“Non sono un suo grande fan”. Joe Biden, il vice presidente, ha la fama di uno che parla chiaro. Lo ha fatto anche questa volta, liquidando Anthony Weiner con una battuta stringata che dice tutto. Biden riassume peraltro l’opinione della quasi totalità del partito democratico. “E’ come un mostro dei film dell’orrore – spiega il reverendo Al Sharpton – Ogni volta che pensi sia morto, ritorna”. E Carolyn B. Maloney, deputata della città di New York, dice che si trovava in taxi quando sul cellulare le è arrivata la notizia del coinvolgimento di Wiener nello scandalo email. “Oh no, ancora lui, non è possibile”, dice di aver pensato.

I democratici credevano di essersi liberati, una volta per tutte, dell’incubo Weiner. E invece l’ex deputato ed ex bella speranza del partito ritorna sulle prime pagine dei giornali per una vicenda che potrebbe costare a Hillary Clinton la presidenza. E’ infatti sul computer condiviso da Huma Abedin, la principale collaboratrice di Clinton, e dal suo ex marito, Weiner appunto, che gli agenti dell’Fbi hanno trovato centinaia di mail inviate dall’account privato di Clinton quando questa era Segretario di stato. La scoperta è stata casuale. I federali seguivano infatti un’altra pista: quella dei messaggi erotici scambiati da Weiner con una quindicenne del North Carolina.

C’è un detto a Washington, secondo il quale i repubblicani si mettono nei guai per i soldi e i democratici per il sesso. La frase potrebbe essere aggiornata, ora che Donald Trump è il candidato repubblicano, ma vale sicuramente per Weiner, distrutto politicamente per l’abitudine di mandare foto e messaggi dall’esplicito contenuto sessuale. Il sexting compulsivo si rivelò una prima volta nel 2011. Dal suo account Twitter, Weiner inviò a una donna una foto dei genitali avvolti nelle mutande. Dopo un iniziale diniego, e l’accusa di aver subito un hackeraggio, Weiner dovette ammettere che i genitali erano i suoi e che anzi diverse donne erano state raggiunte da foto e messaggi. Weiner si dimise da deputato. Nel 2013 preparava la sua campagna per diventare sindaco di New York quando il sexting rifece capolino (in un messaggio a un’altra donna scriveva di essere “un uomo di mezza età perennemente infoiato”). Weiner non lasciò la corsa ma alle primarie democratiche prese meno del 5 per cento.

C’è un destino strano che lega Hillary Clinton a Huma Abedin, che la stessa Clinton ha più volte definito “una seconda figlia”. Entrambe hanno avuto la vita travolta dall’esuberanza sessuale dei mariti. Entrambe sono pazientemente rimaste a fianco dei compagni (in realtà, dopo il caso dei messaggi erotici alla quindicenne del North Carolina, Abedin ha chiesto la separazione; era però rimasta ostinatamente vicino a Weiner anche in occasione dello scandalo da candidato sindaco, sollecitando donazioni elettorali ai ricchi finanziatori del circolo dei Clinton). La cosa ancora più strana è che questi destini ora si incrociano e Clinton si trova a subire gli effetti dell’indagine a sfondo sessuale sull’ex compagno della collaboratrice.

Come già nel passato, per gli scandali di Bill, anche questa volta Hillary Clinton sceglie però il silenzio. Non una parola, non un giudizio le sono sfuggiti sul caso di Weiner. Soprattutto per non aumentare l’imbarazzo di Huma, la ragazza che venne a lavorare per lei nel 1996 e che da allora ha scalato tutti i vari gradi del team Clinton, diventando prima consulente e quindi vera e propria ombra della senatrice e poi candidata alla presidenza. Si dice che Huma sia la confidente più ascoltata di Hillary e il suo vero e proprio ponte con il mondo esterno. La cosa significa molto potere (tra le email rese pubbliche da Wikileaks, si vede come da Abedin passassero quei finanziatori della Clinton Foundation che chiedevano udienza a Hillary al Dipartimento di Stato). Ma la cosa ha significato anche entrare a far parte del ristrettissimo mondo di Clintonites, cioè la cerchia degli intimi della famiglia politica più potente d’America. Quando si è trattato di sposarsi, Huma e Anthony hanno chiesto proprio a Bill Clinton di officiare.

Weiner per alcuni anni ha goduto di questo privilegio. L’essere il marito di Huma lo ha messo nell’orbita dei Clinton e quindi al sicuro da critiche e contestazioni. Non che mancassero le riserve nei suoi confronti. Weiner è sempre stato conosciuto per il carattere aggressivo e autoritario (celebri le sfuriate da deputato nei confronti dei chief-of-staff, che cambiava in continuazione). Brillante, intelligente, lavoratore instancabile (è stato anche uno dei più giovani consiglieri della città di New York), Weiner ha però anche lasciato interdetti per un modo di far politica che sembrava radicato più nella smania egotista che nella sostanza. “E’ tutto fuffa”, ha detto una volta Charles Schumer, il suo vero padrino politico (lo stesso Schumer, che ambisce a diventare leader democratico del Senato, teme ora di venire associato politicamente a Weiner). Di quella “fuffa” ha detto di essersi accorto l’ex sindaco di New York, Michael Bloomberg, che ha ridicolizzato la proposta di legge di Weiner che mirava facilitare la concessione dei visti di lavoro alle modelle.

Huma è rimasta accanto a Weiner sino a quando è stato possibile. Poi è arrivato l’annuncio di separazione (sembra che la goccia che ha fatto traboccare il vaso sia stata una foto che Weiner ha mandato a una delle sue conquiste virtuali, in cui lo si vede a letto con il figlio di lui e Huma). Per i Clinton, per la Abedin, per il mondo democratico, Weiner doveva accomodarsi nel passato e tornare tutt’al più come protagonista di qualche articolo di cronaca o come oggetto della satira da seconda serata (Wiener è anche la “salsiccia” e tutti i doppi sensi sono stati ampiamente utilizzati). Non è andata così. Weiner è tornato prima di quanto ci si potesse attendere e il suo ostinato sexting non ha messo questa volta in crisi un matrimonio ma una campagna per la presidenza.