Renzi ha dichiarato che non vuole polemiche sul terremoto devastatore che ha fatto centinaia di vittime nel Centro Italia, perché questo è il momento delle lacrime. La pretesa mi sembra assolutamente irragionevole. Se è vero infatti che questo è il momento di piangere le vittime, non possiamo certo limitarci a questo, dato che si tratta di eventi purtroppo ricorrenti: sarebbe ora che il popolo italiano e soprattutto chi lo governa imparassero dai disastri, così come avviene nel resto del mondo, dal Cile al Giappone.

Certo sarebbe ingeneroso dare le colpe a Renzi, per quanto palesemente inadeguato egli sia a guidare il nostro Paese. Le responsabilità infatti risalgono indietro nel tempo fino ai governi democristiani e a quelli del primo centrosinistra per poi riguardare quelli che li hanno seguiti, da Berlusconi, al centrosinistra, a Monti, a Letta e a quello attuale. E sono responsabilità gravi. Basti citare che le zone colpite sono zone a forte rischio sismico e che i lavori per mettere in sicurezza gli edifici sono al momento all’uno per cento di quello che sarebbe necessario, secondo i dati raccolti da Il Manifesto.

E non ci vengano a raccontare che i soldi non ci sono. Quanti ne vengono impunemente sperperati per opere inutili e dannose come il Tav? Quanti ne vorrebbero buttare per tenere le Olimpiadi a Roma, frenati solo dalla ferma opposizione di Virginia Raggi e della sua Giunta? Quanti ne sprecano per gli F-35? Quanti per le elemosine pre e post elettorali? Quanti per le demagogiche riduzioni di imposte e i finanziamenti a fondo perduto alle imprese? Quanti per una riforma costituzionale inutile e anzi dannosa che occupa la maggioranza del tempo e la cui inevitabile bocciatura viene irresponsabilmente indicata come fonti di disastri mentre non si fa assolutamente nulla per prevenire i disastri veri? Per non parlare del fatto che i terremoti ci costano cifre enormemente superiori a quelle che sarebbero sufficienti a prevenirli, come ci dice perfino Libero.

E la prevenzione riguarda solo uno degli aspetti del problema, sia pure un aspetto fondamentale. Cosa fa il governo per  sostenere lo sforzo dei vigili del fuoco e della protezione civile?Anziché rafforzarli, creando così occupazione utile e di alta qualità sociale, li debilita, lesinando necessari investimenti in uomini e mezzi. Quando invece la salvaguardia e la messa in sicurezza del territorio dovrebbero costituire oggetto di un piano nazionale di investimenti pubblici di grandi dimensioni. Ma anche qui siamo frenati dall’Europa degli usurai guidati dalla Merkel.

Manca anche un’educazione di massa sul miglior modo di reagire di fronte a sciagure che pure si ripresentano periodicamente.

Per finire questa triste rassegna di tragiche e criminali manchevolezze, quali garanzie ci sono che la ricostruzione, come avvenuto sempre in questi casi e da ultimo all’Aquila non si traduca in occasione di corruzione e indebiti profitti? Si può ipotizzare con molto fondamento che non siano mancati, anche in questo caso, ignobili individui pronti a fregarsi le mani per la soddisfazione e la prospettiva di facili guadagni di fronte alla morte e alle sofferenze delle popolazioni colpite. L’unica garanzia sarà nel controllo popolare  e nella partecipazione democratica, ma scarso aiuto ci si può aspettare al riguardo da un governo come questo, pronto come pochi altri a sottomettersi ai voleri di qualsiasi privato e scarsamente attento ai diritti dei cittadini.

Se questo, quindi, è purtroppo il momento delle lacrime, deve essere anche il momento della solidarietà con le popolazioni colpite, della rabbia per le responsabilità della sciagura e soprattutto dell’intelligenza per evitare che, come un assurdo supplizio di Tantalo cui siamo sottoposti per l’insipienza di governanti che hanno “altre priorità”, il popolo italiano debba periodicamente continuare a pagare un prezzo di sangue per eventi di cui non si possono certamente incolpare solo  fattori naturali e imprevedibili.