Il braccio di ferro con la giunta Raggi dispiega i primi effetti: l’Atacl’azienda di trasporto pubblico capitolina alle prese con un debito record e un servizio che definire inefficiente è un puro eufemismo, perde i vertici: il direttore generale Marco Rettighieri e l’amministratore unico Armando Brandolese hanno lasciato l’azienda dopo aver formalizzato le dimissioni in mattinata e nel pomeriggio hanno tenuto una conferenza stampa per spiegare la decisione. La decisione arriva a poche ore dall’uscita di scena dell’assessore al Bilancio, Marcello Minenna e del capo di gabinetto del sindaco di Roma, Carla Raineri. Ma il domino delle dimissioni non finisce qui: l’amministratore unico di Ama Alessandro Solidoro, scelto dal dimissionario Minenna per sostituire l’ex presidente Daniele Fortini, si è dimesso dopo il passo indietro del responsabile del Bilancio. Rumors anche su un possibile passo indietro di Stefano Bina, neo dg dell’Ama fortemente voluto sempre da Minenna.

“Una delle ragioni che mi ha spinto a lasciare nasce da un’intromissione che non mi ha fatto piacere; da una lettera ufficiale che l’assessore Meleo ha indirizzato a Brandolese e me in cui si intromette in affari di una società, anche se partecipata. È una palese violazione delle regole del buonsenso ed è la goccia che ha fatto traboccare il vaso”, ha spiegato in una conferenza stampa Rettighieri. La risposta della Meleo è arrivata in serata con un post su Facebook: “L’ingerenza di cui parla Rettighieri non è altro che una semplice richiesta di informazioni. Le decisioni sui cambiamenti spettano esclusivamente al management di Atac”.

Accanto a Rettighieri in conferenza stampa sedeva Brandolese, che ha spiegato: “La motivazione che ci ha convinto a dimetterci è stata il fatto che noi da tempo siamo in difficoltà finanziarie evidenti. È stato negoziato un contratto di finanziamento con le banche basato su un piano industriale elaborato con fatica e che guarda fino al 2019. Uno dei pilastri era la previsione di dismissione di alcuni immobili non strumentali che avrebbe portato una serie di benefici per 95 milioni. Ci autorizzava una delibera del 2011. Così avremmo potuto restituire i finanziamenti entro il 2019. Ma la nuova amministrazione ci ha detto che era del tutto contraria. E questo ci ha messo in crisi perché il piano non era sostenibile”.

La tensione tra Rettighieri e le giunta guidata dal sindaco Virginia Raggi era alta da settimane. Il 31 agosto il dirigente della municipalizzata, nominato solo lo scorso febbraio dal commissario Francesco Paolo Tronca per risollevare la municipalizzata dei trasporti, aveva inviato una lettera all’assessore dei Trasporti Linda Meleo in cui annunciava le dimissioni contestando le cifre fornite dal Campidoglio sulla metro A e denunciando presunte “ingerenze esterne” sullo spostamento del personale aziendale.

“I 18 milioni di euro stanziati dalla giunta il 12 agosto non sono mai arrivati sul nostro conto corrente”, scriveva il dg nella lettera indirizzata anche alla Commissione Trasporti del Senato. “La delibera di giunta, approvata poco prima di Ferragosto, è stata resa esecutiva con una determina dirigenziale della Ragioneria Generale del Campidoglio il 17 agosto – rispondeva poco dopo il dimissionario Minenna – da quella data le somme sono entrate nella disponibilità effettiva di Atac: le risorse sono quindi state erogate nei tempi utili e funzionali all’avvio dei lavori di manutenzione della metro”. L’altra polemica riguarda le cifre relative ai convogli della metro A che dovrebbero circolare entro metà settembre, che “non saranno il 95% come dice Raggi ma l’85%“.

Nella lettera, inoltre, Rettighieri esprimeva “disappunto” per la richiesta avanzata dalla Meleo di intervenire sullo spostamento, deciso dall’azienda, di un responsabile della Roma-Viterbo, attivista del M5s: “Lo spostamento di alcune persone all’interno di un’azienda non può essere influenzato in alcun modo da ingerenze esterne”.

Chi è Marco Rettighieri – Nato il 4 maggio 1958 a Roma, due lauree, docente alla Luiss, dirigente di lungo corso nel settore dei trasporti, Rettighieri è stato direttore generale della Ltf (Lyon Turin Ferroviaire), nelle cui vesti aveva denunciato Erri De Luca per le frasi pronunciate dallo scrittore sulla linea dell’Alta Velocità Torino-Lione: “La Tav va sabotata“. Il 13 marzo 2014 era diventato direttore operativo di Italferr (Rfi). Due mesi dopo, il 13 maggio 2014, il commissario unico Giuseppe Sala lo nominava direttore generale costruzioni di Expo in sostituzione di Angelo Paris, arrestato pochi giorni prima.

