Sono ormai trascorsi più di ottanta giorni dal giuramento del sindaco di Roma Virginia Raggi. Tuttavia le basi dell’amministrazione capitolina non sono ancora solide. Certo la nomina di Andrea Mazzillo come nuovo assessore al bilancio segna un punto a favore della giunta 5Stelle. Ma, in tema di conti, il tempo è tiranno. Entro il 30 settembre avrebbe dovuto infatti essere approvata la manovra di assestamento di bilancio con cui sbloccare i fondi necessari ai municipi per affrontare le spese legate a servizi sociali e assistenza alle persone e la manutenzione di scuole, strade e verde pubblico. E la tappa successiva, ancora più impegnativa, è l’approvazione entro il 31 dicembre del bilancio previsionale 2017 predisposto dalla giunta Raggi.

“Si sta già provvedendo all’assestamento, rintracciando tutte le necessarie economie. Parallelamente comincerà subito il lavoro che porterà alla redazione del prossimo bilancio di previsione”, ha scritto non a caso Mazzillo nella prima nota diffusa dopo la notizia della nomina. Il previsionale è un documento essenziale per il comune, dal momento che vi sono indicate tutte le entrate e le uscite stimate dall’ente per l’esercizio successivo a quello di approvazione. Per questo, il Testo unico degli enti locali stabilisce che quando il bilancio “non sia approvato nei termini” (art. 141 comma 1 lettera c), il consiglio comunale venga commissariato e poi sciolto “con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministero dell’Interno”.

La legge sulla questione parla chiaro e lascia ora all’amministrazione capitolina poco meno di 90 giorni di tempo per chiudere il cerchio sui conti previsionali. E ne dà ancora meno alla giunta che deve consegnare il documento al consiglio trenta giorni prima della sua approvazione (quindi non oltre il 30 novembre). Se l’operazione non dovesse riuscire, allora scatteranno le previsioni del Testo unico degli enti locali che, pur essendo obblighi di legge, hanno un contenuto politico molto forte. Intanto la macchina amministrativa, che dà lavoro a 48mila persone (partecipate incluse), procederà a singhiozzo, di mese in mese, basandosi sul precedente bilancio dell’ente. Un’ipotesi da scongiurare per la Capitale. E anche per i Cinque Stelle.

Sullo sfondo resta poi la promessa fatta in campagna elettorale dalla sindaca di rinegoziare con le banche il debito pregresso della Capitale, ancora gestito dal commissario straordinario Silvia Scozzese, ex assessore al Bilancio di Ignazio Marino.