Continua a tremare la terra tra Marche e Umbria, e dopo il sisma di mercoledì 26 ottobre gli sfollati sono oltre cinquemila. Ma non tutti accettano di abbandonare i loro paesi, e si oppongono all’idea di essere trasferiti negli hotel della costa. Si tratta, nel complesso, di una “situazione drammatica” per il capo del Dipartimento dei Vigili del fuoco Bruno Frattasi. Intere aree abitate sono state dichiarate inagibili, e centinaia di residenti delle frazioni colpite sono state accolti nelle strutture ricettive della costa marchigiana. Gli abitanti di Ussita, però, dicono di voler restare, cercando sistemazioni provvisorie non lontano dalle loro case, nonostante il Comune sia stato interamente dichiarato, secondo quanto riporta la Repubblica, zona rossa. E il sindaco Rinaldi appoggia i suoi concittadini: “Solo se restiamo, Ussita continua a esistere. Io non farò come Schettino, resto qui, ce la possiamo fare”.

Nella notte, intanto, si sono verificate in tutto un centinaio di scosse: la prima – la più forte, di magnitudo 3,5 – è stata registrata alle 4.13 con epicentro a Fiordimonte e le altre in rapida sequenza – di intensità 3,3 e 3,1 – poco dopo le 4.30 tra le due regioni, con epicentro nei pressi di Ussita (Macerata). Intanto gli sfollati della provincia di Macerata hanno trascorso la seconda notte in strutture provvisorie, palazzetti dello sport e qualche tenda. Alcuni gruppi sono già stati trasferiti negli alberghi della costa, come gli sfollati di Visso. Saranno seguiti oggi da altri terremotati. “Non si può affrontare l’inverno nelle tende”, ha ripetuto ieri anche il premier Renzi in visita a Camerino, uno dei centri più colpiti. Il problema però è che in tutta l’area del sisma ci sono tantissimi edifici inagibili, e non sarà facile trovare una sistemazione adeguata e di lunga durata per così tante persone. Chiuse fino al 31 ottobre numerose scuole, per verifiche e sopralluoghi. 

Ussita, il Comune da cui gli abitanti non vogliono andar via  All’inizio sembrava una scelta di pochi abitanti, riluttanti all’idea di allontanarsi dal loro paese. Poi, però, anche il sindaco di Ussita, Mauro Rinaldi, ha appoggiato la decisione dei suoi concittadini. E nel corso di un’assemblea pubblica organizzata in un tendone della Protezione civile, ha garantito agli abitanti: “Dobbiamo trovare un accordo per imboccare una soluzione se non vogliamo scomparire. Dobbiamo restare qui, lottare con le unghie e con i denti. Solo se resta l’elemento umano Ussita continua a esistere. Non dobbiamo mollare sennò la frittata è fatta. Io non farò come Schettino, resto qui. Ce la possiamo fare”. Ussita è un Comune composto da 15 frazioni in provincia di Macerata, a pochi chilometri da Visso. “Ussita è zona rossa come Amatrice: nessuno può dormire nella propria casa a prescindere dal danno che ha” ha aggiunto Rinaldi, precisando: “Questo non vuol dire di certo che vada per forza demolita. Ma mi ha detto il commissario Errani che per ritornare nelle case ci vorranno 5-7 anni“. E intanto, però, il primo cittadino ribadisce l’urgenza d’impedire lo spopolamento. “Non vogliamo portare i nostri figli nelle scuole di Civitanova come quelli di Visso. Dirò come provocazione ai responsabili che i genitori sono disposti a non mandarli a scuola quest’anno. Restiamo qui e devono garantirci la scuola per i nostri figli qui”. Era stato lo stesso sindaco Rinaldi, secondo quanto riportato da La Repubblica, a dichiarare inaccessibile l’intero centro abitato; ma i residenti non avevano voluto abbandonarlo. E sin da ieri sera, a differenza di quanto fatto da centinaia di residenti di altre frazioni colpite, non hanno accettato di essere trasferiti negli hotel e in altre strutture ricettive della costa marchigiana. “Noi restiamo qui”, ripetono molti di loro. Il primo cittadino, al termine dell’assemblea pubblica, propone che gli anziani del Comune, qualora lo desiderino, vadano negli alberghi messi a disposizione sulla costa; a tutti gli altri, invece, chiede di restare nei bungalow e negli chalet di due campeggi della zona, integrati da strutture della Protezione civile.

E sempre ad Ussita, intanto, due sospetti “sciacalli” sono stati intercettati da una pattuglia della Polizia di Stato mentre si aggiravano nelle strade del Comune con una cassetta di attrezzi da scasso nell’auto. Si tratta di un romeno 24enne e di un moldavo di 26 anni che aveva precedenti penali anche per reati contro il patrimonio. I due ragazzi, trovati privi di validi documenti di identificazione, venivano da Roma e sono stati denunciati per il reato di possesso ingiustificato di arnesi atti allo scasso e per il reato di inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità per essere entrati in una zona interdetta. Nei loro confronti è stato emesso Foglio di via con obbligo di presentazione all’Autorità di pubblica sicurezza del Comune di provenienza e divieto di fare ritorno per tre anni.

Provincia di Macerata, trasferite oltre 530 persone dai comuni colpiti verso la costa  Non tutti, però, si sono opposti al trasferimento come è accaduto ad Ussita. Intorno alle 17.30 di oggi, risultavano 538 le persone trasferite dai centri montani del Maceratese colpiti dal sisma sulla costa marchigiana. I primi sfollati hanno trovato posto in alberghi di Porto Sant’Elpidio, Civitanova Marche e, più a sud, a San Benedetto del Tronto. Provengono in 252 da Pieve Torina, 161 da Visso, 122 da Pievebovigliana, 30 da Fiordimonte e 18 da Castensantangelo sul Nera. In complesso gli sfollati nelle Marche, in seguito alla nuova crisi sisma del 26 ottobre, sono oltre 4 mila. Tutti i dati sono stati forniti dalla Regione Marche.

