle autorità turche potrebbe rappresentare un “nuovo inizio” nelle relazioni tra i due Paesi, già segnate da una “partnership strategica”. Il primo ministro iracheno, Haider al-Abadi, si è congratulato “per la vittoria alle elezioni presidenziali Usa” e ha auspicato che l’Iraq continui a ricevere il sostegno internazionale e degli Usa nella lotta contro il terrorismo, mentre prosegue l’offensiva delle forze governative irachene per liberare Mosul dal sedicente Stato islamico.  “Confidiamo che il mondo e gli Stati Uniti continuino a sostenere l’Iraq, schierandosi dalla sua parte, nel suo scontro con il terrorismo”, ha dichiarato Abadi una nota pubblicata sul suo sito web. “Il terrorismo non minaccia solo l’Iraq, ma il mondo intero”.

Le autorità politiche di Tobruk in Libia si sono “congratulate” con Trump per la vittoria in “questa fase delicata che attraversano la regione mediorientale ed il mondo” e hanno “espresso il desiderio che gli Usa accordino un maggiore interesse alla questione libica, dominata dal terrorismo. Questo dossier era prioritario nella vostra campagna elettorale”. In un comunicato si legge che si aspira a una “relazione solida con gli Usa basata sul rispetto reciproco nell’interesse dei due popoli amici“.

“È un amico sincero dello stato di Israele. Agiremo insieme per portare avanti la sicurezza, la stabilità e la pace nella nostra regione – ha detto il premier Benyamin Netanyahu che si è felicitato con il presidente eletto – Il forte legame tra Usa e Israele si basa su valori, interessi e destino comuni. Sono sicuro che Trump ed io – ha concluso – continueremo a rafforzare l’alleanza speciale tra i due paesi e la eleveremo a nuove vette”. I complimenti per Trump sono arrivati anche dal presidente palestinese Mahmoud Abbas. In una nota, diffusa dall’agenzia stampa ufficiale Wafa, Abbas dice di sperare che “la pace possa essere raggiunta durante il suo mandato”.

In un messaggio, di cui riferisce l’agenzia di stampa Spa, il principe ereditario dell’Arabia Saudita, vice ministro e ministro dell’Interno Mohammed bin Naif bin Abdulaziz fa a Trump “le migliori congratulazioni” e augura a lui “buona salute e felicità” e “al popolo amico americano augura ulteriore progresso e prosperità”.

Anche il primo ministro pachistano, Nawaz Sharif, si è congratulato affermando che la relazione con Washington è “vitale” per mantenere la pace nella regione. “È nostra profonda convinzione che una relazione forte tra i due Paesi sia vitale per la pace, la sicurezza e la stabilità della regione”. Il presidente dell’Afganistan, Ashraf Ghani, ha espresso fiducia nel fatto che continuerà ad aumentare la collaborazione con Washington, che mantiene nel Paese asiatico circa 10mila soldati per l’addestramento nella lotta contro il terrorismo. “Il governo afghano spera che con una collaborazione stretta con il nuovo presidente degli Stati Uniti le relazioni fra i due Paesi possano svilupparsi più che in passato a beneficio di entrambi”. Il premier giapponese Shinzo Abe ha inviato un messaggio di congratulazioni al nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump, definendo l’alleanza tra i due paesi “inamovibile”. Anche dall’emisfero australe arrivano le congratulazioni: il primo ministro australiano Malcolm Turnbull dice “gli americani sanno che non hanno alleato più forte, migliore amico, che in Australia“.

“Sono certo che non cambia nulla nelle relazioni tra Brasile e Stati Uniti” ha scritto su Twitter il presidente brasiliano, Michel Temer: “La relazione del Brasile con gli Stati Uniti e gli altri Paesi è istituzionale, ovvero, tra stato e stato. È chiaro che il nuovo presidente dovrà tenere conto delle aspirazioni di tutto il popolo americano”. Il premier canadese Justin Trudeau si è congratulato: “Il Canada non ha un amico, un partner e un alleato più stretto degli Stati Uniti”. Il presidente del Messico, Enrique Pena Nieto, ha telefonato a Trump, e dice di aver concordato un incontro prima dell’inizio del suo mandato, il 20 gennaio prossimo. Il capo di Stato aveva già scelto una linea moderata e via Twitter si era complimentato con gli Stati Uniti per il “processo elettorale”. Un messaggio estremamente cauto: “Il Messico e gli Stati Uniti sono amici, partner e alleati che dovrebbero continuare a collaborare per la competitività e lo sviluppo del Nord America”. Un commento sulle accuse mosse da Trump nei confronti dei migranti irregolari, in particolare messicani, arriva da parte del vice ministro dell’Interno del Messico, Humberto Roque Villanueva: “Le espulsioni di migranti messicani senza documenti dagli Stati Uniti potrebbero iniziare ad aumentare quando il presidente eletto Donald Trump assumerà l’incarico, ma il processo non dovrebbe iniziare presto”.