Lo scorso febbraio è stato nominato dg dell’Atac dal commissario straordinario Francesco Paolo Tronca. Il 25 maggio ha consegnato al capo della Procura di Roma Giuseppe Pignatone una seri di atti relativi ai “distacchi sindacali del personale, la gestione del dopolavoro e la fornitura di gomme per i bus”, aspetti sui quali i pm di piazzale Clodio hanno aperto un’indagine. “Sono solo venuto a sapere di fatti non corretti di cui dovrà valutare la magistratura. Io faccio il mio lavoro, non il magistrato – ha detto Rettighieri in conferenza stampa – forse ha pesato aver toccato certe zone intoccabili ma io l’ho dovuto fare. Si dice che il manager sia solo ed è vero, non si possono sentire mille campane quando si prendono certe decisioni”.

Scelto alla guida di Atac forse anche per i suoi buoni rapporti con Ferrovie dello Stato (di cui si vocifera spesso, sempre con annesse smentite, un futuro intervento sulla municipalizzata), il suo bilancio nella municipalizzata è incompiuto. In sette mesi di lavoro è riuscito a fare poco o nulla: il piano industriale per il post 2019 (quando scadrà la concessione del Comune) non ha visto ancora la luce, la situazione dell’azienda è la stessa di sempre. Il suo tempo è scaduto prima che potesse incidere.

“Uno col suo pedigree non poteva durare con la nuova giunta della Raggi”, ragionavano in azienda. Nonostante le prime settimane di amministrazione avessero lasciato pensare ad una sua possibile conferma. Poi le cose sono precipitate con una serie di accuse incrociate, fino alla missiva indirizzata alla Meleo che ha reso impossibile la convivenza. “Ma l’impressione è che l’addio fosse inevitabile per entrambe le parti, e che Rettighieri, sentendosi poco sostenuto dalla sua amministrazione, abbia scelto la maniera migliore per andarsene sbattendo la porta”. Facendo più rumore possibile.

Stefàno (M5S): “Nessuna ingerenza, si chiama controllo analogo” – “L’accusa di interferenze da parte della Meleo? E’ falsa e priva di fondamento – contrattacca il consigliere comunale M5S e presidente della commissione Trasporti Enrico Stefàno – l’assessore ha inviato una lettera a Rettighieri in cui ha sottolineato come lui abbia fatto quasi un centinaio di ordini di sevizio, cambiando ruoli in continuazione, da maggio a oggi e ha chiesto di esserne messa a conoscenza. Questa non è un’interferenza, ma si chiama controllo analogo: la proprietà delle aziende pubbliche deve controllare. Non è ingerenza, ma buon senso”, spiega ancora Stefàno, che è ottimista sui tempi necessari per le nuove nomine: “L’obiettivo è trovare il nuovo management di Atac a giorni. Si tratta di giorni, non di settimane”.

Riparte il futuro: “Selezione nuova governance avvenga con audizioni pubbliche” – A questo proposito, Riparte il futuro ricorda alla Raggi gli impegni assunti in tema di trasparenza: “Il Campidoglio ha fatto sapere che si sta mettendo all’opera per trovare nuovo managament – scrive in una nota Federico Anghelé – bene per la pronta risposta, meno bene perché non ha specificato come avverrà la selezione della candidatura. Ricordiamo al primo cittadino di Roma l’impegno preso con l’adesione alla Campagna Sai chi voti promossa tra l’altro da Riparte il Futuro in occasione della passata competizione elettorale. Raggi – e la stragrande maggioranza dei primi cittadini eletti nelle principali città italiane andate al voto – hanno promesso audizioni pubbliche per le nomine alle municipalizzate. E’ un banco di prova per la trasparenza spesso richiamata dal Sindaco di Roma. Ci auguriamo che non venga delusa questa aspettativa. Sarebbe un brutto inizio”.

Orfini: “Dimissioni sono un danno alla città” – Il Partito Democratico, intanto, affila le armi della polemica. “Le dimissioni di Rettighieri sono un danno alla città prodotto da una giunta evidentemente interessata alle clientele e non al risanamento, twitta il commissario romano del Pd e presidente del partito, Matteo Orfini che questa mattina, commentando le dimissioni della capo di Gabinetto Raineri e dell’assessore Minenna ironizzava: “Abbiamo finalmente capito cosa intendevano con ‘assessori a tempo'”. “Unici risultati dell’amministrazione Cinque Stelle? Le guerre interne fatte pagare ai cittadini, in piena logica da vecchia politica – attacca il deputato del Pd, Andrea Romano – cento giorni di giunta Raggi e tutto ciò che si è visto sono i guai di Ama e Atac, i superstipendi, tanta incapacità e zero trasparenza. Le dimissioni di Raineri e Minenna sono il sigillo all’incapacità strutturale a far corrispondere le promesse con la realtà. Pronti via e sono già in frantumi”.

Fit-Cisl: “Basta polemiche, lavoriamo insieme” Antonio Piras, Segretario generale della Fit-Cisl, invita ad abbassare i toni: “È il momento di porre fine alle polemiche, alle calunnie, alle veline che girano. Se vogliamo rimettere in piedi le due aziende, dobbiamo lavorare insieme”.