Mediaset passa all’attacco e chiama in ballo la Consob francese per chiarire i termini dell’accordo con Vivendi. Il gruppo di Cologno Monzese ha inviato una missiva all’Autorité des marchés financieres accusando Vivendi di aver riportato nella semestrale informazioni “non esatte, precise e sincere” relative all’accordo stretto con Mediaset lo scorso 8 aprile. L’intesa cioè che metteva le basi per il passaggio di mano ai francesi della pay tv Premium e il contestuale scambio azionario (3,5%) fra Vivendi e Mediaset.

Nella lettera, i legali di Cologno Monzese hanno puntualizzato che le dichiarazioni di Vivendi sull’affare Premium sono false ”perché lasciano intendere che la conclusione della transazione (…) dipendano da una due diligence (approfondita analisi dei conti, ndr)”. In realtà, secondo Mediaset, la realizzazione di un’ analisi approfondita dei conti di Premium non dà in alcuno modo a Vivendi “il diritto di non concludere la transazione”. Non solo, per Mediaset “affermare che la società di audit Deloitte debba farsi carico della realizzazione di una due diligence ‘come previsto nel contratto’ è inesatto e impreciso”. Deloitte avrebbe dovuto infatti occuparsi solo del calcolo del numero di abbonati e dei ricavi medi per utente.

E’ sulla base di queste osservazioni che Mediaset ha chiesto all’Afm di “prendere tutte le misure appropriate previste dalla regolamentazione al fine di far correggere le informazioni false che figurano nel rapporto semestrale di Vivendi”. E per permettere all’autorità di vigilanza tutte le valutazioni del caso ha anche allegato l’accordo siglato fra le società l’8 aprile scorso. La palla passa ora all’Afm che, nei termini della normativa d’Oltralpe, non è però tenuta ad aprire un’indagine sulla base di una semplice segnalazione. Fonti dell’autorità di vigilanza francese hanno infatti spiegato che, pur tenendo in debito conto le segnalazioni, non esistono automatismi che facciano scattare procedure di approfondimento. Tanto più nei casi in cui sia già in corso un contenzioso miliardario.

La mossa di Mediaset, quindi, rischia di essere un buco nell’acqua. Ma è funzionale a tenere alta la tensione in vista della scadenza del 30 settembre, data fissata ad aprile per il closing dell’alleanza fra Mediaset e Vivendi. Da quel momento in poi si entrerà nella fase calda dello scontro legale fra le due società. Tanto più che per il gruppo guidato da Vincent Bolloré, dal primo ottobre, decadrà il contratto firmato ad aprile. Per la famiglia Berlusconi invece scatta un rinnovo automatico con tanto di penali per la mancata esecuzione del contratto.

Con queste premesse, è difficile immaginare in tempi brevi un nuovo accordo per evitare le aule di tribunale. Per ora l’unico obiettivo comune a Mediaset e Vivendi resta quello di evitare il consolidamento di Premium o il corrispondente accantonamento rischi in bilancio. Per questo, da tempo, a Parigi si cerca affannosamente un cavaliere bianco che possa acquistare il 20% della pay tv del Biscione. Secondo indiscrezioni di mercato, potrebbe entrare in gioco Telecom Italia, controllata da Vivendi. Opzione però già esclusa dal management del gruppo telefonico.

Intanto, in attesa del 30 settembre, a Cologno Monzese i legali stanno preparando la battaglia legale: gli avvocati di Mediaset stanno valutando la richiesta di una procedura d’urgenza per arrivare ad una prima udienza ben prima del 17 febbraio 2017. Obiettivo: “ottenere una sentenza nel giro di sei mesi” evitando così che Vivendi e Mediaset restino appese ad un contenzioso che ne bloccherebbe lo sviluppo industriale proprio mentre i rivali affilano le armi per conquistare quote di mercato.