Roma come un altro passaggio di crescita. Errori e mezze verità, problemi di comunicazione verso l’esterno e soprattutto all’interno: il caos del Campidoglio lascia un  po’ di macerie, ma serve a fare un altro passo avanti. Quando spunta una cicatrice, vuol dire che si è cresciuti. Quindi è il momento della ripartenza. Il M5s ha capito che senza il suo garante, Beppe Grillo, è tutto un po’ più difficile e che il direttorio di 5 deputati non basta. “Nessun azzeramento“, dunque, come dice il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, il volto simbolico di una settimana di crisi che lascia un po’ di insegnamenti. Grillo ora rilancia: “In futuro continueremo ad evolvere, ad allargare di conseguenza la struttura di coordinamento e a potenziare gli strumenti di democrazia diretta a disposizione degli iscritti per le decisioni dirimenti all’interno del Movimento 5 Stelle“.

Dallo “stanchino” al direttorio allargato
Certo, questo può aprire ulteriori riflessioni tra i Cinquestelle: parlare di strutture di coordinamento, parlare del loro allargamento, allontana un po’ da quel soggetto politico leggero, che si basa solo sulla partecipazione dal basso, che era nei progetti dell’origine. Ma d’altra parte la gestione delle vicende nelle amministrazioni comunali che sono state sottoposte a passaggi difficili (Livorno, Quarto, Parma) spinge a un passo in avanti, per affrontare nel modo migliore “le emergenze”. In ballo, d’altra parte, c’è il futuro del Movimento, intesa anche come credibilità di una forza politica che vuole governare il Paese.

Lontano – nel tempo e non solo – il momento in cui Grillo annunciò di essere “un po’ stanchino”, alla Forrest Gump. Fu in quell’occasione – era il novembre 2014 – che nacque il direttorio dei cinque: Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Carlo Sibilia. Tutti deputati. E poi sono quattro napoletani e un romano. Alla lunga, mentre il M5s eleggeva sindaci dal profondo nord al profondo sud, è stato un limite, perché serve anche conoscere il territorio per dare i consigli agli eletti, da Torino a Livorno, da Ragusa a Civitavecchia.

I nomi dei candidabili al direttorio allargato
Chi potrebbe integrare il direttorio allargato? Di sicuro si punta a qualche senatore per equilibrare tra eletti di una e dell’altra Camera. Una può essere Barbara Lezzi, molto apprezzata per le sue competenze in temi di bilancio e in generale di economia. Il fatto che la senatrice sia venuta allo scoperto un po’ in anticipo con un’intervista al Fatto, può aver oscurato un po’ la sua stella, ma resta tra le parlamentari più allineate che possono ambire a un ruolo di coordinamento. Così come Nicola Morra, ex capogruppo. Ma anche il collega Vito Crimi, Nunzia Catalfo e Laura Castelli, che non solo è giovane (ha l’età di Di Maio, ma è anche torinese, la città dove i Cinquestelle hanno sbancato con la vittoria di Chiara Appendino). Un altro che può condividere ruoli di vertice è Danilo Toninelli, portabandiera grillino sulle questioni delle riforme costituzionali e della legge elettorale.

Rousseau e il resto
Grillo rivendica la condivisione di responsabilità anche su altre questioni, come la scelta di 10 tra parlamentari e consiglieri per gestire Rousseau, il sistema operativo del M5s. E poi ancora l’inserimento nell’associazione Rousseau, fondata da Gianroberto Casaleggio, dell’europarlamentare David Borrelli e del consigliere regionale Massimo Bugani, due grillini della primissima ora che hanno accompagnato la crescita del movimento in Veneto e in Emilia. Un modo, questo, “per implementare – scrive Grillo lo sviluppo degli strumenti di democrazia digitale e aiutare il MoVimento 5 Stelle a crescere ancora”. L’applicazione più serrata della partecipazione è uno dei punti su cui la base dei Cinquestelle preme ormai da tempo.

Di Maio: “Prima del M5s partecipazione diretta impossibile”
Di Maio scrive oggi stesso su facebook: “Solo immaginare fino a qualche anno fa che il M5s potesse affermarsi e con esso la cultura della partecipazione diretta del cittadino alla vita pubblica era impensabile, ma c’è stato chi ci ha creduto e poi tanti altri e tutt’insieme hanno fatto si che il cambiamento potesse iniziare. Ma siamo solo all’inizio e c’è ancora tanta strada da fare”.

“Questo Paese – continua il vicepresidente di Montecitorio – è stato fatto grande da coloro che sono andati avanti nonostante tutte le difficoltà. Tutte le azioni grandi e degne di onore sono accompagnate da grandi difficoltà ed entrambe devono essere affrontate e superate con coraggio e senso di responsabilità”. Di Maio parafrasa Kennedy: “Non è sorprendente che, nel viaggio per il cambiamento, alcuni di noi preferiscano restare al punto in cui siamo ancora per un pò, per riposarsi e attendere. Ma le nostre città, le nostre regioni, questo nostro Paese, tuttavia, non sono sorti grazie a coloro che si sono fermati per attendere e riposare, desiderosi di guardarsi alle spalle”.