Un derby tra “cinismo e speranza”, “rabbia e proposta”, “nostalgia e futuro” e non “tra due Italie, ma tra due gruppi dirigenti”. E i nemici sono pure dentro il partito, di quelli che usano il No come una rivincita e vogliano la fine del Pd. Matteo Renzi ha scelto il palco della settima Leopolda per dare la volata alla campagna per il referendum sulla Costituzione del 4 dicembre. Perché il comizio davanti ai suoi più fedeli è forse una delle ultime occasioni per ringalluzzirsi davvero prima di affrontare la salita delle prossime settimane: “Non ditelo in giro ma io credo che vincerà il Sì'”. E quindi largo alle sparate a zero e alle metafore sul bene e il male contrapposti in vista dello scontro decisivo: alla fine scappa la penna e torna pure la tanto vituperata personalizzazione della campagna elettorale, ma per oggi sembrano perdonarglielo un po’ tutti. In prima fila ad ascoltare la moglie Agnese, la ministra Maria Elena Boschi e l’amico ritrovato Matteo Richetti, in tasca l’accordo sull’Italicum con l’esponente della minoranza Gianni Cuperlo e alle spalle la scenografia con la parola che preferisce: “futuro”. Il presidente del Consiglio ha parlato a una platea di renziani doc e sostenitori del governo più o meno recenti e ha demolito tutti quelli che per lui sono i nemici. L’attacco che ha fatto più rumore, quello contro la minoranza Pd: “Il concetto della ditta quando ci sono loro e dell’anarchia quando ci sono gli altri andrebbe spiegato”, ha detto. “Usano il No per la rivincita dopo che hanno perso il congresso”. Gli hanno risposto i cori “fuori, fuori” e d’un tratto la pax con i dissidenti è andata in fumo senza possibilità d’appello. Perché il fronte del No è composto secondo Renzi da chi “vuole difendere privilegi e la possibilità di tornare al potere”, “gente che se la metti in una stanza e chiedi loro un’idea comune non escono più”. Il 2017 sarà, ha detto il leader Pd, “un anno decisivo”: “Volete arrivarci con un’Italia delle idee o con un ‘governicchio tecnichicchio‘?”.

I nemici per il leader Pd sono loro: quelli che vogliono ancora il “Paese del Gattopardo”. Quindi non solo la minoranza dem, ma anche il Movimento 5 stelle (“Perché non serve essere onesti, ma agire onestamente”), Silvio Berlusconi (“Ha paura della deriva autoritaria, meraviglioso…”) e il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio (“Quelli che quando c’è da scrivere sono delle iene e quando sono davanti a te non riescono a guardarti negli occhi”). Poi naturalmente Massimo D’Alema, l’ex presidente del Consiglio tanto detestato tra i leopoldini doc che hanno infatti reagito con i fischi: “La riforma noi l’avremmo fatta meglio. E perché non l’hai fatta in questi trent’anni?”.

La tre giorni di lavori a Firenze è stata dedicata soprattutto alla riforma della Costituzione. Sabato 5 novembre la ministra Boschi e il deputato Richetti hanno moderato il processo alla legge smontando quelle che per loro sono le bufale del No. Poi naturalmente i tavoli di lavoro con mezzo governo impegnato nel moderare i panel e la sfilata di volti più o meno pop che per i renziani incarnano l’Italia del nuovo: vedi l’imprenditore del cachemire Brunello Cucinelli, il conduttore Costantino della Gherardesca e lo psicoanalista Massimo Recalcati. Al centro anche le regioni colpite dal terremoto, rappresentate da alcuni sindaci. “A loro dico ricostruire le scuole, perché i fondi per l’edilizia scolastica saranno fuori dal patto di stabilità. I nostri figli valgono più dei funzionari di Bruxelles”.

