“Sì, ci sono delle imperfezioni, ma io ritengo che sia legittimo e auspicabile, e io me lo auguro fortemente, che la stragrande maggioranza dei cittadini non faccia ancora una volta finire nel nulla gli sforzi messi in atto in due anni in Parlamento”. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano risponde al richiamo del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il leader del Pd, durante la direzione del partito, aveva fatto trasmettere i 3 minuti – ormai celebri – in cui l’allora capo dello Stato chiamato a un inedito mandato bis redarguiva il Parlamento di non aver fatto le riforme e, davanti, tutti gli eletti erano lì a spellarsi le mani. Ora il senatore a vita e presidente emerito rivendica quelle parole e rilancia, avvertendo i cittadini: “E’ auspicabile – dice – che la grande maggioranza dei cittadini non faccia finire nel nulla gli sforzi fatti dal Parlamento”. Il risultato del referendum sulla Brexit, insomma, insegna che dalle urne possono sempre uscire sorprese e questo può spaventare chi ha sostenuto finora le riforme costituzionali. Ancora di più dopo la polarizzazione della campagna elettorale che si è estesa dal merito della riforma alla stessa sopravvivenza del governo e al proseguimento dell’esperienza politica del presidente del Consiglio.

Quella di Napolitano d’altra parte è una posizione coerente, che è la base dei suoi due mandati da presidente della Repubblica e soprattutto ha ispirato la ragione sociale del governo Renzi: “Su questa vicenda delle riforme mi ci sono rotto la testa per quasi 9 anni” ha detto durante un intervento alla celebrazione del 70esimo anniversario della Cna. Napolitano ha sottolineato, tra l’altro, “l’opera degli stessi costituenti non era perfetta e lo sapevano anche loro”.

Napolitano racconta di aver passato quei 9 anni a “rompersi la testa”, ma anche a ricevere “dalle forze politiche perfino giuramenti fino alla fine della legislatura nel 2013 e poi riassumendomi la responsabilità al solo scopo di fare le riforme e quindi al di là dei perfezionismi, che dicono qua e là alcuni professori“. A proposito dei “perfezionismi”, Napolitano ha ricordato che “gli stessi costituenti riconobbero errori“: “Noi amiamo la Costituzione, i suoi principi, valori, indirizzi a cui non rinunceremo mai, ma nella seconda parte l’opera dei costituenti non è stata perfetta e lo sapevano anche loro”. Per questo motivo ora occorre “far prevalere il senso dell’interesse comune al di là del confronto fra forze diverse che si contrappongono per la guida del Paese: è questo lo spirito che deve continuare a guidarci – ha detto ancora l’ex capo dello Stato – non è qualcosa di impossibile, lo abbiamo saputo fare e dobbiamo mostrarci capaci di farlo ancora. E per liberarci di zavorre e questioni che ci impegnavano da tempo occorreva aprire una stagione di riforme“.

I primi a rispondere a Napolitano, incredibilmente, sono quelli di Forza Italia che all’inizio le riforme istituzionali le hanno scritte insieme al Pd e poi hanno ritirato il sostegno al testo dopo che i democratici hanno puntato su Sergio Mattarella come candidato al Quirinale. Secondo Francesco Paolo Sisto, deputato berlusconiano componente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio, “l’ex presidente della Repubblica, ormai impegnato in una martellante campagna referendaria, è stato il protagonista, in negativo, di una tra le pagine più antidemocratiche della nostra storia repubblicana. Con lui è stata asfaltata la volontà popolare, ribaltato un governo scelto dagli elettori e steso un tappeto rosso all’arrivo di Monti“. “Non c’è dunque da stupirsi che oggi proprio Napolitano sostenga una riforma antidemocratica – conclude Sisto – che non appartiene affatto al Parlamento ma solo ad una parte di esso”. Per questo motivo per Sisto Napolitano è “il miglior testimonial per il no”.