Smetto quando voglio? Ma anche no. Già perché il neurobiologo Edoardo Leo, i latinisti Valerio Aprea e Lorenzo Lavia, il chimico Stefano Fresi, l’antropologo Pietro Sermonti, l’economista Libero De Rienzo, e l’archeologo Paolo Calabresi, sono tornati. Si stanno concludendo in questi giorni, tra l’Italia, il Laos e la Thailandia, le riprese di Smetto quando voglio Reloaded e Smetto quando voglio Revolution.

Come nella saga Matrix dei Wachowski non basterà soltanto portare a compimento un secondo episodio delle vicende dei sette sgarrupati e ultralaureati romani, che nella matrice originale del 2014 inventano la molecola di una sostanza psicotropa non ancora illegale in Italia ricavandone centinaia di migliaia di euro, ma ne servirà anche un terzo. Riprese in contemporanea, quindi, sia per Reloaded che per Revolution. Metodo hollywoodiano che comprime le spese di budget e che uniformizza stile e contenuto a venire.

La vera notizia, è, quindi, che anche l’Italia si apre produttivamente alla catena di montaggio del ciclo continuo seriale al cinema. Non a caso in questi giorni si parla di supereroi italiani al cinema con il sequel del Ragazzo Invisibile di Salvatores e di quello che pare il definitivo sì per un Jeeg Robot 2 da parte del regista Gabriele Mainetti. Del resto è lo stesso regista Sydney Sibilia, a ricordare nelle dichiarazioni ufficiali rilasciate assieme a teaser trailer e foto dei seguiti 1 e 2 che il modello di riferimento è il mondo Marvel al cinema: “La mia generazione è cresciuta guardando saghe cinematografiche e mi divertiva molto immaginare cosa sarebbe successo immergendo la commedia all’italiana, nella sua accezione più classica, in una trilogia”.

La sbirciatina al teaser rende più chiaro il concetto. Alberto (Fresi), imparruccato modello fine settecento, canta un’aria da castrato davanti ad un pubblico silente, brano che rimane sottotraccia per l’intera clip. Si susseguono poi tracce già evidenti di script che mostrano di nuovo la banda al completo, parecchi botti e incendi alla Die Hard, scene di massa con decine di frati e auto in corsa, un frammento con la bella Greta Scarano, e una bandierina nazi con la svastica che sventola su un sidecar su cui è seduto Edoardo Leo. Smetto quando voglio Reloaded e Revolution sembra così virare nella dimensione dell’action movie, con il classico richiamo al male universale buono per diventare leggibile ad ogni angolo del pianeta. La sterzata è quella della commedia all’italiana, un Italian Secret Service da cervelli in fuga, che prova a diventare un Ocean’s Eleven. Passaggio non impossibile, ma delicato.

Domenico Procacci, Matteo Rovere (regista di un’altra sorpresa di cinema di genere nel 2016, Veloce come il vento) e Rai Cinema devono aver intuito uno sbocco della storia scritta originariamente da Sibilia e Valerio Attanasio, qui subentrano alla scrittura Francesca Manieri e Luigi Di Capua, verso lidi meno provinciali e più commercialmente vendibili. Del resto Smetto quando voglio, l’originale, raccolse al botteghino poco più di 4 milioni di euro. Uscito ad inizio febbraio del 2014 rimase in sala grazie ad un passaparola fitto e continuato almeno fino a giugno – stesso percorso de Lo chiamavano Jeeg Robot ndr – ottenendo un risultato fino ad allora insperato per la commedia italiana non cinepanettonizzata o zalonizzata, per poi proseguire la cavalcata vincente tra festival internazionali e una curatissima edizione in dvd.

La scelta definitiva di Sibilia, diventato dal nulla e in un amen regista d’oro, pare sia arrivata dopo essersi confrontato con molti italiani all’estero che hanno espresso dubbi sul finale del primo Smetto… sostenendo che le ultime sequenze non lasciassero grandi speranze per il futuro dei sette protagonisti. “Ecco quell’accusa di finale da commedia all’italiana, acida e cinica, io non la condivido” – ha spiegato il regista a Repubblica -“sto girando questi due film proprio per dimostrarlo”. Smetto quando voglio Reloaded uscirà il 2 febbraio 2017.