Erano 60. Il 12 aprile ne giravano solo 2, sui 5 che avrebbero dovuto percorrere la linea 117. Perché i bus elettrici che una volta collegavano i gioielli del centro storico, da piazza del Popolo a san Giovanni in Laterano, dal Colosseo a Santa Maria Maggiore, sono tutti in deposito. Sono guasti, rotti: mancano batterie e telai. Ma il problema affligge l’intero parco mezzi di Atac, la municipalizzata del trasporto pubblico di Roma. Ai primi di aprile, spiega l’azienda, erano 1.303 i bus in funzione su un totale di 1.920, 65 i tram su 164, 12 i filobus su 30. Totale: 734 i mezzi di superficie fermi. “Non si trovano più i pezzi di ricambio – spiegava il 31 marzo il direttore generale Marco Rettighieri in conferenza stampa – le nostre officine e si rimettono a costruire i pezzi che non si trovano più sul mercato. Il tutto in attesa di ricevere i finanziamenti da Regione, Roma capitale e dalla bigliettazione per comprare dei mezzi nuovi”. Ma di fondi pubblici Atac nel corso degli anni ne ha ricevuti già tanti: “Nel periodo 2009-2014 Stato, Regione e Comune hanno destinato alla municipalizzata circa 4,4 miliardi di euro, tra i 600 e gli 800 milioni l’anno”, spiega spiega Andrea Giuricin, docente di mobility management alla Bicocca. L’azienda sostiene di vantare crediti causa la mancata erogazione di risorse. Intanto la situazione si fa sempre più difficile: tra scioperi selvaggi, investimenti inesistenti ed efficienza in calo, il servizio offerto dal Tpl romano è precipitato.