Separazione dei rifiuti e materia prima seconda: si tenta di far passare l’idea che sia così difficile da realizzare da lasciar terreno a chi cassa ogni tentativo di avviare la raccolta differenziata e lavora in favore dell’incenerimento, come unica soluzione. Una via facile, che contravviene alla forte mancanza di materia prima nel nostro Paese, all’impennata dei costi della materia prima in genere e alla necessità di ridurre le emissioni di CO2 e i consumi energetici.

Prendo spunto dalla Sicilia perché sono qui proprio in questi giorni, da più di una settimana i cassonetti sono sempre pieni e appena vengono svuotati – con un ritmo a singhiozzo – si riempiono di nuovo, questo in provincia di Siracusa, ma lo stesso avviene, anche in misura superiore in tutte le 9 Province della Regione.

Un’inchiesta parlamentare: i temi chiave

La questione non è banale, per tentare di venirne a capo è stata fatta e pubblicata in questi giorni (19/07/2016) una relazione di 366 pagine della Commissione parlamentare d’inchiesta alla Camera sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali ad esse correlati.

Il problema è piuttosto complesso e non va attribuito solo all’incapacità gestionale e amministrativa, ma chiarisce il documento: “Va più realisticamente ricondotto a quello che può essere definito un intreccio tra cattiva gestione, incapacità politica, sia a livello regionale che a livello degli enti territoriali, connivenze e, in qualche caso, complicità tra pubblica amministrazione e criminalità organizzata”. Un intreccio complicato che ha come sfondo due questioni chiave.

La prima: la Sicilia non ha un Piano Regionale per la gestione dei rifiuti, o meglio non ne ha uno se non i dispositivi messi in atto dal 2010 per affrontare le infinite emergenze, tant’è che su questo tema è intervenuta più volte la Commissione Europea fino ad avviare nell’ottobre 2015 una procedura d’infrazione; la seconda, la gestione dei rifiuti è affidata agli Ato, Ambiti Territoriali Ottimali, contraddistinti secondo una precedente commissione d’inchiesta “da un’assoluta inefficienza”, mentre in modo più esteso la commissione attuale entrando nel dettaglio spiega: “l’indebitamento degli Ato siciliani, l’utilizzo clientelare delle assunzioni, le incapacità politiche ed amministrative che ne hanno caratterizzato la gestione vanno realisticamente ricondotti non solo ad inefficienze amministrative ma, più realisticamente, a una commistione tra queste ultime e vaste sacche di illegalità, che hanno favorito l’ingresso della criminalità organizzata in questo settore”. 

I signori dei rifiuti

A raccontare nel merito parte di questo sistema inquinato, un post del 20 luglio scorso di Gaspare Giacalone, sindaco di Petrosino, Comune del trapanese, quando di fronte alla paralisi nella gestione dei rifiuti scrive molto chiaramente:

“Io non mi arrendo! Anche oggi i ‘signori dei rifiuti’ – quelli che stanno facendo affari d’oro su questa drammatica emergenza rifiuti in Sicilia – avrebbero voluto farci sospendere la raccolta porta-a-porta e differenziata. Sono privati e sono gli stessi a cui ci si affida nelle sedi istituzionali per risolvere l’emergenza. Sono gli stessi che decidono arbitrariamente quali Comuni devono scaricare, gli stessi che bloccano i conti correnti al commissario Sonia Alfano per pagare gli stipendi agli operatori. Sono al tempo stesso la causa e la soluzione di questa emergenza rifiuti. Per colpa loro oggi si fermeranno gli operatori di Belice Ambiente (Ato in liquidazione, ndr) in tutti i Comuni di Trapani Sud. Forse riusciranno da altre parti, ma a Petrosino NO. Abbiamo immediatamente trovato una soluzione alternativa, continueremo la raccolta come ogni giorno e Petrosino rimarrà pulita. Mentre io continuerò la mia guerra quotidiana contro questi signori e punterò il dito per ognuno dei responsabili”.

Una denuncia, quella di Giacalone, che è stata inoltrata anche al Dipartimento Regionale dei Rifiuti, alla Prefettura e alla Procura della Repubblica, con la richiesta di non ricorrere più ai privati per lo smaltimento dei rifiuti in emergenza, di fare una ricognizione degli accumuli nei vari comuni del trapanese e predisporre un piano straordinario per lo smaltimento di questi accumuli.

Pensare positivo

Il 23 luglio sono arrivati i primi risultati con l’ordinanza del Presidente della Regione Rosario Crocetta che indica il Polo Tecnologico di Castelvetrano (TP) – un’eccellenza lasciata decadere – per il deposito dei rifiuti in questa fase di emergenza. Una soluzione che permette di ripulire le strade della città, almeno a Trapani, e perseverare, si spera, in direzione della raccolta differenziata. Anche se il “deposito transitorio” di circa 2000 t. di rifiuti presso il Polo Tecnologico Integrato a Castelvetrano preoccupa Legambiente Sicilia: il “transitorio” in Sicilia significa spesso definitivo. E per il momento di raccolta differenziata in questo sito non si parla.

Eppure la differenziazione dei materiali non è un tema che sta a cuore solo Giacalone e altri sindaci (es. Gibellina), esistono altri esempi virtuosi che fanno sperare. Il Consorzio Ricrea (www.consorzioricrea.org) nell’ambito di “Comuni Ricicloni” ha premiato il ciclo virtuoso degli imballaggi in acciaio che si realizza all’interno del territorio siciliano, che definisce “formidabile esempio di Economia Circolare”, con una menzione particolare per il comune di Favignana.

Tra le iniziative private l’impianto R.O.S.E., Recupero Omogeneizzato Scarti Edilizi della “Calcestruzzi Ericina Libera”, sequestrato alla mafia è oggi gestito da una cooperativa di lavoratori, che tratta i rifiuti provenienti dall’edilizia, riutilizzati grazie ad un sistema di riciclaggio che separa i vari componenti. Un esempio richiamato anche nella relazione della Commissione d’inchiesta citata, perché è uno dei pochi casi in cui si è riusciti a sottrarre a cosa nostra una rilevante attività commerciale e farla gestire da una cooperativa di lavoratori.

* Il post è stato scritto con la collaborazione di Tiziana Giacalone dell’Associazione Tueri Naturam di Mazara del Vallo (Tp). L’autrice della foto è Paola Galuffo curatrice di Periferica, il progetto di riqualificazione urbana che da tre anni opera in città, a Mazara del Vallo, la cui sede è attualmente inaccessibile per la spazzatura depositata davanti.