Niente finale “vintage” tra le sorelle Williams: l’ultimo atto di Wimbledon 2016 donne sarà tra Serena Williams e Angelique Kerber, numero uno e (futura, lo sarà comunque vada da lunedì) numero due del mondo. E in fondo è una buona notizia per i Championships e per tutto il tennis femminile. Un’altra finale tra Serena e Venus, sette anni dopo l’ultima volta del 2009, avrebbe significato fare un salto indietro nel passato ed ammettere che un’intera generazione di tenniste non è stata in grado di sostituirsi alle due sorellone del Michigan. Serena è ancora lì, ancora la più forte, ancora la donna da battere. A sfidarla, però, se non altro ci sarà la Kerber. E non è detto che parta battuta. Perché l’ha già sconfitta a gennaio agli Australian Open. E perché la Williams ha perso recentemente pure al Roland Garros, e se c’è un’avversaria che per caratteristiche tecniche può metterla in difficoltà, questa è proprio la tedesca. Anche se molto, quasi tutto, dipenderà da Serena: quella vista in semifinale contro la Vesnina forse è ingiocabile per chiunque.

SERENA INCONTENIBILE – La prima semifinale, infatti, è stata tennisticamente parlando un massacro. Serena Williams ha concesso alla malcapitata Elena Vesnina appena due game in 48 minuti: 6-2 6-0 il pesantissimo punteggio finale. Alla russa – numero 50 del ranking, solo due titoli vinti in carriera (risalenti a tre anni fa) e mai oltre gli ottavi in uno Slam – quasi non sembrava vero di ritrovarsi in semifinale sul centrale di Londra. Contratta, emozionata ma probabilmente anche non all’altezza di questo palcoscenico (dove è arrivata con merito, ma anche fortuna: tutte le principali teste di serie del suo lato sono state eliminate a sorpresa), è stata spazzata via dalla potenza dell’americana. La Williams è salita subito 4-0, prima di chiudere tranquillamente il primo set 6-2. Il secondo è stato addirittura un cappotto. Alla fine Serena ha ceduto appena 3 punti sui suoi turni di battuta, guadagnandosi la nona finale a Londra, dove inseguirà il suo settimo trionfo a Wimbledon e il record di Steffi Graf di 22 slam che le è già sfuggito a Melbourne e a Parigi. Se riuscirà a mantenere questi standard, sabato ha grandi possibilità di farcela. Anche se di fronte avrà un’avversaria di ben altra caratura.

VENUS DA RECORD, MA NON BASTA – Nell’altra partita di giornata, Angelique Kerber ha confermato di essere davvero maturata dopo il primo major in Australia. E di rappresentare, con la Muguruza ancora acerba, forse l’unica vera alternativa a Serena. Per il momento si è già dimostrata superiore dell’altra Williams, la vecchia Venus, classe 1980 e di nuovo in semifinale a Londra 7 anni dopo l’ultima finale persa nel 2009. Ma stavolta il tempo che è passato si è visto tutto sull’erba dell’All England Club. La tedesca, con la sua grande mobilità e capacità difensiva, ha cominciato a dominare il gioco da subito: praticamente ogni scambio con più di 4-5 colpi è stato a suo vantaggio. Il match è rimasto in equilibrio solo per i disastri della Kerber in battuta. Poi, spezzato il tabù servizio dopo cinque break consecutivi in avvio, la tedesca ha rotto l’equilibrio e preso il largo sia nel primo, che nel secondo set. Venus Williams è salita di livello soltanto nella parte finale del match, quando con la sconfitta in faccia ha messo in campo tutto ciò che aveva, aggredendo la palla e provando più spesso a prendere la rete. Ma non è bastato. La Kerber, sempre un po’ incerta al servizio (assolutamente da registrare in vista di sabato: con Serena non potrà sbagliare così tanto), ha resistito al tentativo di rimonta dell’americana, chiudendo con un doppio 6-4. Per lei, 33 successi nell’anno solare e già vincitrice agli Australian Open, è la seconda finale in tre Slam nel 2016. Serena Williams è a quota tre su tre, ma ha perso le due precedenti. Wimbledon 2016 si regala la miglior finale possibile fra le donne. A Venus, 36 anni compiuti a giugno, solo l’onore di essere stata la più anziana semifinalista di Londra dai tempi di Martina Navratilova nel ’94. Un altro record nella carriera di una grande, che probabilmente però appartiene ormai al passato.

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