Odio l’estate. E non è una canzone di Bruno Martino. Odio l’estate, con moderazione.
Come si fa ad amare una stagione dove si usa la luce di una stella per abbronzarsi il culo? Il sole sarà pure una stella caduta in basso, così in basso che è venuta a illuminare proprio i terrestri, gli animali più crudeli dell’universo, ma è pur sempre una stella, e merita più rispetto.

E vogliamo parlare delle zanzare? Di quella odiosissima culex pipiens che ci prende per il culex ogni notte mentre tentiamo invano di prendere sonno? Voi direte che sono melodrammatico, che basta premunirsi di zanzariere, che basta cospargersi la pelle di quella schifezza chiamata Autan. E’ vero, avete ragione, sono melodrammatico, amo il dramma e il canto, ed è per questo che godo a schiacciare questi insetti fino a fare avere il morbillo ai muri di casa, e a ogni vittoria canto, e sono felice.

Nessun senso di colpa animalista, il sangue delle zanzare ci appartiene. Non uso stupide racchette elettrificate, un quotidiano arrotolato è ancora l’arma perfetta per l’insetticidio.

E che dire delle ferie? Di questo fenomeno odioso che svela e rivela la schiavitù di ogni cittadino? Il carnaio agostano, le tristi grigliate coatte, l’esangue spensieratezza di anime prosciugate dalla catena di montaggio dei giorni seriali. C’è qualcosa di più orribile? No. Le ferie non sono l’habitat naturale per l’uomo libero.

Un altro fenomeno che mi induce a odiare l’estate (e questo vale solo per chi ha una casa al mare, come il sottoscritto ) è la sfilata dei corpi sulla battigia. Si tratta di uno spettacolo osceno, in pochi minuti passa in rassegna la forma umana in tutte le sue variegate divagazioni morfologiche: corpi flaccidi, incurvati, gonfi o scheletrici, in un tripudio di vene varicose e cellulitici richiami all’imminente putrefazione; l’effetto di ammorbamento psichico non si placa se passa un corpo maschile “muscolarizzato” o un fondoschiena femminile da capogiro, sono chimere di una lontanissima gioventù, e ti rode il tarlo del tempo che passa, in un marasma salino carico di iodio. Un incubo, un incubo solare che nemmeno la brezza serotina riesce a lenire.

Tralascio il bagno in mare con meduse di contorno, solo nominarle mi crea angoscia.

E sorvolo anche sul batterio fecale che inquina il mare, è bello sorvolare sugli stronzi.

Dicevo che odio l’estate ma con moderazione, in che cosa consiste la moderazione? Alcuni giorni felici ci sono stati: le scorribande in motorino sul lungomare, i panini con la porchetta al “Mangia e tromba ” (un baracchino notturno della Versilia che un tempo era frequentato dalle prostitute di colore, ma ora non più ), panini  trafugati dalla notte eterna dell’Essere, e addentati con tutto il candore della gioventù, i fasti decadenti di un luna park in prossimità del mare, con il suo odore di zucchero filato e popcorn, con i suoi orsacchiotti vinti per caso lanciando una palla contro degli innocenti barattoli, freudiane reminiscenze di una libido da calcinculo e autoscontri, con gli ormoni confusi nella nebbia dei vapori delle giostre, e il sottofondo evanescente della gioia dei bambini che arriva a lambire la quiete di un mare denso e indifferente.

E come dimenticare il primo bacio della mia vita dato a Barbara Zerbino? Era una milanese in vacanza, bionda come l’estate, e già così deliziosamente stronzetta nei suoi tredici anni aderenti,. Una notte presi il coraggio a due mani e le chiesi sotto un cielo stellato : “Vuoi essere la mia ragazza?”. Lei mi guardò, poi guardò il cielo, e dopo una pausa degna delle migliori agonie ormonali, disse con voce chiara e cristallina : “Vabbè”. Quel vabbè oggi vale più di mille sì, perché ha il sapore di tutto ciò che ho perduto: la giovinezza. Per questo odio l’estate.
Con moderazione.