Sulla terra rossa di Parigi è nata una stella: il Roland Garros 2016 incorona Garbine Muguruza, 22enne spagnola di origini venezuelane. Capace con la sua freschezza e aggressività, col suo rovescio incrociato di detronizzare Serena Williams, battuta in due set col punteggio di 7-5 6-4. La statunitense non riesce così ad eguagliare il record di Steffi Graff di 22 titoli dello Slam vinti: per la terza volta resta ferma a 21, dopo aver perso l’Australian Open 2016 ed essere stata battuta dalla nostra Roberta Vinci allo Us Open 2015. Ancora a un passo dalla leggenda. Ma da oggi con una nuova, fortissima avversaria in più sulla sua strada.

Il successo della Muguruza, n. 4 del mondo, in fondo non è una sorpresa. La spagnola, è vero, non aveva mai vinto uno Slam (e neppure un torneo sulla terra). Ma era già arrivata in finale a Wimbledon nel 2015, e soprattutto a Parigi aveva eliminato proprio la Williams nel 2014, rivelandosi al mondo a soli 20 anni. Oggi la vittoria è altrettanto netta e meritata. In due set e meno di due ore, a dimostrazione di un dominio tattico e fisico abbastanza chiaro. Non che non ci sia battaglia, sullo Philippe-Chatrier finalmente gremito dopo due settimane di pioggia e di noia. Specie nel primo set, dove la tensione si fa sentire soprattutto per la spagnola. Brava a restare aggrappata nel punteggio all’inizio, quando l’americana parte decisamente meglio. E poi a non scoraggiarsi dopo essersi fatta riprendere dal vantaggio di 4-2. La Muguruza strappa di nuovo il servizio sul 5-5 e chiude 7-5 dopo tre set-point (e due palle del contro-break annullate).

Sullo slancio della vittoria nel primo set, la Muguruza prende il sopravvento subito anche nel secondo, che si apre con un’altalena di emozioni e break (ben tre di fila). Il terzo sarà quello decisivo. Il vero pezzo di bravura, però, è riuscire dove le altre rivelazioni del torneo (da ultima la Putintseva) avevano sempre fallito fin qui: resistere alla furiosa rimonta della numero uno. Ma la Muguruza è qualcosa più di una sorpresa, ha talento vero: domina sulla diagonale rovescio-rovescio, la chiave del match insieme alla solidità in battuta (74% di punti fatti sulla prima di servizio). Spinge sempre, appena possibile, e costringe sulla difensiva la Williams, una che certo non ama rincorrere.

Qui cominciano i demeriti dell’americana. Brutta copia di se stessa, e non solo in finale ma un po’ in tutto il torneo. Scomposta nei movimenti, sempre in ritardo o in anticipo sulla palla: una tempistica sbagliata che la trasforma da macchina da guerra in colosso un po’ sgraziato. Decisamente troppo fallosa, e stavolta anche insolitamente svagata nei punti decisivi. Quando ad esempio l’avversaria concede due doppi falli in apertura di game, lei invece di insinuare il dubbio nella giovane testa della spagnola, spara fuori delle facili risposte. L’epilogo è vicino, anche se la Williams proprio non vuole accettarlo: annulla di rabbia e classe quattro Championship-point, portando almeno l’avversaria a servire sotto pressione per il match. Gioca meglio proprio quando tutto sembra perduto, dimostrando comunque di essere campionessa vera. Ma ormai è tardi. La Muguruza non trema, continua a spingere, piange e si sdraia incredula sulla terra rossa quando il lob decisivo pizzica l’incrocio delle righe, beffando la rincorsa della Williams: ha vinto con merito il Roland Garros 2016, riportando la Spagna sul trono femminile di Parigi 18 anni dopo Arantxa Sanchez.

Per la spagnola si tratta del primo Slam della carriera, al secondo tentativo dopo la finale persa a Londra nel 2015 proprio contro la Williams. E per quanto visto in queste due settimane verrebbe da dire non l’ultimo. A 22 il futuro è suo: dopo Petra Kvitova, è solo la seconda giocatrice degli Anni Novanta a conquistare un major. Forse un ricambio generazionale è cominciato. Il torneo che avrebbe dovuto proiettare Serena Williams nella leggenda del tennis femminile, incorona invece la probabile futura numero uno del mondo. Anche questa è storia.

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