Bonjour à tous! Mi trovo da una settimana ad Agadez con alcuni attori della società civile dell’Africa Occidentale. Sono venuti a visitare il famoso centro polivalente dell’Oim (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni). La situazione sul terreno è veramente difficile. Migliaia di migranti sono parcheggiati in città. Il passaggio verso l’Algeria è ormai chiuso da tempo. Qui, invece, il governo ha attivato l’esercito, la gendarmeria, le guardie e la polizia per bloccare tutte le vie di uscita verso Dirkou e la frontiera con la Libia. Il blocco coinvolge anche i viaggi degli abitanti della zona. I mezzi di trasporto in direzione del deserto sono intercettati e poi confiscati. Gli autisti dei mezzi sono arrestati in virtù di una legge del 2015, fatta approvare dall’Europa, per contrastare la tratta di esseri umani e dei migranti. Si calcolano a centinaia i veicoli confiscati e a decine gli autisti e loro aiutanti arrestati. Non meno di 40 si trovano in prigione.

L’amico Hassan, da buon giornalista, racconta con scarne parole quanto l’Europa, ormai da anni sta costruendo. E’ la strategia del ragno che consiste a piazzare la ragnatela dove si trovano le vie d’uscita o di passaggio delle prede, insetti in genere. Si tratta di un sistema che ha fatto le sue prove e dato innegabili garanzie di riuscita. La Mauritania, confinante col Senegal, è stato per qualche anno il luogo di accesso, per mare e per terra, di migliaia di migranti. Si tratta di un vecchio e sbiadito ricordo. Controlli marittimi, aerei, la guardia civile spagnola e la collaborazione delle autorità hanno essicato la vena. La migrazione vive solo nel ricordo delle piroghe colorate di vergogna e abbandonate sulla spiaggia come pesci scartati. Poi è stata la volta del Marocco, con i fili spinati e le lame taglienti delle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla. Le ragnatele a groviglio, a imbuto e quelle tubolari dei militari marocchini usate per bastonare i migranti.

Molti migranti liberati dalle prigioni libiche si trovano anch’essi à Agadez. Tra loro si trovano molti senegalesi e originari della Gambia. Ogni settimana circa 300 di loro fanno scalo in città. Penso che fra tre mesi l’asse Agadez-Libia sarà totalmente sbarrato. Con ogni probabilità i migranti si apriranno altri passaggi, forse dal Tchad o ancora più a l’Est.

Così l’amico Hassan testimonia le conseguenze della strategia del ragno. Dopo il Marocco c’è stata la complicità di Gheddafi e dei campi libici di concentramento, ragnatele a foglio di lamiera in forma di container. Autostrade di sabbia che trasportavano e detenevano migranti come mercanzia rivendibile più volte ai commercianti di umani. Andava tutto bene con lui fino al 2011 con il colpo di stato Occidentale che avrebbe seminato armi e migranti tutto attorno. L’Algeria è entrata nella strategia del ragno senza colpo ferire. Rimaneva la porta turca dopo aver invano bussato alla griglia tra Israele ed Egitto lunga 240 chilometri. Una ragnatela di muri che perfeziona l’architettura dei ragni che intrappolano il futuro. L’altra Libia, quella dei gruppi armati che l’hanno liberata, era lo spazio inumano di prigione migrante prezzolata. Il ragno ha provveduto a chiudere i drammatici e restanti sentieri di uscita verso il mare libero. Il Niger, che dà forma alla nuova e precaria ragnatela, è per ora l’ultimo arrivato.

Si sentono spesso colpi di arma da fuoco in città. Hanno sparato su un veicolo che trasportava migranti col pretesto che l’autista non si è fermato in tempo. Ci sono stati due feriti. La situazione è inquietante. Torno domani a Niamey.

Hassan, amico militante, torna per raccontare la strategia del ragno. Parla dei fili e dei migranti che, come prede, rimangono incagliati tra le maglie a forma di cimitero della ragnatela. Dopo tre giorni, però, i bozzoli si trasformano in farfalle che vanno verso il mare.

Niamey, ottobre 016