C’era una volta il mito delle scuole private, oasi di stabilità nel marasma dell’istruzione pubblica italiana: dove gli insegnanti non cambiano ogni settimana e gli studenti possono trovare la continuità didattica di cui hanno bisogno. La “Buona scuola” di Matteo Renzi e Stefania Giannini sta mettendo in ginocchio pure quelle. Il caos della mobilità, i ritardi del concorso si ripercuotono anche sulle paritarie: i docenti lasciano i propri incarichi per accettare la convocazione del Ministero a pochi giorni dal suono della prima campanella, o addirittura a lezioni iniziate. I presidi fanno colloqui sapendo di offrire un contratto ad un professore che potrebbe andarsene il giorno dopo (infatti alcuni quasi preferiscono i bocciati del concorsone). Anche nelle paritarie si aprono pericolosi buchi negli organici, senza neppure la certezza di vederli colmati fra una settimana. La falsa partenza della scuola è completa.

DANNI COLLATERALI DELLA RIFORMA – È l’altra faccia della “Buona scuola”, che colpisce le scuole private dopo averle praticamente ignorate per un anno: una realtà che conta oltre 13mila istituti e 930mila studenti in tutto il Paese, oltre il 10 per cento del totale. Eppure nel testo della Legge 107 la parola “paritaria” compare solo due volte in 212 commi (nonostante la parità scolastica sancita dai tempi della legge Berlinguer del 2000). I problemi della riforma, però, colpiscono tutti senza eccezioni: l’anno scolastico sta iniziando nell’incertezza anche nelle paritarie, che non essendo vincolate alla burocrazia ministeriale solitamente avevano sempre potuto completare i propri organici per tempo, in autonomia. Il motivo è presto detto: i ritardi della mobilità straordinaria e delle prove del concorsone hanno fatto slittare le tradizionali immissioni in ruolo di inizio anno a metà settembre (per un totale di circa 29mila posti). Sono centinaia, forse migliaia, i precari che insegnavano nel privato e che solo in questi giorni hanno ricevuto la chiamata per il posto fisso (che non si può rifiutare, pena la cancellazione dalle graduatorie). Per ognuno di loro che viene assunto nel pubblico, c’è un docente che manca all’improvviso in una paritaria. Basta fare un giro per le segreterie degli istituti per averne la conferma.

“QUEST’ANNO È UN CASINO” – “In passato un certo ricambio ad inizio anno era fisiologico, ma almeno sapevamo per tempo chi sarebbe rimasto e chi no. Stavolta è un casino”, raccontano all’Istituto Marcelline di Milano. “Tre docenti se ne sono andati a inizio mese, in questi giorni un’insegnante che avevamo appena assunto ha ricevuto la proposta di incarico: per fortuna ha preferito rimanere da noi, perché l’avevano assegnata fuori Regione e lei non poteva trasferirsi, ma è stato un caso”. Parliamo di un complesso piuttosto grande del capoluogo milanese: oltre 500 studenti iscritti, 90 docenti in organico. In difficoltà come tante altre realtà, piccole o grandi, del Paese. “Siamo in imbarazzo anche nei confronti delle famiglie: loro pagano per un servizio che noi dobbiamo garantire. Non possiamo permetterci di non avere l’insegnante in classe, ma non dipende da noi. Oggi ci sono tutti, domani chissà: resteremo col tremore ai polsi fino a fine mese”.

MEGLIO I BOCCIATI – Il problema non riguarda solo i docenti che c’erano e se ne sono andati all’ultimo: anche selezionare i possibili sostituti è quasi un’impresa. Lo spiegano bene all’Istituto Asisium di Roma: “Facciamo colloqui a gente che oggi è disponibile e fra due giorni potrebbe non esserlo più. È difficile regolarsi in una situazione di tale incertezza, proviamo a prendere delle garanzie: chiediamo ad esempio se hanno partecipato al concorsone, se sono stati bocciati agli scritti o almeno se hanno pochi titoli e pensano di non essere assunti subito. Cerchiamo di tutelarci dal rischio che se ne vadano subito dopo aver firmato il contratto, ma c’è poco da fare. Possiamo solo fidarci di quello che ci dicono e sperare. Non abbiamo armi”. Anche perché nelle paritarie la “chiamata diretta” esiste da sempre e non ci sono graduatorie: nessuno garantisce che domani arriverà qualcuno a riempire quel buco. “L’anno scorso a causa del piano straordinario della riforma un docente è andato via intorno a dicembre e ha lasciato una quinta liceale. È stato un problema enorme”.

ABBANDONATI DAL MINISTERO – Il mondo delle paritarie protesta soprattutto per dover subire gli errori che qualcun altro ha commesso, in una riforma da cui sono state escluse. “Al Ministero non si fanno problemi a portarci via ad anno in corso i nostri maestri e professori, nessuno si preoccupa di quella che è a tutti gli effetti una parte della scuola pubblica”, attacca Virginia Kaladich, presidente della Fidae, federazione delle scuole cattoliche paritarie, che raggruppa oltre 1.500 istituti, per un totale di 15mila docenti e 150mila studenti. “Nel 2015, in occasione della Fase C del piano straordinario, almeno il Miur aveva concesso agli insegnanti che avevano già un contratto di differire l’accettazione del ruolo: abbiamo fatto la stessa richiesta, non ci hanno neanche risposto. È una situazione umiliante”. Senza contare che il problema potrebbe anche evolversi e aggravarsi nei prossimi anni: “La legge ci impone di assumere solo docenti abilitati. Con il piano straordinario e il concorsone, però, presto non ce ne saranno più molti in circolazione, specie alla secondaria. Ma a questo penseremo in futuro, ora abbiamo già problemi a sufficienza”. La scuola parte a singhiozzo sia nelle statali che nelle paritarie. Almeno nella confusione il Ministero è riuscito a mettere tutti sullo stesso piano.

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