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“Ogni tanto fa sparire qualche carta, da un casinò di Las Vegas lo caccerebbero subito”: la rivelazione di Cahill su Sinner

L'allenatore del numero uno al mondo ha svelato un curioso retroscena extracampo, legato alle carte: "Di solito, quando sorride sappiamo che qualcosa non è filato liscio, che qualcosa è stato sostituito"
“Ogni tanto fa sparire qualche carta, da un casinò di Las Vegas lo caccerebbero subito”: la rivelazione di Cahill su Sinner
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Jannik Sinner non sa e non vuole mai perdere. In campo lo vediamo ormai da diversi anni: non molla mai, lotta fino alla fine e quelle rarissime volte in cui perde sono sempre una notizia. E non vuole perdere nemmeno fuori dal campo, neanche quando gioca a carte con i suoi allenatori. Giocare a carte è uno dei passatempi preferiti di Sinner, che l’ha rivelato più volte, soprattutto da quando il fisioterapista Naldi ha portato la cultura del burraco nel gruppo.”Dobbiamo stare attenti a Jannik. È un po’ uno da giochi di prestigio. Ogni tanto sparisce qualche carta mentre giochiamo e bisogna tenerlo d’occhio“, ha dichiarato con tono scherzoso il suo allenatore Darren Cahill in un’intervista con Matthew Futterman per il suo libro “The Cruelest Game: Chasing Greatness in Professional Tennis, Il gioco più crudele: inseguire la grandezza nel tennis professionistico”.

Cahill ha poi proseguito: “Di solito, quando sorride sappiamo che qualcosa non è filato liscio, che qualcosa è stato sostituito“. Furbo sì, ma Cahill ha rivelato che Sinner non è capace a bluffare pur provandoci diverse volte. Deve ancora sviluppare quella che viene chiamata poker face. “Lo caccerebbero da un casinò di Las Vegas abbastanza in fretta”, ha detto Cahill ridendo. Poi però il suo fidato coach è tornato a parlare seriamente dell’altoatesino e delle sue qualità, ribadendo un concetto che aveva già espresso in un’intervista di poco più di un mese fa: “Ciò che ci rende più orgogliosi è il modo in cui riesce sempre a reagire. Jannik non rimane abbattuto a lungo. Certo, subito dopo una sconfitta è deluso, come è normale che sia. Ma già il giorno successivo riceviamo una telefonata: ‘Va bene ragazzi, cosa facciamo adesso? Quando torniamo in campo? Su cosa lavoriamo? Qual è il prossimo obiettivo? Cosa dobbiamo migliorare?’ È proprio questo che rende così bello lavorare con lui. Abbiamo parlato tante volte della sua capacità di reagire ai momenti difficili, tornando ogni volta più forte, più preparato e più determinato”, ha concluso il coach del numero uno al mondo.

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