“Il referendum è un derby tra passato e futuro” – Oggi è stato il grande ritorno dello schema del nuovo contro il vecchio, esemplificato nell’immagine del derby tra passato e futuro. Renzi ha esortato i suoi ad agire, perché il fare dovrebbe essere ciò che li distingue da chi parla soltanto. “Non siamo quelli che possono soltanto dire faremo, faremo. Dobbiamo dire con chiarezza quello che abbiamo fatto in un anno. Non serve dire ‘onestà’, ma agire onestamente”. Il riferimento è ai 5 stelle, tra i principali nemici politici. E poi il ritorno sul appuntamento elettorale del 4 dicembre: “C’è un referendum che è un derby tra passato e futuro, tra cinismo e speranza, tra la nostalgia e il domani. Lo possiamo spiegare nel merito quanto vi pare: abbiamo smascherato le bufale. Noi abbiamo un’unica possibilità: recuperare la dimensione forte e bella della politica andando non soltanto casa per casa, ma incontro alla gente. Questo futuro non riguarda noi, ma un Paese che deve scegliere se essere la patria del Gattopardo o dell’innovazione, la patria dell’ennesima occasione perduta oppure no”. Renzi ha ostentato tranquillità nonostante i sondaggi diano il Sì testa a testa con il No (“Io sono convinto di vincere, ma zitti non ditelo in giro…”) e ha attaccato direttamente il fronte di chi è contrario alla riforma: “Non ci sono due Italie: l’Italia è unica e bellissima. Ci sono due diversi gruppi dirigenti: quelli del Sì e quelli del No. Quelli del Sì hanno un’idea e un progetto. Quelli del No se li chiudi in una stanza non escono più: non hanno un’idea in comune”. Il leader dem ha argomentato il fatto che i contrari hanno un’interesse specifico nel far fallire il progetto di cambiamento: “Per loro il referendum serve a bloccare tutto ciò che, partendo da qui, abbiamo fatto. Dicono di difendere la Costituzione, ma stanno cercando di difendere solo i loro privilegi e la possibilità di tornare al potere. Sanno che il 4 dicembre è l’ultima occasione per tornare in pista”. Quindi l’attacco diretto al Movimento 5 stelle: “Grillo ha detto che la riforma costituzionale non l’ha nemmeno studiata e allora se l’è fatta spiegare da Di Maio che non l’ha nemmeno capita e ha confuso Cile con Venezuela”.  Quanto all’altro avversario politico Massimo D’Alema, più volte evocato durante la tre giorni renziana, ha aggiunto: “D’Alema dice: la riforma noi l’avremmo fatta meglio. E perché non l’hai fatta in questi trent’anni?”. Infine Silvio Berlusconi: “Ha detto che questa riforma rischia di creare un uomo solo al comando. E poi mi dite perché Berlusconi ti sta così simpatico? Ma è meravigliosa… Avevano fatto una riforma in cui il presidente del Consiglio poteva persino sciogliere le camere. Noi non abbiamo messo un potere in più al presidente del Consiglio. Abbiamo aumentato il potere ai cittadini, con le iniziative di legge popolare. E noi saremmo quelli della dittatura?”. E’ questo per Renzi il fronte che vuole “l’immobilismo” e “la palude”: “Hanno detto tutti che bisognava superare il bicameralismo paritario, che bisognava ridurre i politici, che le riforme erano la condizione per far ripartire il Paese. Lo hanno detto per trent’anni e quando lo abbiamo fatto hanno detto, come Ciriaco De Mita, che era frettolosa”.

“Parte del Pd usa il referendum come lo strumento per la rivincita dopo che ha perso il congresso” – Le energie di Renzi di oggi però sono andate soprattutto per attaccare la minoranza dem. Forte della mediazione con Cuperlo e del sostegno di una platea di fedelissimi, ha potuto rivendicare il ruolo del leader che ha cercato una mediazione che però dall’altra parte non tutti hanno colto. Vedi Bersani e i suoi che continuano convinti per il No. “Il concetto della ditta quando ci sono loro e dell’anarchia quando ci sono gli altri andrebbe spiegato”. Un discorso accolto dalla platea con i cori “fuori, fuori”. “C’è gente”, ha continuato, “che ha votato sì sei volte e poi diventa il capo del No del proprio partito. C’è un po’ di amarezza perché in parte tra i nostri è prevalsa la tradizionale volontà non tafazziana, sarebbe troppo semplice dire che è farsi del male da soli, ma è prevalso il messaggio che gli stessi che 18 anni fa decretarono la fine dell’Ulivo perché non erano loro a comandare la sinistra stanno decretando la fine del Pd perché hanno perso un congresso e usano il referendum come lo strumento per la rivincita. Con rispetto, umiltà ma decisione non ve lo consentiremo”.

“2017 anno fondamentale, volete arrivarci con un governicchio tecnicicchio?” – Per Renzi quello che si apre è un anno decisivo per l’Italia e di fatto, ha ammesso, dal referendum dipenderà anche : “Il nostro 2017 potrebbe essere un anno meravigliosamente difficile ma meravigliosamente bello: l’anno della svolta per l’Italia e l’Europa, a partire dall’appuntamento del 25 marzo 2017 sui trattati Ue. A quel governo volete arrivarci con un’Italia delle idee o con un ‘governicchio tecnichicchio‘? Con un’Italia che guarda all’Europa o con una classe dirigente politica che non può che continuare a fallire?”. Quindi l’appello per i prossimi 28 giorni di campagna elettorale: “Il derby è tra il canto di speranza per i nostri figli o la cultura della rassegnazione e piagnistei che ha visto l’Italia bloccata per la responsabilità di una classe dirigente che ora vuole tornare ma ha fatto schizzare il debito pubblico. Il derby è tutto lì, tra chi non vuole cambiare nulla e un 2017 come anno della ripresa”.

