E’ appena cominciata. E durerà almeno un mese. Fox News riporta sul proprio sito internet che Barack Obama ha autorizzato una missione di 30 giorni in Libia contro lo Stato Islamico, dopo l’operazione condotta il 1° agosto sulla città di Sirte. Secondo l’emittente statunitense storicamente vicina al Partito repubblicano, gli Stati Uniti hanno lanciato almeno sette raid da lunedì. “E’ nell’interesse della sicurezza nazionale e nella lotta all’Isis assicurarci” che i libici ”siano in grado di finire il lavoro”, ha detto il capo della Casa Bianca, sottolineando che Washington sta lavorando con “loro per assicurarsi che l’Isis non abbia una roccaforte in Libia”. La cornice all’interno della quale il Pentagono ha deciso di muoversi la fornisce il portavoce del Dipartimento di Stato, John Kirby, secondo cui in Libia gli Stati Uniti stanno usando lo stesso approccio usato in Iraq e Siria, ovvero aiutare le forze locali che sono a terra. Washington è “interessata al successo” del governo di unità nazionale libico ed è per una “soluzione politica”.

L’intervento ha irritato il Parlamento di Tobruk. “Non accettiamo l’intervento straniero richiesto pubblicamente in Libia – ha detto Aguila Saleh, speaker della Camera dei deputati di Tobruk (Hor), in un’intervista a Sky News Arabiya – le decisioni prese dal governo di unità nazionale libico, che ancora non ha ottenuto la nostra fiducia, sono una violazione della Costituzione e dell’accordo politico. Si sostengano e si aiutino invece le nostre forze armate (guidate da Haftar) nella lotta al terrorismo”, ha aggiunto.

Anche Mosca va all’attacco: “I raid americani contro le postazioni dell’Isis in Libia sono illegali perché serve una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu”, ha detto all’agenzia Interfax l’ambasciatore russo in Libia, Ivan Molotkov. “Dal punto di vista della legittimità probabilmente” gli americani “non avevano questo diritto”, ha dichiarato il diplomatico. Quando il giornalista dell’Interfax ha chiesto all’ambasciatore se per i raid è necessaria una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, questi ha risposto: “Parto dal presupposto che sì, senz’altro”.

Non ha tardato ad arrivare la risposta delle Nazioni Unite: “L’intervento Usa in Libia è in linea con la risoluzione Onu”, è il messaggio che arriva dal Palazzo di Vetro, dove si sottolinea come i raid “sono stati richiesti dal governo di unità nazionale”. L’Onu sta “seguendo da vicino gli sviluppi della situazione in Libia”, ha precisato il portavoce dell’organizzazione, Farhan Haq. Che ha richiamato i passaggi della risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 2259, nei quali si esortano gli Stati membri “a sostenere il governo di Accordo Nazionale, su sua richiesta, nella lotta contro l’Isis”. Inoltre, “si invitano gli Stati membri ad agire costruttivamente con il governo di Accordo Nazionale e a cessare di sostenere istituzioni parallele”.

Anche il Parlamento italiano affronterà la questione. Il voto sulle mozioni sulla politica estera, presentate tra l’altro dal M5S, si terrà come previsto mercoledì nel pomeriggio nell’Aula della Camera. Per il governo sarà presente il sottosegretario agli Esteri Vincenzo Amendola. Sulla Libia “il governo ovviamente parlerà di fronte alle Camere – ha annunciato il ministro dell’Interno, Angelino Alfano – domani (mercoledì, ndr) ad esempio ci sarà un Question time al quale parteciperà il ministro della Difesa Roberta Pinotti e sicuramente dirà qual è la posizione italiana e informerà sia il Parlamento che gli italiani”.

Dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio è emerso che giovedì mattina si terrà un’informativa del governo davanti le commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato su quanto sta avvenendo sull’altra sponda del Mediterraneo. Ancora da stabilire quale sarà la rappresentanza da parte del governo, viene spiegato, ma molto probabilmente saranno presenti rappresentanti sia del ministero degli Esteri sia del ministero della Difesa.