Sette indagati, quasi tutti provenienti dal mondo cooperativo, da quello del Pd, o in alcuni casi, da entrambi. La procura di Bologna ha chiuso l’inchiesta sulla vicenda della cosiddetta ‘Colata di Idice‘. L’accusa per tutti è quella di concorso in minaccia a corpo politico. In sostanza secondo la procura ci sarebbe stata da parte di queste persone una insistita minaccia, diretta o indiretta, nei confronti del sindaco Pd di San Lazzaro di Savena, Isabella ContiAlla fine del 2014 la prima cittadina (a causa del fallimento di alcune delle cooperative coinvolte nel progetto), bloccò infatti 580 nuovi alloggi, per un affare di circa 300 milioni di euro. L’amministratrice andò poi dai carabinieri a denunciare presunte pressioni nei suoi confronti perché facesse marcia indietro.

E dopo un anno e mezzo di indagini, anche secondo il procuratore Giuseppe Amato e il sostituto Morena Plazzi ci potrebbe essere stato qualcosa di più di un semplice malcontento. Un gruppo di persone avrebbe portato avanti in maniera convergente (anche se non necessariamente coordinata) una indebita pressione sul sindaco. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il direttore di Legacoop Bologna Simone Gamberini avrebbe contattato più volte Conti suggerendole di “prendersi un caffè” coi rappresentanti delle società interessate, poi spiegandole che doveva “tenersi pronta”, perché gli imprenditori interessati “le sarebbero venuti addosso”. Alla presidente di Legacoop Bologna Rita Ghedini, ex senatrice Pd, si contesta di aver rappresentato al sindaco Conti come la scelta dell’amministrazione avrebbe portato a un danno erariale per il Comune.

L’ex sindaco di San Lazzaro (predecessore di Conti), Aldo Bacchiocchi  avrebbe invece contattato l’amministratrice fin da luglio 2014 per dissuaderla e, secondo i pm, si sarebbe dichiarato disponibile a consigli su come fare “per il suo bene”. Bachiocchi avrebbe poi detto a un assessore e a un consigliere comunale di chiedere un parere legale e di “stare attenti perché le responsabilità giuridiche e di risarcimento danni sarebbero state personali, e di valutare bene se appoggiare le scelte del sindaco”.

Secondo la procura il tesoriere provinciale Pd, Carlo Castelli, avrebbe prospettato a Conti il rischio di azioni risarcitorie nei confronti del Comune. Al sindaco Pd di Castenaso Stefano Sermenghi – renziano della prima ora (nella sua giunta c’è anche la sorella di Matteo Renzi, Benedetta) – è contestato di aver contattato un altro assessore (che anche in questo caso poi avrebbe riferito al sindaco Conti) suggerendo di “non mettersi contro le coop”, visto il pericolo di procedimenti per danno erariale. Poi avrebbe aggiunto che “se lui avesse avuto degli amici in consiglio comunale a San Lazzaro, avrebbe suggerito loro di darsi malati e di stare a casa in occasione del voto”.

All’imprenditore Massimo Ventu roli (numero uno di una delle ditte coinvolte nel progetto) è contestato di avere prefigurato al sindaco le “gravi conseguenze” che l’amministrazione comunale avrebbe patito a seguito di un tracollo finanziario collegato alla decisione. Indagini concluse infine anche per il revisore dei conti del comune di San Lazzaro, Germano Camellini. Secondo la ricostruzione dei pm, parlando con una dirigente comunale, le avrebbe detto: “Il tuo sindaco ha intenzione di farsi mettere sotto riducendo le aree edificabili?”. Camellini avrebbe quindi pronunciato una frase diversa rispetto a quella quella che trapelò sulla stampa all’inizio dell’indagine un anno e mezzo fa: “La Conti vuole finire sotto una macchina?”. Una frase quest’ultima sempre smentita dall’interessato, che dichiarò di non averla detta o di essere stato equivocato.

Le difese ora potranno chiedere di essere sentite e a quel punto la Procura chiederà il processo oppure l’archiviazione. “In punta di diritto ho forti dubbi che possa sussistere questo reato”, spiega il legale di Bachiocchi, Giuseppe Giampaolo. “Sono molto tranquillo”, dice Sermenghi, difeso dall’avvocato Aldo Savoi Colombis. “Per come è formulata l’imputazione riteniamo di essere in grado di chiarire che non c’è alcun reato”, spiega l’avvocato Tommaso Guerini, difensore di Camellini. “Tutti gli interventi di Camellini sono avvenuti nell’esercizio della sua funzione di presidente dei Revisori dei conti ed erano finalizzate a sincerarsi che le scelte del sindaco non avessero impatto negativo sulle scelte del comune”. Ghedini è difesa dagli avvocati Luca Sirotti e Maddalena Rada; Gamberini è difeso dall’avvocato Sirotti. Venturoli è difeso dall’avvocato Guido Magnisi, che parla di “distonia giuridica tra un’imputazione gravissima con pena prevista fino a 7 anni, rispetto a una condotta che si sarebbe estrinsecata nella prefigurazione alla Conti di gravi conseguenze per l’amministrazione comunale”.

Legacoop Bologna ha reagito alla notizia con un comunicato in cui difende Ghedini e Gamberini: “C’è stata una legittima tutela di interessi di imprese che avevano aderito a un programma promosso dallo stesso Comune che ha poi deciso di revocarlo. Sarebbero queste le minacce?”. La nota stampa spiega come Legacoop Bologna stia “subendo un danno d’immagine che non potrà essere ripagato da nessuna dichiarazione di estraneità ai reati contestati”.