La vendita di Esselunga è congelata. E’ una delle principali decisioni prese dal consiglio di amministrazione di Supermarkets Italiani, la holding che controlla la catena fondata da Bernardo Caprotti, all’indomani della scomparsa del patron avvenuta venerdì scorso. Il cui posto in consiglio di amministrazione è stato preso dal notaio Piergaetano Marchetti, il cui figlio Carlo sta invece curando l’apertura dell’atteso testamento dell’imprenditore. Il consiglio, si legge in particolare in una nota, ha deciso “in considerazione della scomparsa del dottor Bernardo Caprotti, di non dar corso, allo stato, ad operazioni relative alla controllata Esselunga”. Il riferimento è alle offerte di acquisto dei fondi Cvc e Blackstone arrivate a fine estate.

Nella serata di mercoledì, poi, è stato aperto l’atteso testamento dell’imprenditore i cui strappi con i figli di primo letto nei primi anni duemila sono stati a lungo al centro delle cronache finanziarie e non. Non a caso Bernardo Caprotti ha lasciato il controllo di Supermarkets Italiani alla moglie Giuliana Albera e alla figlia Marina. A loro ha infatti destinato la quota del 25% di cui poteva disporre. Insieme alla legittima le due donne avranno il 66,7% del capitale. Ai due figli di prime nozze, Giuseppe e Violetta è andato il 16,7% ciascuno oltre al 22,5% a testa de La Villata Spa, la società che gestisce il patrimonio immobiliare di Esselunga. Bernardo Caprotti, poi, ha lasciato la metà dei suoi risparmi alla segretaria Germana Chiodi, alla quale negli anni passati aveva già fatto una donazione milionaria, e per l’altra metà ai nipoti. Si tratta dei tre figli di Giuseppe Caprotti e di Andrea e Fabrizio, figli di Claudio, fratello del fondatore di Esselunga, suo socio agli inizi dell’avventura imprenditoriale nei supermercati. Il gruppo creato da Caprotti nel 1957 con 152 punti vendita presenti soprattutto al Nord e nel centro Italia, quasi 22mila dipendenti e un fatturato di circa 7 miliardi raggiunto nel 2015. “Faremo di tutto per salvaguardare il gruppo”, è stato l’unico commento di Giuseppe Caprotti all’uscita dello studio del notaio Marchetti.