Nella “piazza di Milano” c’era “un sistema spartitorio degli appalti“, “una spartizione di massima dei lavori relativi alla Sanità” e a “Infrastrutture e costruzioni di Grandi Opere“. È quanto si legge nel verbale dell’imprenditore Piergiorgio Baita, riportato nella richiesta di archiviazione dell’indagine sull’appalto per la “Piastra” Expo. Una richiesta respinta nelle scorse ore dal gip di Milano Andrea Ghinetti. Nel verbale dell’ex numero uno di Mantovani, dalle cui dichiarazioni era originato questo filone d’inchiesta sull’esposizione universale del 2015, si entra nel dettaglio delle spartizioni: il primo appalto, relativo ai lavori connessi alla sanità, era “controllato” dalle “Cooperative e dalla Compagnia delle Opere“; l’altro, invece, dalle “grandi imprese nazionali di costruttori con prevalenza di quelle milanesi”.

L’inchiesta in questione era stata aperta nel 2014 ed era incentrata sulle presunte irregolarità connesse all’appalto della “piastra” dei servizi di Expo: la gara più rilevante, del valore di 149 milioni di euro. Cinque le persone indagate, tra cui gli ex manager di Expo Angelo Paris e Antonio Acerbo (che hanno già patteggiato condanne in altri filoni già chiusi). Il gip, respingendo la richiesta d’archivazione, ha fissato un’udienza per l’11 novembre al termine della quale potrà disporre o nuove indagini o l’imputazione coatta o convincersi per l’archiviazione.