Vigili del fuoco: “Situazione drammatica” Bruno Frattasi, capo del Dipartimento dei Vigili del fuoco, in un’intervista al Messaggero parla di “situazione è drammatica” con circa 5mila sfollati, “crolli ovunque e strade bloccate. Un danneggiamento molto diffuso – prosegue – che va a pesare su quello già provocato con il sisma del 24 agosto. Ma nonostante questo, rispetto all’evento avvenuto due mesi fa, possiamo parlare di bilancio positivo perché non c’è stata neanche una vittima. Non ci sono state macerie sotto cui scavare”. Spiega che a salvare i cittadini è stata “la prima scossa delle 19,10”, che li ha fatti scendere in strada e, probabilmente, li ha salvati. Inoltre gli edifici “sono stati danneggiati ma sono rimasti in piedi, e questo ha consentito agli abitanti di poter andare via senza subire conseguenze gravi”, anche se sono “circa venti” i paesi colpiti. “Abbiamo messo in campo 980 vigili del fuoco, con 450 mezzi e 4 elicotteri”, con “il compito di effettuare le verifiche e accertare lo stato degli immobili“, “tentare di recuperare le opere d’arte”.

Delrio: “Metteremo in sicurezza tutto il territorio nazionale” – Il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, che ieri ha visitato le zone colpite dal terremoto, in un’intervista al Messaggero spiega che il governo è pronto “ad aumentare le risorse destinate alle aeree colpite dal terremoto ben oltre i 4,5 miliardi inseriti in manovra. Appena ci saranno delle stime precise sui danni – prosegue – decideremo gli interventi. Non ci tireremo indietro. Di certo non lasceremo sole le famiglie così duramente colpite e, gradualmente, metteremo in sicurezza tutto il territorio nazionale”. Dopo il consiglio dei ministri, che ha stanziato 40 milioni per l’emergenza, ora – aggiunge – modificheremo il decreto per Amatrice, allargando la zona ai paesi colpiti. E spero, come ha detto il premier Renzi, che il Parlamento approvi immediatamente il provvedimento”. “Discutere di decimali in questa situazione mi sembra fuori dal mondo. Se il cratere si allarga, non si possono non aumentare le risorse. Bruxelles lo capirà”, aggiunge. Delrio ritiene corretta la stima di 350 miliardi per mettere, nel tempo, in sicurezza il Paese: “Credo sia giusto però avere delle priorità: scuole, ospedali ed edifici pubblici, per troppo tempo trascurati. E poi con il bonus per le ristrutturazioni che abbiamo inserito in manovra possiamo aiutare i cittadini, i condomini, i privati a realizzare o a trasformare le costruzioni con profili anti-sismici“.

Ingv: “La prima scossa è una replica del sisma del 24 agosto” – Il primo forte terremoto del 26 ottobre scorso, quello di magnitudo 5,4, può essere considerato una replica del sisma che aveva colpito Amatrice e Accumoli. È quanto emerge dalle analisi in corso da parte dei sismologi dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Il terremoto avvenuto alle 19.10 del 26 ottobre fra Perugia e Macerata è infatti avvenuto nel margine settentrionale della sequenza sismica che si era attivata 24 agosto.  ha osservato il sismologo Massimo Cocco, dell’Ingv. “Il fatto che il terremoto fosse avvenuto nel margine settentrionale della sequenza attivata il 24 agosto – ha spiegato il sismologo Massimo Cocco, dell’Ingv – ci faceva pensare che la sequenza sismica stesse migrando verso Nord, ed è proprio quello che è accaduto”. Il presidente della Commissione grandi rischi, Sergio Bertolucci, al termine della riunione con i tecnici dell’Ingv, spiega: “Con i dati che abbiamo a disposizione, essenzialmente non si può considerare lo sciame sismico come finito, non ci sono elementi per dire che siamo in fase recessiva”

Caldarola, il sindaco lamenta mancanza di soccorsi, ma poi precisa: “Solo uno sfogo” – In mattinata la protesta, in serata l’incontro risolutivo con Errani e Curcio. Alla fine Luca Giuseppetti, primo cittadino di Caldarola, ha liquidato la sua protesta definendola come lo “sfogo di un sindaco che non dorme da due mesi”. Tutto si è risolto nel giro di poche ore. “Ho 100 sfollati ricoverati in un capannone privato, il Municipio inagibile, la scuola e tutte le chiese chiuse, ma qui – aveva denunciato Giuseppetti intonro alle 10 del mattino di venerdì – non s’è visto nessuno: due tecnici della Protezione civile che sono andati via subito, e a levare le macerie ci devo pensare io. Per le istituzioni sembra che Caldarola non esista”. Il sindaco-farmacista del borgo maceratese di 1.800 abitanti ha poi ricevuto la visita – già in programma da giovedì 27 – del commissario Vasco Errani e del capo della protezione civile Fabrizio Curcio, accompagnati dal presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli. “E soprattutto è arrivato”, ha sottolineato lo stesso Giuseppetti, “un equipaggio dei vigili del fuoco che in meno di una giornata ha fatto gli interventi che chiedevo da giorni”. Il sindaco ha accompagnato gli ospiti nei luoghi del suo Comune colpiti dal sisma, compreso il cinquecentesco Castello Pallotta, ottenendo la promessa di una riunione futura proprio a Caldarola con i primi cittadini dell’area terremotata, la Protezione civile e la Regione. “Ora ci siamo chiariti, e posso confortare la popolazione”, ha concluso Giuseppetti al termine della visita.