“Viviamo il tempo dell’odio, noi stiamo con le forze dell’ordine” – Il presidente del Consiglio nel suo discorso ha quindi condannato gli scontri avvenuti nella manifestazioni di ieri pomeriggio a Firenze: “Viviamo il tempo dell’odio”, ha detto associando le contestazioni ancora una volta alla mobilitazione per il No. “Lo abbiamo visto in piazza San Marco perché quando si dice di voler difendere la Costituzione ci si incappuccia, si prende un cartello stradale e lo si batte in testa ai poliziotti, non si sta difendendo la Costituzione si stanno offendendo le istituzioni e noi siamo dalla parte della polizia e dei carabinieri che non meritano di essere insultati”.

“Stiamo restituendo credibilità all’Italia” – Una delle carte più utilizzate da Renzi è stata ancora una volta quella della rinnovata credibilità internazionale e di un nuovo presunto potere nei tavoli che contano fuori dai confini: “Il prestigio internazionale dell’Italia era a zero, la nostra presenza in Europa era accompagnata da una barzelletta, una risatina sugli italiani, ti guardavano con gli occhi strani. Stiamo restituendo all’Italia ciò che merita perché l’Italia non è un racconto stereotipato. Ma per farlo abbiamo dovuto cambiare un gruppo dirigente che ci aveva messo in quella dimensione. Se è tornato a crescere l’export lo si deve anche al fatto che oggi la politica è più credibile. C’è finalmente un dato di cambiamento in Italia”. Nel corso del suo discorso Renzi è tornato anche ad attaccare Bruxelles: “Oggi l’Europa vive una delle stagioni più complicate della propria storia. Non sappiamo come andranno le elezioni in Francia, in Olanda dove il populismo rischia di essere il primo partito. Noi non diciamo più ‘ce lo chiede l’Europa’, non la consideriamo un luogo dove andare a prendere ordini ma dove andare a costruire un’Europa diversa. In questa fase su crescita e immigrazione non siamo più soli”.

“Soldi per le scuole fuori dal patto di stabilità” – Il tema con cui ha esordito il leader Pd è stato quello dell’emergenza terremoto, annunciando la sua formula per la ricostruzione. A questo proposito ha detto che le spese per l’edilizia scolastica sono fuori dal patto di stabilità “perché i nostri figli valgono più dei funzionari di Bruxelles. Sindaci tornate a progettare scuole: tutte le spese saranno fuori dal patto di stabilità. Che piaccia o meno a Bruxelles”. Il presidente del Consiglio ha chiuso la settima edizione della kermesse renziana parlando del sisma e ha messo in primo piano quella che per lui è la priorità da affrontare: la ricostruzione. Un’emergenza da risolvere con un nuovo spirito “perché la ricostruzione è il minimo”: “L’Italia deve tornare ad avere una strategia di prevenzione che serva per le prossime generazioni”, ha detto. “Abbiamo aperto questa manifestazione con il pensiero agli uomini e alle donne che stanno in Lazio e in Umbria e nelle Marche. Qui stamattina c’è stato un blackout per un fulmine, pensate cosa vuol dire per gli sfollati. A loro vogliamo dire che saremo capaci di ricostruire, faremo di tutto perché quel sentimento di orgoglio venga fuori. 238 persone sono state estratte vive: non era mai accaduto in Europa e significa che l’Italia ha risposto immediatamente”. Per fare questo secondo Renzi “rispondere all’emergenza non basta”: “Se vogliamo essere coerenti con la frase ‘adesso il futuro’ dobbiamo guardarci negli occhi: va bene dire che lo Stato c’è e che non si mette dalla parte di quelli che usano gli effetti speciali. Quelli che pensano al terremoto come il set di un grande show. Sappiamo che questo è il minimo: a ricostruire sono capaci tutti. Noi dobbiamo prendere atto di questo terremoto e ricostruire davvero una diversa filosofia dell’Italia”. Il segretario Pd ha anche criticato una vignetta satirica di Vauro in cui si invocava una scossa di terremoto anche alla Leopolda: “Il vignettista si domandi se offende noi o le famiglie delle vittime del terremoto che devono convivere con un’assenza. Si domandi se non sia una cosa riprovevole offendere chi non ha più un caro”, ha detto tra gli applausi.