Cara signora D’Urso,

puntuale come un malanno di stagione e come le tasse, dopo la pausa oggi torna in tv con il suo Pomeriggio 5. Ora, lei sa bene che il suo modo di fare tv non ci piace: lo abbiamo scritto così tante volte da essere diventati noiosi. Non ci piacciono le sue faccette di circostanza genuine come una moneta da tre euro; non ci piace la cronaca nera trattata come se fosse gossip, con quell’indugiare morboso sui drammi e i sentimenti della gente; non ci piacciono gli amorazzi di morti di fama, noti giusto ai parenti più stretti, riproposti quasi ogni giorno come se avessero una qualche rilevanza.

Eppure lei, cara Barbara, ha un pubblico numeroso e fedele e questo è un dato di fatto che dobbiamo accettare. O comunque tenere in considerazione, quando analizziamo i suoi programmi. Il suo modo di dialogare con il pubblico nazionalpopolare, la commare Cozzolino di Catanzaro come nuova casalinga di Voghera, simbolo del suo target medio-basso, l’invito a stirare con lei mentre sgrana il rosario di sensazionalismi e futilità: sono tutte strategie efficaci di una donna che sa il fatto suo, che sa come parlare alla pancia del pubblico televisivo. Lei è brava, cara Barbara, a titillare un target preciso e facilmente riconoscibile. E la cosa più evidente è che non si vergogna di rivolgersi a un pubblico basso, poco scolarizzato, caratterizzato da interessi futili e da un approccio superficiale alle cose. Non è un insulto alla gente che la segue, per carità, ma la fotografia fedele della sua nutrita schiera di telespettatori.

Evidentemente le sue faccette contrite o ilari, intercambiabili a seconda dell’argomento trattato, che si susseguono senza soluzione di continuità a riprova della loro artificiosità, piacciono. È una cosa che non capiamo e probabilmente non capiremo mai, perché nel suo modo di fare tv noi vediamo, al contrario, tutti i difetti insopportabili tipici di una televisione lontana anni luce da quella genuinità che lei invece va strombazzando come sua caratteristica principale. È tutto posticcio, è tutto funzionale all’obiettivo di stimolare l’emotività semplice e sempliciotta di chi la guarda. È una precisa strategia che si approfitta del pubblico per fidelizzarlo, manipolarlo, intrattenerlo con metodi e argomenti da supermercato delle emozioni.

Lei è una perfetta salumiera delle emozioni umane: un etto di cronaca nera, due di gossip di infimo livello. Tutti prodotti di bassa qualità, ma visto che li sa vendere, chi li assaggia crede di aver finalmente trovato preziose bontà gastronomiche a prezzo stracciato. È anche molto odiata, cara Barbara, e lo sa bene. Per molti lei è il simbolo di una tv vuota e fasulla, la sacerdotessa delle emozioni un tanto al chilo, la pifferaia magica di milioni di spettatori inebetiti. Finché avrà il suo pubblico numeroso, potrà comunque dire di avere ragione lei. Perché la quantità è più importante della qualità, in questi tempi balordi di questo Paese balordo. Ma noi saremo sempre lì, pronti a sottolineare le cadute di stile, le strumentalizzazioni, il vuoto pneumatico che spaccia dagli illuminatissimi studi dei suoi programmi.

In noi lei troverà sempre dei critici feroci ma sinceri e schietti. E la criticheremo non per il gusto di farlo, sia chiaro, anche perché avremmo tante di quelle cose più interessanti da fare che ne faremmo volentieri a meno. Le nostre critiche, che probabilmente da oggi pomeriggio torneranno a pioverle addosso, derivano da una convinzione precisa: la sua è una brutta televisione e anche il pubblico nazionalpopolare del pomeriggio di Canale5 merita di meglio.

Buon lavoro, cara Barbara, e una volta tanto tenti di sorprenderci. Ci spiazzi, ci smentisca, cambi registro. Qualora dovesse succedere, saremo pronti ad applaudirla.