Dite addio ai manuali sulla stesura di un curriculum perfetto. Tanto a parità di informazioni e titoli immessi sul vostro CV, che sia o meno in formato europeo, quella che conta e fa la differenza è la foto che allegate. Inserite uno scatto sexy e provocante, con la scollatura più profonda e abbondante che potete: e vedrete come le vostre chance di chiamata al colloquio (e poi di assunzione) cresceranno in maniera esponenziale. Di circa il venti per cento rispetto a chi ha optato per un look normale o castigato: maglie dolcevita e camicette alla Mao Tse-tung vi taglieranno fuori ancor prima di arrivare a leggere il vostro nome e cognome.

Lo stabilisce ora la scienza, con una ricerca durata due anni presentata in questi giorni a Londra durante la conferenza internazionale “Appearance matters” (L’apparenza importa). Lo studio, il cui fine era quello di decifrare l’impatto dei vestiti sulle dinamiche di assunzione, è stato portato avanti dal dottor Sevag Kertechian, ricercatore della Sorbona di Parigi. Basta un po’ di décolleté accattivante e il posto di lavoro si avvicina. Anche perché, si sa, i custodi aziendali delle risorse umane sono quasi sempre di sesso maschile.

Adoperando due donne affini fisicamente, e con un curriculum altrettanto simile e speculare, spedito a cento imprese, Kertechian ha accertato che la ragazza che ha allegato foto più disinibite di sé (con panoramiche dell’attaccatura del seno) è stata contattata sessantotto volte in più della rivale per un colloquio. Altro che Master e perifrasi subliminali. Sarà che un bel petto femminile rimanda a idee di benessere e floridezza anche economici in senso lato. E sfoggiarlo potrebbe quindi significare “futura sicurezza e competitività” in ufficio.

Sta di fatto che il selfie con “semi-escile” accluso al curriculum, premia eccome: sia che ci si candidi come addetta alle vendite, sia che si concorra per un ruolo contabile. Chi di seno eccelle, trionfa anche con Excel? “A prescindere dal lavoro, la candidata con il vestito più scollato ha più possibilità di ottenerlo, anche per le posizioni di responsabilità – ha annotato il dottor Sevag Kertechian -: i nostri risultati insomma dimostrano come gli abiti possano influenzare in modo significativo la scelta dei reclutatori. I risultati sono stati abbastanza scioccanti, ma non necessariamente sorprendenti”. L’accademico ha preannunciato che sviscererà ulteriormente il tema, analizzando stavolta l’effetto della minigonna sulla ricerca del lavoro.