Piacevole, già di per se, non deve essere, vedersi consegnare un’intimazione di pagamento da Equitalia del valore di quasi 470mila euro. Ma la cosa diventa ancora più difficile da accettare se quella procedura si riferisce ad una precedente ingiunzione, vecchia più di un anno e mezzo, che un giudice ha già annullato. E invece no, ecco la sorpresa: 469.415,02 euro da dover corrispondere al fisco. È quanto accaduto ad un cittadino romano, la cui vicenda è stata raccolta e raccontata da Federcontribuenti.

Per capire questa storia, è necessario raccontarla dall’inizio. Un inizio che si colloca nel marzo 2015, quando la Commissione Tributaria Provinciale della Capitale ritiene non valida un’intimazione di pagamento notificata ad un contribuente romano da Equitalia Sud spa, che avanza pretese per oltre 311mila euro. La sentenza, secondo Federcontribuenti, parla chiaro, elencando 10 diverse motivazioni per cui sospendere quel protocollo. Vizi procedurali, perlopiù, tra cui la mancata allegazione della copia della cartella con la relativa notifica e la mancata indicazione della modalità del calcolo degli interessi. Non solo: secondo l’associazione diretta da Marco Paccagnella, Equitalia Sud Spa non avrebbe neppure informato il destinatario dell’ingiunzione che la sua presunta infrazione era già stata prescritta, essendo stata commessa da più di 5 anni. Per il contribuente romano quel pronunciamento del giudice appare come la fine dell’incubo, tanto più che Equitalia ha rinunciato a costituirsi in giudizio.

E invece non è così. Passano 18 mesi, e la stessa persona si vede recapitare una nuova intimazione di pagamento, il cui importo risulta, nel frattempo, lievitato di quasi 160mila euro. A notificargliela, pochi giorni fa, è la stessa Equitalia Sud spa: e già questo, sottolinea Federcontribuenti, rappresenta un’irregolarità. Dal 1 luglio 2016, infatti, questo genere di servizi deve essere svolto da Equitalia Servizi di riscossione, che è subentrata a sostituire, come stabilito dalla stessa società, i tre disgiunti “agenti” (Equitalia Nord, Equitalia Centro ed Equitalia Sud). Federcontribuenti sottolinea poi la crescita abnorme d’interessi e compensi: l’importo riportato nell’intimazione, e calcolato alla data del 30 ottobre 2015, ammonta non più a 311mila euro, ma a oltre 347mila: un incremento di 36mila euro in soli 7 mesi.

Una vicenda che spinge Federcontribuenti a scagliarsi in particolare contro “gli accademici” che mancano di “empatia” e “discutono delle anomalie gravi a danno dei contribuenti come si discute del meteo al parco. Senza fretta, senza troppo interesse, addomesticati al pensiero che qualche testa, per il bene dello Stato, deve cadere”. Secondo l’associazione occorre invece “rivedere l’intero assetto fiscale prima e della riscossione poi, ma con l’urgenza di porre fine alle pendenze in corso che rischiano di falcidiare gli ultimi, onesti, contribuenti rimasti”.