È polemica sulla procedura per scegliere il nuovo segretario generale del Consiglio regionale della Campania. Che guadagnerà 200mila euro all’anno, il doppio dello stipendio di Renzi e qualche migliaia di euro in più rispetto a Hollande. Nonostante l’annunciata guerra “agli sprechi e alla burocrazia” da parte del governatore della Regione Vincenzo De Luca. A scatenare, però, la polemica non è stata solo la cifra che guadagnerà il segretario, ma anche la procedura attraverso cui sarà affidato l’incarico. Tutto ruota attorno a una delibera, la numero 42 del 14 giugno scorso, con la quale si scartano per quel ruolo sette dipendenti interni che si erano candidati. Pur essendo “apprezzabili i curricula presentati” specifica l’ufficio di presidenza. Niente da fare per gli interni dunque, che stanno valutando se ricorrere al Tar. La polemica spacca il Palazzo, tra chi ritiene paradossale cercare all’esterno il prossimo segretario generale del Consiglio regionale e si domanda quali siano mai i suoi compiti e chi, invece, come il presidente del Consiglio Rosetta D’Amelio (Pd) difende le scelte in nome della competenza. “I requisiti richiesti per quell’incarico sono molto chiari – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it – abbiamo seguito le indicazioni del Tar e siamo convinti che sia necessario selezionare un candidato esterno”. E sono 45 esterni che hanno fatto domanda. Storia da prima Repubblica? “È proprio per cambiare quella mentalità, che stiamo guardando ai titoli. E solo a quelli” ribadisce il presidente.

LA PROCEDURA CONTESTATA
E sempre Rosetta D’Amelio a spiegare che, in realtà, un primo interpello per selezionare il segretario era stato fatto nel 2014 “prima delle elezioni, quindi prima che arrivassimo noi”. E a che conclusione si era arrivati? “L’ufficio di presidenza aveva stabilito che bisognava selezionare un esterno”. Poi la procedura non è andata avanti, perché si è andati al voto. “Ecco perché – aggiunge – quando ci siamo trovati nella stessa situazione di chi ci aveva preceduto solo pochi mesi prima, abbiamo ritenuto di non procedere con un nuovo interpello”. Si è pensato, insomma, che in un arco di tempo così ristretto, i titoli fossero rimasti immutati. L’ufficio di presidenza ha avviato così la procedura di selezione per gli esterni, ma i 7 dirigenti interni che si erano candidati hanno fatto ricorso al Tar. A dicembre scorso, i giudici amministrativi hanno bloccato l’iter e hanno chiesto che fosse comunque necessario avviare un nuovo interpello.

LA DELIBERA: “NO AI CANDIDATI INTERNI”
“Ovviamente i risultati non sono cambiati” spiega ora Rosetta D’Amelio. E la delibera è, appunto, la numero 42. Nella quale si ricorda anche il regolamento che indica i compiti di un segretario generale del consiglio regionale. Si va dal coordinamento dell’attività di assistenza alla presidenza e ai consiglieri, alla proposta di delibere, regolamenti e atti, fino al controllo dell’attività delle direzioni generali e delle unità dirigenziali speciali. E ancora il segretario “definisce, d’intesa con direttori generali, la dotazione organica dell’ente, il fabbisogno di personale e i piani finanziari delle direzioni generali”. Carta canta: secondo la delibera nessuno dei candidati lo può fare. “Perché nessuno – si legge nel documento – presenta compiutamente caratteristiche che la presidenza ritiene necessarie per delle funzioni particolarmente impegnative”. Si va dalla gestione dell’intera amministrazione del Consiglio regionale, alla funzione di trait d’union tra l’organo indirizzo politico del Consiglio, le direzioni generali e le strutture dirigenziali”.

LA POLEMICA
Così i sette dirigenti interni stanno valutando se ricorrere nuovamente alla giustizia amministrativa. D’altro canto si tratta di uno stipendio notevole, di circa 114mila euro all’anno, “lievitato grazie alle indennità di risultato” spiega il presidente D’Amelio. E mentre c’è chi fa notare la discrepanza tra l’annunciata lotta alla burocrazia e i 200mila euro per un segretario da scegliere tra candidati esterni, c’è chi ritiene che alla base della polemica ci sia solo l’interesse a trattenere questo stipendio d’oro. Ad aggiungere sale alla polemica, dall’opposizione, è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale Alberico Gambino, ex sindaco di Pagani assolto un mese fa per il reato di scambio di voto politico mafioso, ma condannato per concussione. Ebbe, Gambino ha scritto una lettera agli uffici di presidenza nella quale definisce la procedura adottata “illegittima, inopportuna e inadeguata”. Ma il presidente punta i piedi: “È giusto che a ricoprire questo incarico ci sia qualcuno di competenza e di grande livello”.