Poligamia? Perché no. In Francia si arriva in anticipo su tutto, volontariamente o meno, tanto che nel 2013 è uscito un pamphlet, edito da Grasset, intitolato proprio così: La polygamie, pourquoi pas? L’autrice oltretutto è una donna. Catherine Ternaux, classe 1961, scrittrice di libri per l’infanzia, folgorata improvvisamente sulla via dell’accumulo di matrimoni, mogli e mariti, spose e sposini. Un j’accuse che non contiene solo l’elogio della poligamia, ma anche della poliandria (una donna con più uomini). Apparentemente nulla a che vedere con la polemica aperta da Hamza Roberto Piccardo, fondatore dell’Unione comunità islamiche d’Italia che, di fronte al sindaco di Milano Giuseppe Sala intento a “sposare” una coppia omosessuale, ha scritto su Facebook: “Se è solo una questione di diritti civili, ebbene la poligamia è un diritto civile”, chiedendo “parità di trattamento” richiamandosi al principio della Sunna coranica. “Di fondo non è un affermazione falsa. Ma attenzione, dobbiamo pensare alla poligamia egualitaria! È egualmente una questione di diritti fondamentali“, spiega la Ternaux al fattoquotidiano.it.

La Francia laica, libertaria, e aconfessionale, nel mirino del terrorismo che si richiama all’Is, ha coltivato, intellettualmente e filosoficamente parlando, l’idea di “poligamia” dai tempi di Charles Fourier, socialista utopista d’inizio ottocento, che ne Il nuovo mondo amoroso teorizza l’inefficacia del matrimonio, soffocatore di passioni e di legami sociali nella città utopica di Armonia. Da Fourier al nichilismo di Michel Houellebecq, mesto propugnatore della proliferazione e degli incastri tra corpi umani, maschili e femminili, che in Sottomissione, romanzo che gli ha fatto sfiorare le pallottole dei fratelli Kouachi nella strage di Charlie Hebdo, fa accettare al protagonista del libro, un docente universitario, non proprio con fastidio e raccapriccio, le nuove regole dell’istruzione e della cultura francese finita in mano al partito musulmano che promuove anche la poligamia.

“Non ho competenza sulle questioni islamiche perché nel mio libro non le tratto. Posso solo dire che la poligamia islamica non è egualitaria quindi io non la riconosco come tale. Perché nel mio libro mi interrogo sulla possibilità di una poligamia egualitaria e la poligamia di cui oggi si parla è unicamente un diritto per soli maschi e non per le femmine. Questo è il problema. Se i diritti invece si equivalgono, il rapporto di forza cambia. Ci vorrà del tempo come per tutti i cambiamenti sociali, ma potrà accadere”, afferma la scrittrice francese. “E permettetemi un’altra considerazione: la poligamia esacerba l’attitudine machista contro la donna, ma questa attitudine è ampiamente presente nella monogamia! Violenze e uccisioni di donne hanno disgraziatamente luogo con molta frequenza anche all’interno dei matrimoni monogamici”.

Qual è la tesi centrale del suo libro?
“Non si tratta di una tesi ma di una serie di interrogativi che mi pongo e a cui provo di dare una risposta. Perché l’unico regime matrimoniale autorizzato nelle nostre società laiche è la monogamia? Per quale motivo la poligamia è vietata? Ricordiamoci che quando parlo di poligamia la intendo come un regime matrimoniale egualitario secondo il senso originario del termine. Una donna può essere sposata con più di un uomo (poliandria), come un uomo con più donne(poliginia). Il divorzio è un diritto formidabile ma perché è anche un obbligo? Sono temi che ho voluto studiare nel mio libro, peccato non sia stato pubblicato in Italia”.

In un’intervista ad un giornale francese ha spiegato che noi viviamo in una società progressista ma continuiamo ad avere un’eredità cattolica forte che ci condiziona.
“Preferisco la nozione di evoluzione piuttosto che quella di progresso. È vero che il diritto di voto per le donne e di divorziare sono un progresso, ma questa nozione non aiuta bene a riflettere. Non possiamo negare che viviamo in una società giudaico -cristiana con il peso, cosciente o meno, di giudizi morali e tradizioni. Non dico che sia una buona o una cattiva cosa, ma bisogna interrogarsi su ciò che guida le nostre scelte giuridiche oggi visto che viviamo in una società laica.  Ciò vuol dire che bisogna rispettare la libertà di pensare di ciascuno e non imporre alcun dogma“.

Ma dal punto di vista legislativo in Italia la bigamia è reato: vorrà mica cambiare la legge?
“Anche in Francia lo è. Io non voglio cambiare la legge, voglio solo che tutti si interroghino sulle leggi che ci vengono imposte. Il resto non dipende da me e seguirà il suo cammino. Se quest’interrogativo è giusto un giorno troverà la sua messa in pratica… Perché no?”