“Si vota nel 2018 comunque vada il referendum”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, stasera al Caffè della Versiliana. L’annuncio risponde alle aspettative di un altro annuncio, quello più volte fatto da Renzi, per cui un esito negativo della consultazione di ottobre avrebbe determinato le sue dimissioni. Con l’uscita di oggi il presidente del Consiglio ha voluto chiarire che la sconfitta non determinerà, invece, un automatico scioglimento delle Camere, opzione che spetterebbe comunque al Presidente della Repubblica, previe consultazioni, e nelle more di avere una nuova legge elettorale. E quindi la strada tracciata dal premier e segretario Pd sarebbe quella di non andare al voto ma tentare un esecutivo di transizione per traguardare la scadenza naturale della legislatura che sarà, appunto, nel 2018. Un chiaro messaggio a chi carica l’appuntamento di molte speranze circa un ritorno alle urne. Sul punto, Renzi ha ribadito di aver “sbagliato a personalizzare la consultazione”.

Il rimedio passa per una serie di messaggi, concessioni e ammiccamenti che Renzi rivolge sia alla platea della kermesse, prevalentemente di centrodestra, sia alla sinistra. Tra poco più di un mese entrambe potrebbero fare la differenza nelle urne. Ricucire, la parola d’ordine. Che passa anche per delle “scuse” a Silvio Berlusconi. Alla vigilia del vertice di Ventotene con Merkel e Hollande per rilanciare l’Europa Renzi ha voluto sottolineare come, a suo dire, è cambiata la percezione dell’Italia, non senza un mea culpa. “Allora presidente del consiglio era Berlusconi… vi ricordate l’immagine di Sarkozy e della Merkel che sorridono? Ecco, oggi la situazione è cambiata, l’Italia è tornata nel gruppo di testa, l’Italia sta tra i paesi che decidono, però la partita è tutta da scrivere ancora…”. “Probabilmente anche noi quando sorridevamo di Berlusconi abbiamo sbagliato – ammette – E contemporaneamente dico che c’è grande bisogno che l’Italia tutta intera possa portare un suo contributo perché l’Ue non sia solo tecnocratica”. Quanto a portare a casa risultati, “non lo so, io ci sto provando – aggiunge Renzi – Due anni fa se parlavi di investimenti e lotta all’austerity si mettevano a ridere, oggi sono argomenti della gente, oggi quando si parla di investimenti in cultura, innovazione digitale… sembra qualcosa si muova”.

I messaggi alla platea dei moderati continuano su un altro filo. L’immigrazione, ad esempio, tema che sicuramente non porta a Renzi molti consensi da quella parte. Il premier lo sa e prova a spiegare le scelte del suo governo toccando i temi dell’orgoglio, dei numeri e della pietas. “L’Europa ha tanto bisogno dei valori dell’Italia”.  Poi numeri e considerazioni “politiche” sull’emergenza in corso. “La Germania lo scorso anno ha avuto 1 milione e 170mila arrivi. La Germania ha avuto 8-9 volte quelli che abbiamo avuto noi. Quest’anno ne sta arrivando qualcuno meno, 102mila contro 106mila dello scorso anno nello stesso periodo. Non siamo da soli, se guardate ai numeri ci deve essere la consapevolezza che questo è un problema europeo”. E ancora: “Io lo so che ho perso dei voti ma quando vedo un bambino che rischia di annegare, la prima cosa è che quel bambino dev’essere salvato”. Altro tema caro ai potenziali elettori del centrodestra: le tasse. “Mi dicono, e alcuni anche dal mio partito, che non bisogna ridurre le tasse…io mi metto le mani nei capelli!”. Quindi i risultati sull’economia. Con l’ammissione: “Non va benissimo, è ripartito il mercato del lavoro. Spero di arrivare a fine anno a uno, uno e due di Pil. Ma bisogna far ripartire gli investimenti: è questione di fiducia”.

Renzi non manca di chiederla alla sinistra, tentando di riparare gli strappi più forti in corso. Ad esempio con l’Anpi cui tende la mano, dopo le polemiche roventi sugli spazi negati all’associazione dei Partigiani alle Feste dell’Unità.  Renzi lancia il ramoscello d’ulivo invitando il presidente Carlo Smuraglia a un confronto. “Il presidente dell’Anpi dice tutti i giorni che non vogliamo l’Anpi alla festa dell’Unità. Decida lui come dove e quando: io lo invito, sabato e domenica prossimi, a un confronto pacato sul referendum. Non è possibile che si continui a dire che noi non vogliamo un confronto”. Infine, una randellata alla minoranza dem e all’arcinemico interno: “Se d’Alema vuole fare la battaglia per difendere le poltrone e magari tornare in Parlamento, allora auguri. Ma non si usi il referendum costituzionale per cercare la rivincita al congresso del Partito”.