“A Mosul l’Isis usa gli abitanti come scudi umani. Ha vietato alla popolazione di lasciare la località. La prova è che, fino a questo momento, in pochi hanno abbandonato la città”, racconta Mustafa Habib, iracheno, giornalista del sito Niqash. “L’Isis sapeva che se la città si fosse svuotata dei suoi abitanti sarebbe caduta nel giro di poco, come avvenuto a Fallujah, Ramadi e Tikrit. Si sarebbe ripetuto lo stesso copione: l’esercito e l’aviazione avrebbero bombardato massicciamente e nel giro di pochi giorni tutto sarebbe finito”.

Come è cambiata la strategia di Isis?
“Lo Stato Islamico ha imparato dalle sconfitte. Al contrario di quanto aveva fatto in precedenza nelle altre località dell’Anbar e di Saladin, l’Isis ha cominciato a vietare ai cittadini di lasciare Mosul. Fonti locali hanno raccontato che chi veniva scoperto mentre scappava veniva immediatamente condannato a morte. Un’unica eccezione era permessa: fino a un mese fa, era ammessa l’uscita dalla città verso il Kurdistan solo a chi aveva bisogno di cure con l’obbligo però di far ritorno. Se non veniva rispettata quest’unica condizione, tutti i cari di questa persona venivano immediatamente condannati a morte. Ma da lunedì scorso, da quando è cominciata l’offensiva, l’Isis ha vietato l’uscita anche per motivi di salute”.

Oltre agli scudi umani, come si è preparato il Califfato alla difesa di Mosul?
“Ha cambiato il suo quartier generale, spostandolo nei quartieri abitati. Ha tolto perfino le scritte e le bandiere per non farlo riconoscere dai droni. Per questo sostengo che l’esercito iracheno ha sbagliato strategia, pensando di trovarsi di fronte allo stesso scenario trovato nella altre città. E’ difficile stimare quanto durerà la battaglia, certamente sarà lunga”.

Eppure le forze in campo contro l’Isis sembrano ingenti. La situazione militare sul terreno qual è?
“Fino a questo momento l’esercito combatte nelle zone periferiche della città, affrontando molte difficoltà. Ma la domanda importante è: se l’esercito iracheno conquisterà la periferia, l’Isis sceglierà di combattere casa per casa? Nel caso scelga la guerriglia le perdite fra i civili saranno elevatissime. Non conterebbe più il numero. E i circa 30mila soldati iracheni che stanno dando l’assalto a Mosul, i 5mila Peshmerga e le centinaia di combattenti Yazidi e cristiani rischierebbero il pantano”.

E in città quanto stima siano i combattenti dell’Isis?
“Diversi analisti calcolano un numero intorno ai 4mila combattenti. Io penso 2mila, di cui la maggior parte iracheni. Gli “ufficiali” sono stranieri. Al Baghdadi non ha molta fiducia dei combattenti locali, pensa che possano scappare se l’esercito dovesse prendere la città”.